cacao della domenica

Yoga, Fitness e autoritarismo contro i muscoli (esiste un’altra via!)

di Jacopo Fo

Su un punto le discipline orientali e le scuole ginniche occidentali sono concordi: bisogna imporre alla muscolatura un lavoro duro per ottenere benessere.
Lo slogan che accomuna queste scuole è “Che lo sforzo sia con te!”.
Indiscutibilmente molti di questi metodi hanno una grande utilità in alcune situazioni ma a volte si ottengono risultati al di sotto delle aspettative e a volte addirittura danni più o meno gravi. Io, ad esempio, mi sono provocato un’ernia ombelicale svolgendo un set di esercizi definiti “morbidi”.
Questo approccio ha il limite di basarsi su movimenti imposti al corpo.
Da anni sto esplorando un altro modo di pensare. Io sospetto che il corpo sia “intelligente” e che sappia meglio di qualunque guru o fisiatra come ottenere il proprio benessere.
Un giorno mi sono reso conto che ascoltando le mie sensazioni entravo in contatto con un panorama percettivo ricchissimo. Parlo di sensazioni chiaramente identificabili ma che sono poco considerate.
La nostra cultura è incentrata sull’osservazione dell’esterno e poco considera quello che succede dentro di noi.
Quando parliamo di sensi diciamo che sono 5. Ma qualunque studente di medicina che durante un esame dica che sono 5 viene bocciato: i sensi sono 6. Il sesto senso non è quello paranormale ma la PROPRIOCEZIONE (ascolto di sé), parola astrusa inventata perché non ne esiste una nel linguaggio corrente.
Siamo un popolo poco abituato a discorrere di sensazioni.
Che problemi ha un popolo che non parla delle sensazioni della vita?
Mancano addirittura le parole che indicano le sensazioni emotive, che indiscutibilmente hanno un ruolo centrale. Per indicare la sensazione di sommovimento addominale che ci dà un dramma d’amore, la sensazione dell’ansia o della gioia ricorriamo a più parole: un nodo alla gola, farfalle nella pancia, latte alle ginocchia, tuffo al cuore…
Da pochi decenni gli scienziati si sono resi conto che la propriocezione è il senso più complesso e stanno litigando su quanti sottosensi contenga: ci sono sensori fisiologici dell’estensione e della contrazione dei muscoli, dell’equilibrio, della posizione nello spazio, del piacere, del dolore…
Ma ci sono anche sensazioni sottili che riguardano lo stato degli organi e dei muscoli, il loro livello di tensione, attività, rilassamento… E sensazioni che percepiamo come lievi correnti energetiche, calore, freddo.

Che succede se lascio che queste sensazioni sottili guidino i miei movimenti invece che seguire un modello di movimenti corretti da ripetere?

Fai il movimento che “ti viene” da fare lasciando che sia l’istinto a indirizzarti. Cioè stai lì e segui i desideri del tuo corpo, aspettando che si manifestino.
Puoi stare seduto, sdraiato o in piedi. All’inizio non ti muovi.
Ti limiti ad ascoltare senza cercare una certa sensazione in particolare. Poi ti viene voglia di sollevare lentamente una spalla, un piccolo stiracchiamento. Oppure ti prude un ginocchio e te lo gratti. Non hai una direzione.
L’unico principio di questo “stile” è che segui le sensazioni piacevoli: ci sono movimenti che il corpo desidera naturalmente compiere e te li segnala con sensazioni gradevoli.
Dopo un poco che stai in ascolto ti rendi conto che dentro di te è un susseguirsi vorticoso di sensazioni sottili, indefinibili, ma chiaramente percepibili. E puoi poi accorgerti che alcuni movimenti sono capaci di darti una lieve sensazione di piacere, simile a quella che proviamo stiracchiandoci.
Ad esempio può essere gradevole girare lentissimamente la testa di tre centimetri, oppure agitare molto velocemente una mano o il bacino, producendo scariche di tremori come fanno le ballerine durante alcuni passaggi della danza del ventre. Può essere piacevole allungare il braccio il più possibile verso l’alto o mettersi a correre.
Qualunque movimento va bene, dal più piccolo e lento al più ampio e veloce.
Esplora diverse velocità di movimento. Ascoltando movimenti minimi e lentissimi mobiliti la muscolatura in modo diverso e ottieni risultati che non puoi raggiungere con movimenti veloci.
Muoversi alla velocità di una lumaca pigra ti porta in uno stato mentale e percettivo differente. Ad esempio, dopo uno o due minuti che chiudi la tua mano il più lentamente possibile, percepirai una sensazione di calore, formicolio o aumento di peso.
Il movimento estremamente rallentato poi lo puoi praticare ovunque perché nessuno si accorge che allunghi la schiena di un centimetro in due minuti. Quindi la coda alle poste diventa un momento utile da dedicare al tuo piacere dorsale.
Buona ginnastica spontanea!

