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È presto per criticare Sarri e Giampaolo (e ricordatevi di Sacchi)

People For Planet - Mar, 09/17/2019 - 07:00

Sembra esserci anche una vena di sadismo nella critica che media (soprattutto) e tifosi (loro, però, con sofferenza più che con sadismo) nei confronti delle prime uscite non brillanti di Juventus e Milan. Critica anche comprensibile considerato che il gioco del calcio, e soprattutto una modalità di applicazione e di concezione del gioco del calcio, è negli ultimi anni assurta a una sorta di religione. Di cui Arrigo Sacchi è l’indiscusso leader nonché guru che viaggia ormai al ritmo di quasi una settimana al giorno. I suoi discepoli parlano di calcio come se stessero parlando di qualcosa da cui dipendono i destini del mondo e talvolta – più Giampaolo di Sarri – utilizzano termini che sembrano più adatti a un convegno di filosofia che a interviste calcistiche.

Esaurita questa fondamentale premessa, è del tutto naturale che qualsiasi allenatore abbia bisogno di tempo per riuscire a infondere le proprie idee alla nuova squadra. A maggior ragione se queste idee sono totalmente (come nel caso di Sarri-Allegri) o parzialmente (per Giampaolo-Gattuso) diverse da quelle del proprio predecessore.

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È come se il calcio – e la narrazione del calcio – avvertisse una urgenza che potremmo definire impropria. Non c’è nulla di male nel pareggio della Juventus a Firenze. È un risultato che potremmo definire possibile. Sembra che non lo sia più. È vero che la Juventus non perdeva la testa della classifica da 560 giorni. Ma prima o poi doveva succedere. E se la società, dopo otto campionati consecutivi vinti, di cui cinque con Allegri, ha deciso che fosse giunto il momento di cambiare, vuol dire che ha messo in conto un periodo di metamorfosi. Poi, il trapianto potrebbe non riuscire. È difficile fare previsioni. Ma anche chi è scettico sull’innesto – e chi scrive è tra questi – sa bene che non è dopo tre partite che si può alzare la mano e cominciare a criticare. Bisogna concedere a Sarri il tempo fisiologico. Lo stesso tempo che trent’anni fa il Milan concesse ad Arrigo Sacchi. Se Berlusconi avesse ascoltato la critica dell’epoca (densa di “non mangia il panettone”), la storia calcistica avrebbe preso un’altra piega e molto probabilmente oggi il Milan non avrebbe sette Coppe dei Campioni in bacheca. 

È un discorso che vale per Sarri come per Giampaolo. Che ovviamente è un allenatore che sulla carta scalda di meno. Il suo curriculum è meno pretenzioso. Non ha raggiunto secondi posti in Serie A, non ha mai vinto in Europa, non ha mai allenato in Premier. Ma in questo periodo, in cui un certo modo di giocare al calcio (diciamo “alla Guardiola”), è un tecnico che gode di una discreta fama e che si è guadagnato una panchina gloriosa come quella del Milan. Anche se, effettivamente, fin qui il gioco espresso è stato piuttosto deprimente. 

È un periodo poco favorevole ai cosiddetti guardiolisti. Il City del maestro Pep è stato battuto in Premier dal Norwich. Ma non è stato solo il risultato a destare scalpore. È stato soprattutto il modo in cui il City ha subito il terzo gol, con una palla rubata in area mentre la difesa era intenta a palleggiare. Può capitare anche a loro che hanno vinto gli ultimi due campionati inglesi. E che sono al quarto anno di Guardiola allenatore. Figuriamoci se la Juventus di Sarri non può pareggiare contro la Fiorentina del simpatico e intelligente Commisso.

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Il Governo “Conte 2” e il silenzio sulle banche

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 15:00

Ho aspettato e ascoltato il discorso del premier Conte alle Camere per chiederne la fiducia. Volevo capire se eventualmente ci fosse stata l’opportunità di conoscere qualcosa in più del programma del nuovo governo. Ma niente, solo silenzio sul tema. E tre indizi fanno una prova.