Se questo articolo ti ha interessato vedi questo approfondimento: Guarire il collo cascante, la pappagorgia, senza fare culturismo.
(E altri miracoli della ginnastica non autoritaria, altrimenti detta Movimento Spontaneo)

La cultura si mangia, ti allunga la vita, è appassionante, e può far risparmiare decine di miliardi allo Stato e ai cittadini it

di Jacopo Fo

L’assistenza sanitaria in Italia è basata sullo spreco non solo perché un posto letto a Catania costa 10 volte quanto a Milano (e comunque sui costi di Milano c’è da ridire perché basta guardare i processi per capire quanto rubano a man bassa…).
L’assistenza sanitaria in Italia è strutturalmente sprecona, perché l’investimento non è sul cittadino sano ma sul malato e nel trattamento dei malati l’aspetto della relazione umana, dell’educazione sanitaria, della crescita dell’autocoscienza, la diffusione dell’ecologia del corpo e di un’educazione alimentare sta a livelli minimi. L’effetto di questa mancanza di cultura del benessere fa sì che la maggioranza degli italiani pratichi un uso smodato di medicine, lastre (che fanno male alla salute), analisi. Il costo annuo dell’eccesso di medicine in Italia è spaventoso sia in termini di soldi che di salute. L’Italia è tra i paesi europei dove l’abuso del consumo di antibiotici causa in modo maggiore il proliferare di batteri che gli antibiotici non sono più in grado di uccidere. (...)

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I potenti sono stupidi!

(E perdono le elezioni)

di Jacopo Fo

Se pigli i poveracci a pesci marci in faccia prima o poi si incazzano. È storia vecchia. Una volta poi i potenti mandavano l'artiglieria. E con qualche eccezione, tipo la Rivoluzione Francese, alla fine i re non finivano sul patibolo.
Ma oggi c'è il voto perfino alle donne e internet permette alla gente di non farsi manipolare dai media dei potenti.
Ma sembra che ancora questi signori del mondo non se ne siano accorti. Pagano cifre sibaritiche a consulenti della comunicazione, che non capiscono un cazzo neanche loro, e fanno una stronzata dietro l'altra.
Cosa sarebbe successo se Renzi si fosse ricordato che ci sono 10 milioni di poveri e nuovi poveri in Italia? Qualcuno mi spiega perché gli 80 euro al mese non li ha dati a chi era alla disperazione?
E se i generali dell'occidente avessero capito che invadere l'Iraq era una stronzata epocale?
Vi ricordate quei dementi che ci dicevano che la guerra era la soluzione e che avrebbero cancellato il terrorismo?
E perché il parlamento europeo non ha capito che era da fessi non fare niente per alleviare la miseria e la disperazione di siriani, libici ecc?
Cazzoni al limone, giuggiolotti con i sondaggi su per il culo, strateghi non vedenti.
Cazzo, ancora credono ai sondaggi. E poi puntualmente scoprono che non funzionano... Stanotte fino all'1 e mezza la tv dava per vincenti quelli che volevano che l'Inghilterra restasse nell'euro, con 4 punti di vantaggio...

La verità è che ci sono un mucchio di potenti che non sono proprio capaci di ragionare.
Negli ultimi 20 anni, occupandomi di ecotecnologie ho toccato con mano questo fenomeno agghiacciante. C'è chi dice che c'è il complotto dei petrolieri. In parte è anche vero, ma quando ti trovi di fronte un imprenditore, proprietario al 100% dell'azienda, che non capisce che potrebbe risparmiare 400mila euro all'anno con un'innovazione che i tedeschi sono 10 anni che l'hanno adottata, come fai a dare la colpa alla lobby del petrolio?
E quando un altro imprenditore ancora non capisce che a lui la pubblicità su carta e tv non gli conviene più, a chi dai la colpa?
In Italia c'è un sacco di gente convinta dell'esistenza di un mitico complotto nel mondo.
Ricredetevi!!!!! Oggi è la gente che decide, in Grecia come a Roma, come in Gran Bretagna.
Oggi il singolo cittadino ha un colossale potere di comunicazione: un milione di volte quello di Giulio Cesare.
Il mondo sta cambiando.
E cambierebbe più velocemente se i progressisti fossero meno coglioni pure loro.
Ad esempio, questa mania di dire che tutto va peggio è una cosa masochista. Una cazzo di figura retorica: la maggioranza dei progressisti pensa che così si spaventa la gente e la si induce a darsi una mossa.
L'effetto è esattamente il contrario: se dici che tutto va peggio alla gente passa la voglia di lottare, tanto non serve a niente.
Un esempio clamoroso riguarda il numero di morti ammazzati. Sicuramente è aumentato lo spazio dedicato dai media agli omicidi, perché al potere fa comodo diffondere la paura e la lobby delle armi ringrazia.
Ma la verità è che gli omicidi sono crollati in modo incredibile, nel 1800 le vittime erano più di 10 volte rispetto a oggi. Nel 1994 erano più del doppio. 1004 nel 1994 e 468 nel 2014, con un tasso per 100mila abitanti inferiore allo 0.8%, uno dei più bassi del mondo.

FONTI:
REPUBBLICA
Tendenze e caratteristiche dall’Unità a oggi
Dati Istat

Femminicidio
Io amo Celentano ma mi cascano le braccia quando scrive che le donne ammazzate continuano ad aumentare. Non è vero!
Le donne uccise sono in costante lenta diminuzione da decenni, e in particolare quest'anno. Segno che tutto il lavoro di comunicazione ed educazione, tutta la mobilitazione che c'è stata, è servita e quindi dobbiamo impegnarci ancora di più contro questo errore.
Ecco i dati reali sulle donne uccise:
2012, 157
2013, 179
2014, 136
2015, 128
Al 22 giugno del 2016 secondo il Corriere della Sera sono 54 le donne vittime di omicidio
(Fonte: Repubblica, Corriere)

Questa storia dei numeri non è così semplice. Infatti, molte donne fanno una distinzione tra donne uccise per ragioni "di genere" e donne uccise anche per altri motivi (cioè se una donna viene uccisa durante una rapina in banca insieme ad altri clienti non viene uccisa in quanto donna...) su questo argomento vedi l'interessante articolo di Paola Tavella: Chi gonfia i dati sul femminicidio alimenta la violenza.
Ma qualunque criterio si usi per calcolare il numero delle vittime resta il fatto che sono in diminuzione.
Perché così pochi blog hanno riportato questi numeri?
Perché quando qualcuno, nella foga del dibattito, dà informazioni sbagliate è così raro che qualcun altro lo corregga? Perché è più popolare urlare che il mondo peggiora!!!
Ci fai un figurone. E guadagni consenso.
Allora c'è da dire che possiamo gioire per il fatto che internet ci ha dato potere e rende possibili miracoli elettorali. Anche perché i potenti sono in un grande momento di confusione mentale schizoide.
Questa nuova situazione ci dà anche grandi responsabilità perché in questo momento anche i popoli sono un po' coglioni, tutti tesi a farsi i selfie e scrivere su FB qualunque cazzata viene loro in mente.

Gesù non era biondo!!!!

di Jacopo Fo

Anzi a dirla tutta era abbastanza neretto. Anche perché ai tempi gli ebrei non erano ancora arrivati nell'Europa dell'est, dove a causa del freddo si sono un po' sbiancati. Secondo svariate illuminate ricerche di università Usa, Gesù era proprio scuro, e col naso un po' schiacciato da neraccio.
Senza contare che è risaputo che una delle 12 tribù di Israele era nera, proprio nera, e lo è ancora! Quindi c'è il rischio che Gesù non fosse solo abbronzato ma proprio nero.
Quindi ne discende che la sua mamma, la Madonna, fosse piuttosto neretta anche lei. Cosa di cui peraltro molti italiani sono convinti da tempo visto il proliferare delle Madonne Nere sul suolo italico.
Se poi aggiungiamo che Luca Cavalli Sforza, con la sua rivoluzionaria ricerca sul dna dei mitocondri delle cellule umane, ha dimostrato che Eva era nera, allora, porca paletta, mi pare indubbio che visto che Dio ci fece a sua immagina e somiglianza, Dio è nero!
Per celebrare questa coscienza genetico-cromatica ho quindi realizzato un quadrittico che rappresenta Gesù, la Madonna, Eva e Dio come mamma li ha fatti.
Una campagna di informazione in 4 quadri. Spero vorrai sostenermi in questa tenzone di civiltà, verità, e bellezza.
Vorrei portare questo messaggio di pace amore non solo in Italia ma anche in Africa. Infatti, durante il progetto teatrale in Mozambico (www.ilteatrofabene.it) abbiamo scoperto che essi (i bellissimi mozambicani) nulla sanno sul colore della pelle di Gesù e di Eva.
Infine, vorrei segnalare che mi candido per correggere la fustigazione di Gesù di Piero della Francesca, la Deposizione dalla Croce del Mantegna, e già che ci siamo anche i dipinti di Giotto di Assisi (che mi viene comodo che sono vicini).
Peraltro, in realtà questi affreschi non son di Giotto ma della banda del Cavallini, come già ebbe a dimostrare mio padre (vedi archivio Rai5 Giotto Dario Fo).

Rinviato lo spettacolo MISTERO BUFFO previsto per il 16 giugno 2016 alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma

COMUNICATO STAMPA

Roma, giovedì 16 giugno 2016
A causa di una laringotracheobronchite che ha colpito il Maestro Dario Fo, lo spettacolo previsto questa sera nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, è rinviato all’1 agosto ore 21.
Ma ecco le parole dello stesso Fo: “Tenevo molto a questo incontro nella capitale. Roma per me e per Franca non è stata una delle tante città del nostro Paese con cui abbiamo tenuto rapporti importanti, ma una città speciale. Abbiamo abitato lungamente a Roma. Qui è nato nostro figlio Jacopo, qui abbiamo allestito centinaia di spettacoli in teatri antichi e in cavee allo scoperto. Per quasi un anno abbiamo recitato dentro uno chapiteau da circo, il Teatro Tenda di piazza Mancini che poi è diventato un monumento davvero spettacolare e per finire è qui che abbiamo allestito per la prima volta una gran quantità di giullarate del genere Mistero Buffo. Quello che ci preparavamo a portare in scena, oggi 16 giugno, era il capostipite di una serie di rappresentazioni che hanno girato per tutto il mondo.
Mi spiace, ho fatto di tutto per essere in grado di rappresentare questi antichi fablieau, ma fra un mese circa io sarò qui di nuovo.
Vi prego perdonate se mi sono comportato al livello di un normale essere umano.”

I biglietti acquistati per lo spettacolo del 16 giugno restano validi (senza bisogno di cambiarli) per la data dell’1 agosto. In alternativa è possibile chiedere il rimborso entro cinque giorni a partire da domani, quindi fino al 21 giugno 2016.

Per maggiori info www.auditorium.com

Russo con l’infradito massacra tre teppisti armati

Enorme tigre assale turista.
L’essere umano ha i superpoteri (e anche tu li hai).

di Jacopo Fo

Probabilmente nessuno saprà mai perché il russo con le ciabatte si è incazzato così tanto.
Le riprese sono quelle anonime di una telecamera di sorveglianza, la scena è bestiale. Questo colosso in maglietta sdrucita bianca, inizia a picchiare tre energumeni vestiti di nero che stanno salendo in macchina, uno di questi gli spara ma lui se ne frega, apre una portiera e piglia a pugni un secondo vestito di nero, sbatte l’altra portiera in faccia al terzo, poi sale sul tetto dell’auto e inizia a saltare, probabilmente sta piovigginando perché, complici le infradito, scivola, cade sull’asfalto, si rialza, picchia di nuovo un avversario. Alla fine i tre scappano e altra gente imbufalita dà una mano a mister infradito nel completare la distruzione del veicolo.
Sul web rimbalzano questi video: grazie al  proliferare di telecamere e smartphone, per la prima volta nella storia del mondo possiamo vedere eventi strani, assurdi, inusitati.
E possiamo anche osservare un fenomeno fin qui invisibile: questi accadimenti arrivano sulla rete a ondate tematiche, prova del fatto che l’universo è dominato da una legge sincronica che fino a ora era solo un sospetto della cultura new age.
In questi giorni c’è un’intensificazione di riprese di risse mostruose e di belve che aggrediscono visitatori di zoo. Abbiamo quello che si butta nudo nella gabbia dei leoni (abbattuti per salvare la vita dell’incosciente suicida), la bimba che finisce tra le braccia dell’orangotango (abbattuto anche lui) la tigre bianca che tenta di mangiarsi la turista seduta nel posto sbagliato e anche la pantera nera che con passo felpato si avvicina a un giovanotto, ma alla fine non lo sbrana e si limita a leccarlo e finisce che i due si esibiscono in un lingua in bocca reciproco piuttosto imbarazzante. (...)

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Come fare i soldi con la solidarietà

di Jacopo Fo

 

 

Molti si sono arricchiti con la solidarietà, rubando i soldi e poi danno agli anziani e ai disabili schifezze da mangiare, medicine avariate e caramelle già succhiate. Una schifezza. Ma qui non voglio parlare di questo. Voglio proprio dimostrare che la solidarietà è una delle attività più redditizie.
Il disastro della nostra società è l’idea antica che solo i santi, gli stupidi e i buoni (una sottospecie di deficienti) si dedichino ad aiutare i poveri, i deboli e i malati.
Il fatto che Google, You Tube, e Fb siano imprese che hanno ammassato miliardi regalando servizi non è stato in grado di scalfire quest’idea.
Credo che sia il caso di partire da qui se si vuole cambiare il mondo: se aspettiamo che i buoni di cuore, i sensibili, quelli che non sopportano di restare indifferenti al dolore degli altri (le femminucce) diventino la maggioranza dell’umanità hai voglia quanto si dovrà attendere!
Sarebbe il caso che le persone che desiderano un mondo migliore iniziassero a raccontare i vantaggi economici enormi che si ricavano dalla solidarietà. Serve lanciare lo slogan: FARE IL BENE CONVIENE!
L’assurdo è che se dico questo alla maggioranza delle persone che praticano nei fatti la solidarietà mi guardano come se fossi un marziano rosa a pallini verdi.
Quello che sfugge a molti è che esiste un rapporto strettissimo tra criminalità, malattie mentali, depressioni varie, malattie fisiche, suicidi e il livello della solidarietà.
Quando si dice che negli Usa c’è un numero spaventoso di omicidi e crimini perché ci sono in giro troppe armi si spara una sciocchezza totale. Lo ha dimostrato con forza Michael Moore nel suo documentario Bowling for Columbine.
In Canada hanno grossomodo la stessa quantità di armi in giro ma decisamente meno omicidi. Negli Stati Uniti nel 2013 ci sono stati 3,8 omicidi ogni 100 mila abitanti, in Canada 1,4. Cioè negli Usa ci sono molto più del doppio di morti (per inciso l’Italia ha 0,8 omicidi ogni 100.000 abitanti, molto meno anche della Francia).

C’è poi da aggiungere che nazioni come la Finladia sono armatissime ma hanno un numero molto basso di omicidi, mentre in Russia ci sono pochissime armi ma un tasso di omicidi altissimo: 9 ogni 100 mila abitanti, più del doppio degli Usa.
Moore nel suo documentario individuava come causa prima della differenza nel numero di omicidi in Usa rispetto al Canada tre fattori: in Canada c’era già l’assistenza medica gratuita per tutti. Le tv canadesi dedicano poco tempo alle notizie di cronaca nera. I canadesi hanno una cultura maggiormente basata sulla fiducia negli altri e sul senso di appartenenza alla comunità (scioccante la sequenza nella quale Moore verifica che è vero che i canadesi non chiudono a chiave la porta di casa).
Questo discorso per arrivare a dire che esiste un rapporto diretto e concreto tra la paura delle persone e il livello di solidarietà che le persone vivono e un rapporto di causa effetto tra il livello della paura e il livello di violenza.
Se io vedo che i poveri, i disabili, i vecchi, i malati, sono trattati a pesci in faccia dalla collettività, maturo un’idea molto semplice: vivo in una società sprovvista di pietà, ognuno per sé. Quest’idea è il terreno fertile per ogni forma di alienazione, mancanza di senso civico, corruzione e criminalità.
Esiste un rapporto diretto e misurabile tra la coscienza di vivere in un mondo dove tutti sono pronti a tagliarti una mano e il proliferare della merda sociale. E questo proliferare ha un costo ben più alto di quanto costerebbe garantire una vita degna anche ai più deboli.
Esistono innumerevoli studi che documentano questo. Nelle nostre carceri chi segue programmi di formazione, lavora durante la detenzione e ha assistenza da parte dello Stato dopo il rilascio dal carcere, torna a delinquere in una percentuale che è inferiore al 10%. I detenuti che invece vengono lasciati a se stessi in carceri dove non ci sono programmi di rieducazione, torna a delinquere in percentuale maggiore al 70%.
E, nonostante questo, solo a una piccola parte dei detenuti sono offerti programmi di reinserimento sociale. È una follia!!!
Se vogliamo pensare a come costruire un’Italia migliore e uscire dalla crisi la via è una sola.
Ci serve un sistema di solidarietà enorme: salario minimo e pensioni minime al di sopra dei 1.000 euro al mese e massicci investimenti in cultura, socializzazione, assistenza, formazione; e dobbiamo pure creare una scuola che insegni la passione, non la la noia. Ovviamente per realizzare un simile programma servono un mucchio di soldi.
Aumentare la spesa sociale di almeno 50 miliardi di euro all’anno.
Non ci sono i soldi? Balle. Razionalizzare il sistema, abbattere la burocrazia inutile, leggi vere che colpiscano la corruzione e la truffa e efficienza energetica, porterebbero a risparmi colossali. Le ricerche realizzate da importanti studi e università ci dicono che corruzione, spreco, burocrazia, mafia, truffe, contrabbando, evasione fiscale e lavoro nero costano al sistema Italia più di 500 miliardi di euro LINK.
Con Ecofuturo abbiamo presentato un piano che farebbe risparmiare al sistema Italia 200 miliardi di euro. Vedi Libro bianco ecofuturo
Ovviamente pensare di recuperare totalmente questo spreco è utopistico. Ma che lo Stato recuperi il 10% di questa somma è invece moto realistico, sarebbero 70 miliardi all’anno. Ci facciamo un welfare con i fiocchi.
E dopo qualche anno che si investisse il denaro recuperato in solidarietà sociale ci sarebbero frutti immensi.
L’Italia cambierebbe, cambierebbe il modo nel quale le persone pensano alla collettività.
Diminuirebbero crimini, suicidi, depressione e tutti i costi spaventosi che la mancanza di senso della collettività provoca..
La solidarietà fa bene e conviene!

Londra: scoperti scheletri di vampiri, draghi ed elfi

merrylin from Simon Lewis on Vimeo.

 

Durante la demolizione di un vecchio stabile che una volta era un orfanotrofio è venuta alla luce una sala sotterranea sigillata da un doppio muro. All'interno, conservati in cassettiere e vetrine di legno antico, sono state trovati decine di teschi e corpi imbalsamati di creature sconosciute.
Dalle indagini seguite al ritrovamento si è scoperto che si tratta della collezione di un personaggio altrettanto misterioso: Theodore Thomas Merrylin. Nato nel 1782 girò il mondo con il padre, zoologo, alla ricerca di creature sconosciute. Dopo la morte del genitore si rinchiuse nella sua magione per studiare i reperti che avevano collezionato. Nel 1899 all'età di 117 anni, si impegnò in un tour negli Stati Uniti per mostrare la sua incredibile collezione. Iniziarono però così i suoi guai, fu accusato di blasfemia e di stregoneria. Questo anche perché nonostante la veneranda età pareva un quarantenne, come testimoniano alcune fotografie pubblicate da giornali statunitensi. Si ritirò quindi nuovamente nella sua magione di Londra. Nel 1942 donò la sua casa a un orfanotrofio imponendo però nell'atto di donazione che nessuno violasse il suo laboratorio sotterraneo che venne murato. Aveva 160 anni e ancora dimostravanon più di 40 anni.
La data della sua morte non è conosciuta.
Ora la sua enorme collezione, composta da più di 5mila reperti (vegetali, scheletri e mummie) sarà esposta in un museo.
Il curatore, Alex CF, ha compiuto analisi del dna dei reperti in collaborazione con alcuni laboratori, che hanno certificato che il materiale genetico non appartiene a nessuna specie vivente conosciuta. Nella pagina Fb del museo è disponibile un video con l'intervista al capo della ricerca.
La notizia della scoperta ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da centinaia di siti web, deliziando ufologi, amanti delle scienze occulte e criptozoologi.


Ovviamente si tratta di un'abilissima messa in scena. Stupefacente per la qualità dei finti reperti e per la presentazione correlata da diari, appunti di viaggio, schede e disegni. Tutti i particolari sono curatissimi e l'artista Alex CF si è sbizzarrito nel realizzare armadietti, fiale, barattoli, espositori, bauli, cassetti con scomparti, serie di arnesi pseudo scientifici... Veramente bellissimo tutto. Peccato sia un falso. All'inizio ci avevo sperato. Quando con Eleonora abbiamo capito che non era vero niente ci siamo restati un po' male. E sì che le tracce lasciate da Alex CF erano chiare, a partire dal fatto che i reperti erano in vendita.
Ė affascinante però il fatto che internet permetta di costruire giochi veramente straordinari.


E permette anche a chi è disposto a credere qualunque cosa e non si dà pena di ragionare su quel che legge, di trovare le prove dell'esistenza di tutto e del contrario di tutto...

Link
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Una grande lezione da mio padre: vivere alla grande sfruttando la propria, intima, misteriosa “attitudine”

Di Jacopo Fo

Un giorno Piera mi dice: “In uno spettacolo io entro in scena per la prima volta camminando completamente coperta da un lenzuolo. E ogni volta gli spettatori ridono. Una sera stavo male e sono stata sostituita da un’altra ragazza che ha fatto la stessa identica cosa ma nessuno ha riso. Perché?”
Io non sapevo cosa dire e allora ho chiesto a mio padre. Mi ha risposto: “Certo, è l’attitude”.
Attitude è un termine francese che gli attori usano gergalmente per indicare questo fenomeno misterioso: due attori eseguono esattamente perfettamente la stessa gag ma solo uno fa ridere.
Eppure se guardi attentamente quello che fanno, non riesci a scorgere nessuna differenza.
Ne abbiamo parlato parecchio durante il corso di teatro che si è svolto ad Alcatraz la settimana scorsa (vedi tutte le lezioni).
Molti attori si impegnano allo stremo per replicare esattamente toni, movimenti ed espressioni di un maestro ma non riescono ad ottenere lo stesso risultato.
La differenza non sta nei gesti ma in qualche cosa di più difficile da scorgere e imitare, qualche cosa che a oggi nessuna cinepresa ad alta velocità riesce a cogliere, nessuna macchina scientifica è capace di misurare.
Parlo di un aspetto talmente sottile, veloce, impalpabile e inconscio che non è possibile modificarlo volontariamente.
Qualche cosa che dipende da cosa vogliamo ottenere raccontando di fronte a un pubblico una storia. Da come “sentiamo” il pubblico, dal tipo particolare di paura di fallire che ci emoziona in quel momento; dal nostro modo di vivere la paura.
Quando sei di fronte al pubblico vorresti dare il massimo, sei emozionato, hai paura. Ma puoi al contempo pensare (come dice mio padre) che hai di fronte degli amici che si sono infilati il cappotto e sono usciti di casa apposta per venire a vederti, e puoi pensare che il tuo obiettivo è raccontare loro storie che li divertano e magari gli regalino un pensiero nuovo, perché questo li farà stare meglio e a te piace che la gente stia meglio… Oppure puoi recitare perché vuoi che venga riconosciuta la tua bravura, oppure per dimostrare di essere più bravo di qualcun altro, oppure per guadagnare tanti soldi. Esistono milioni di sfumature dei motivi che ti danno l’energia per recitare male. Esiste un solo modo per recitare bene e la tua buona recitazione dipende da quel che pensi del mondo fuori dal palcoscenico.
Una legge assoluta del teatro è che chi non offre mai un caffè a nessuno non avrà mai molto successo. Avrà al massimo uno sprazzo di successo.
Chi non è generoso non ha successo perché non desidera regalare un’ora di benessere a un gruppo di sconosciuti, non è lì sul palcoscenico per questo.
E questo non lo impari osservando le intonazioni del recitato ma ascoltando la sensazione che l’attore ti dà mentre recita, ma anche quando se ne sta seduto fermo ad ascoltare un altro attore.
Le persone emanano qualche misteriosa vibrazione che ci tocca e provoca in noi sensazioni sottili, che riusciamo a percepire solo se ci mettiamo veramente in ascolto. Non parlo di qualche cosa di mistico ma di sensazioni reali, che sentiamo chiaramente ma alle quali i più non prestano attenzione. La presenza di una persona mi fa sentire qualche cosa ed è questa presenza che determina il modo in cui leggo le sue azioni, e quindi è la presenza (la vibrazione, il feeling che mi dà, l’attitude) a determinare se quel che dice mi fa ridere o no.
Sono convinto che sia un fatto fisico, anche se misterioso.
Esiste una app che permette di valutare se una persona dice la verità o no analizzando le variazioni della luminosità della pelle attraverso l’immagine ripresa dalla fotocamera. Se la pelle è tesa la luce rimbalza di più che se la pelle è rilassata. Contrazione e rilassamento cambiano l’apertura dei pori della pelle.
In realtà è una app che non funziona, a oggi i sensori disponibili non sono abbastanza sensibili (questioni di numero di megabit e quantità di scatti al secondo) ma rende l’idea. Il nostro inconscio potrebbe essere in grado di percepire e analizzare queste variazioni. Oppure si scoprirà che possediamo un sensore ottico in grado di percepire fremiti microscopici del corpo che si differenziano per ritmo e intensità. Quando noi incontriamo una persona che non conosciamo siamo capaci di decidere se ci è simpatica o no in una frazione di secondo: ci dà una sensazione.
Il modo di essere di questa persona diventa una musica che ci piace o no.
La persona che abbiamo di fronte provoca in noi una cascata di micro sensazioni. Possiamo farci caso razionalmente oppure ignorare sommovimenti, sussulti, fruscii, sensazioni di caldo e di freddo, di movimento o di quiete, che percorrono per frazioni di secondo il nostro corpo.
Comunque sia, questo è l’aspetto determinante nelle relazioni.
E grazie a questo processo siamo spesso in grado di identificare comportamenti falsi, affettati, aggressivi, freddi, scivolosi, ruvidi, ambigui quanto modi di fare aperti, caldi, accoglienti, morbidi, sinceri…
E allora per migliorare come attore (ma vale anche per migliorare in generale), è necessario occuparsi del proprio modo di vedere il mondo che dà la direzione, il ritmo alla nostra attitude.
I trucchi non funzionano.
Ad esempio è determinante rispondere ad una serie di domande preliminari:

La vita fa schifo o ogni tanto sembra pure bellissima?

Il mondo sta andando a rotoli e tutto peggiora oppure vedi segnali che abbiamo la possibilità che migliori in maniera pazzesca?

Gli esseri umani sono tutti bastardi oppure ci sono decine di milioni di persone straordinarie che compiono ogni giorno il miracolo di seguire con impegno la propria coscienza e i propri desideri?

Tu sei una persona degna e incredibilmente bella, piena di amore da regalare e desiderosa di riceverne e meriti felicità e progresso oppure sei una merda putrida insignificante che ammorba l’aria?

Forse queste domande ti parranno stupide. Mi dispiace ma le domande intelligenti sono finite.
Se ti parrà inutile dedicarti a decidere la risposta da dare a queste domande, nel privato della tua anima, rinuncerai anche a rafforzare e armonizzare la tua attitude.

Nota linguistica sulla parola attitude: non esiste un’attitude negativa, esiste solo la mancanza di attitude. L’attitude non fa mai male e più ce n’è, meglio è.

A proposito dell’evoluzione, delle formiche e della cooperazione

di JacopoFo

Una buona notizia: nell’universo è potente la forza della cooperazione.
La sopraffazione ha i giorni contati?
Darwin scoprì il meccanismo evolutivo, concetto che ai suoi tempi veniva negato dai più. Dimostrare che la vita si fosse evoluta dai più piccoli organismi fino alle specie più evolute fu la sua grande impresa.
Ebbe però dei problemi a interpretare alcuni comportamenti animali in quanto privilegiò gli aspetti competitivi della vita sociale che erano allora noti. Lo giustifica il fatto che non disponeva degli strumenti e dei risultati delle ricerche che oggi ci permettono di conoscere l’esistenza di comportamenti determinanti per l’evoluzione che non sono improntati sulla competizione ma sulla cooperazione.

In particolare gli zoologi del tempo osservavano le scimmie convinti che i loro comportamenti rispecchiassero quelli umani.
Ad esempio, osservarono che lo spulciamento avviene seguendo una chiara gerarchia: i più forti del branco sono spulciati dai più deboli. Ne dedussero che esser spulciati fosse un lavoro svolto dalle scimmie di classe sociale inferiore, una specie di servaggio.
Oggi sappiamo che lo spulciamento offre vantaggi enormi per gli spulciatori: essi mangiano le pulci, che sono nutrienti, e inoltre assorbono gli anticorpi che il corpo dello spulciato ha elaborato (mangiando le pulci mangiano pure il sangue che esse hanno succhiato).
Cioè gli spulciati offrono cibo e medicine agli spulciatori. Quindi non c’è sottomissione ma aiuto.
I più forti del branco non spulciano i più deboli perché non ne trarrebbero vantaggio ma anzi rischierebbero di prendere malattie e quindi di non essere più una farmacia efficiente.
Però tutti spulciano i bambini che grazie al loro giovane organismo sono particolarmente rapidi a elaborare anticorpi.

Si è inoltre notato che scimmie come gli scimpanzé e soprattutto i Bonobo, che sono i nostri più vicini parenti dal punto di vista genetico sono naturalmente generose e antepongono gli interessi del gruppo a quelli individuali. Ad esempio, se 8 femmine Bonobo ricevono un biscotto e una nona Bonobo riceve una banana essa si rifiuterà di mangiarla perché non vuole essere diversa dalle altre
(ci sono molti esperimenti sulla generosità delle scimmie che si possono trovare in rete).
Da questa osservazioni alcuni ricercatori sono partiti per ipotizzare che l’essere umano sia ancor più altruista dei Bonobo e in effetti questa qualità è stata evidenziata con molti esperimenti con i bambini piccoli (poi alcuni si guastano).
Riane Eisler ha quindi ipotizzato che la capacità di cooperazione sia stata determinante per l’evoluzione umana e la causa dello sviluppo del linguaggio e della capacità umana di contrastare e soggiogare le altre specie viventi.

Sono inoltre stati trovati comportamenti molto strani in alcune colonie di topi che nutrivano individui disabili che via via arrivavano a ingrassare diventando enormi, dieci volte un topo normale. Ma non si è potuto trovare un qualche segno che indicasse che queste specie di topi regina avessero potere sulla colonia. Si cerca invece di comprendere in che modo i topi traggano vantaggio da queste creature all’ingrasso.

Recentemente osservando il mondo vegetale si è scoperto che vi sono molte piante simbiotiche. Apparentemente il vischio può sembrare una pianta che sfrutta la quercia riuscendo a manipolarla con segnali chimici e convincendola così di essere non un invasore ma un normale ramo della quercia stessa,  e così riesce a rubarle nutrimento. Ma oggi sappiamo che il vischio non danneggia la quercia che lo ospita e oltre a svolgere le funzioni dei normali rami (clorofilliana) offre alla pianta ospitante altri servizi.
Si è scoperto anche che i boschi si comportano come organismi cooperativi. Quando un albero viene attaccato da un parassita emette alcune molecole che attivano negli altri alberi tossine in grado di combattere il parassita. Alcune piante hanno più di mille segnali chimici con i quali inviano messaggi alle piante della stessa specie.

Ma l’idea della cooperazione come base della vita e suo punto di forza viene anche dall’osservazione che noi viviamo in alleanza con miliardi di batteri e noi stessi siamo cooperative cellulari che ospitano cellule di nostra madre e di nostra nonna e dei loro fratelli maggiori, così come la madre ingloba cellule dei figli che ha avuto nel ventre. Queste cellule hanno precisi compiti, ad esempio, intervengono nel proteggere la madre dai disturbi cardiaci (vedi articolo Internazionale su micronemesi).
Ma è anche interessante sapere che durante tutta l’evoluzione la cooperazione con altri esseri è stata elemento portante. Ad esempio, la placenta dei mammiferi si è formata grazie alla collaborazione di determinati virus il cui dna è stato assorbito dalle cellule che hanno così cambiato forma e qualità. Il 7% del dna umano è formato da cellule che hanno inglobato materiale genetico virale.

Margulis negli anni ’80, ha sfatato poi definitivamente il mito della cellula come organismo unitario e solitario, dimostrando che i mitocondri che essa contiene e che trasformano gli zuccheri in energia (funzione fondante per la cellula) esistevano prima della formazione della prima cellula. Quindi la cellula è una cooperativa!
Essa ha quindi rivisto la storia evolutiva mettendo in primo piano la pulsione alla collaborazione, e svalutando la posizione che Darwin dava alla competizione, che pur avendo un ruolo importante è secondaria rispetto sia alla cooperazione che all’attrazione sessuale e quindi alle capacità riproduttive (amore e cooperazione sono più importanti della guerra).

Un altro elemento che conferma questa idea è la teoria di Gaia. Nasce negli anni ’70 quando un gruppo di scienziati mette insieme diverse ricerche e dimostra che il pianeta Terra riesce ad aumentare la capacità di rifrazione dell’atmosfera  in modo tale da fermare più raggi durante le tempeste solari; così il pianeta  mantiene stabile la temperatura ammortizzando gli sbalzi del calore proveniente dal Sole. La cosa incredibile è che questo fenomeno avviene grazie alla collaborazione di un numero enorme di specie viventi. Quando le radiazioni solari sono troppo forti esplode il numero di alcuni batteri che aumentano così la quantità di minerali particolari che vengono demoliti. Questi minerali polverizzati vengono poi trasportati dalla pioggia nei fiumi e quindi in mare e scatenano il proliferare di una serie di microorganismi che a loro volte interagiscono con il plancton e con muschi, funghi, eccetera dando origine a una serie di processi organici e chimici che modificano la composizione dell’atmosfera terrestre. Questa teoria è oggi ancora discussa ma sono sempre di più gli scienziati che la sostengono e le prove che essi portano  suo sostegno.

Per quanto riguarda le formiche le più recenti ricerche hanno dimostrato che esse hanno una straordinaria capacità di azione collettiva. Nel video Sciami, disponibile su You Tube vediamo interi formicai agire all’unisono con una intelligenza incredibile. Grazie alla secrezione di determinati odori alcune formiche si coordinano. Nel caso di un’inondazione, ad esempio, sono alcune formiche “vigilanti” a lanciare il segnale chimico. Tutte le formiche escono dal formicaio, le operaie trasportano ognuna un uovo e si dispongono una vicina all’altra, le formiche guerriere, più grosse si mettono ognuna sopra due formiche operaie tenendole insieme. E sopra queste si dispone un altro strato di formiche guerriere che agganciano due formiche sotto di loro. E così via… Fino a creare una zattera compatta che galleggia sostenuta dalle uova. Aspettano quindi che il livello dell’acqua cresca fino a sommergere il formicaio e poi si lasciano trasportare dalla corrente. Quando l’acqua spinge la zattera ad alcuni centimetri dalla riva le formiche guerriere si spostano tenendo sempre unite le formiche operaie che galleggiano sulle uova, in questo modo formano una proboscide che esce dalla zattera e si attacca quindi alla riva, ancorando la zattera e permettendo a tutte le formiche di raggiungere la terra ferma.

Il comportamento delle formiche è determinato, a quanto pare, da un’intelligenza collettiva. Esse agiscono come fossero un organismo unitario che prende decisioni sulla base degli imput, dai segnali, lanciati da tutte le formiche nel loro insieme. La regina non decide di propria volontà quante uova dovrà far diventare operaie e quante guerriere (ci riesce tramite la secrezione di un ferormone). Essa reagisce in modo automatico ai segnali chimici che le altre formiche le trasmettono e che riguardano il clima esterno, la disponibilità di cibo, il numero di aggressioni subite dal formicaio. La regina non sa nulla del mondo esterno oltre a quello che le altre formiche le comunicano e non ha nessuna autonomia nelle scelte, la chimica dei messaggi le determina totalmente.
E in alcune specie di formiche pare siano addirittura particolari gruppi di operaie a determinare la direzione di sviluppo dei neonati con diverse diete alimentari.

Quindi molti credono che la visione della colonia di formiche come un luogo governato da gerarchie sociali sia errata. Essere la regina è solo una funzione, non comporta un vantaggio, la regina è una macchina da uova. Non fa altro dalla mattina alla sera, ma non segue un suo vantaggio individuale e ubbidisce completamente agli input genetici che la portano in effetti a svolgere in modo totale la sua funzione indispensabile per la salute del formicaio. È l’interesse collettivo che governa l’evoluzione e ha determinato il formarsi di regine, non un golpe.
Questa visione sarebbe avvalorata dal fatto che le formiche riescono a realizzare collettivamente imprese incredibili, coltivano funghi, piantano i semi di piante che sono per loro utili, allevano acari, insetti e bruchi (che mungono perché sono dotati di ghiandole che se massaggiate secernono una sostanza zuccherina).

Altre formiche depredano le riserve di cibo dei formicai vicini; altre ancora attaccano i formicai e ingannano le abitanti con odori particolari, uccidono la regina e la sostituiscono con la loro e quindi fanno accudire, dalle formiche operaie ingannate, le loro uova non facendo più nascere formiche locali. Alla fine tutte le formiche ospitanti si estinguono e loro passano a depredare un altro formicaio.
Altri gruppi di formiche si stabiliscono nei formicai altrui ma non li sterminano e garantendo lo sviluppo delle uova delle ospitanti si assicurano che vi siano formiche sufficienti per trovare cibo per tutti.  
Ma ci sono anche formiche che vivono come ospiti e cooperano al buon andamento del formicaio ospitante.
Ancora si sta studiando il rapporto di dare e avere tra queste specie simbiotiche ma non è detto che anche i bruchi che vengono munti non abbiano il loro vantaggio.
Ma tutte le nuove scoperte in questo come negli altri campi citati vanno ad ampliare la nostra conoscenza delle molteplici forme che l’evoluzione dà alla capacità di cooperazione delle specie viventi e del pianeta nel suo complesso.
Ed è da sperare che anche tra noi esseri umani ricominci a prevalere il senso della collettività.
Ne abbiamo bisogno.