Veniamo ai fatti.

Ho letto e riletto i 29 punti del programma del nascente governo giallo-rosso, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito democratico e ho fatto fatica a trovare la parola “banca” e suoi derivati. Qualcosa che faccia riferimento alla riforma del sistema bancario malato.

Per la precisione ho trovato al punto 19 una generica indicazione al lancio di  “un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud, anche attraverso il rafforzamento dell’azione della banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese” che dovrebbe presupporre il miraggio della nascita di una banca pubblica degli investimenti; e al punto 21 un contraddittorio e vago riferimento alla “necessità di porre in essere, in armonia con il diritto dell’Unione europea (lo stesso diritto, ricordiamo che ha generato la disciplina del bail-in), politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio, anche agendo sul sistema bancario”.

Poi nulla altro!

Molto ma molto meno di quanto dichiarato, ma mai realizzato, dal precedente governo gialloverde sul tema della riforma della finanza malata.

Sicuramente più coerente e meno bugiardo ma l’attuale governo conferma l’inclinazione europeista al problema della malafinanza: tutelare lo status quo e la lobby finanziaria.

Mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il prossimo giro (elettorale) perché, lo dico con largo anticipo, questo governo non realizzerà neppure quelle poche (ma quali?) cose promesse.

Ma ciò che più mi turba è che non ricordo (o mi sarà sfuggito) giornale o media che abbia fatto questa semplice analisi. Nessuno che si sia chiesto dove siano finiti i propositi pre-elettorali del M5S sui temi della malafinanza. Nessuno che abbia accennato ai pericoli imminenti (Banca Popolare di Bari, Carige, ecc) per migliaia di italiani e alla necessità di riformare un sistema malato.

Ricordino Di Maio &Co che tra i sei milioni (!!!) di elettori persi alle ultime elezioni dal M5S ci sono i truffati dalle banche, ci sono quelli che credevano finalmente di vedere facce pulite negli organi di controllo, c’è chi ci aveva sperato. Queste erano le premesse e le promesse. Ma mentre i risultati del precedente governo sono stati deludenti, peggio ancora è successo con il piano programmatico del nuovo esecutivo: i proclami del contratto di governo del M5S sono completamente scomparsi dai radar mediatici.

Sul tema della malafinanza l’unico strumento finora utilizzato per calmierare la delusione dei cittadini è stata la dilazione.

La tutela dei risparmiatori è stata rafforzata? Chiedetelo ai rappresentati delle associazioni dei truffati dalle banche fallite.

Riforma delle banche di credito cooperativo, cosa è cambiato? Nulla.

Per quanto riguarda una maggiore responsabilizzazione del management bancario e delle autorità di controllo? Niente.

Nulla di fatto anche per la revisione dei parametri dei protocolli di rating di Basilea.

Nessun inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi, nessuna revisione della normativa antiriciclaggio e dei processi interni delle banche che occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari.

Si tratta delle promesse fatte agli italiani dal M5S nella ultima campagna elettorale. E ora sono alleati con quel PD, nel frattempo sicuramente cambiato nei nomi, che ha prodotto i governi più bancocentrici dell’ultimo ventennio

Non hanno rispettato le premesse e le promesse. Non hanno rispettato gli italiani.

Si affrettino a rimediare.

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Francia, il caldo estremo ha ucciso 1.500 persone durante l’estate

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 15:00

Il ministero della Salute francese ha indicato in quasi 1.500 il totale delle vittime del caldo estremo che ha colpito la nazione europea durante l’estate

Un’autentica strage. Il bilancio delle vittime delle due ondate di caldo estremo che hanno colpito la Francia dapprima alla fine di giugno, quindi durante il mese di luglio, è agghiacciante. Secondo quanto comunicato dal ministro della Salute di Parigi, Agnès Buzyn, sono quasi 1.500 le persone che hanno perso la vita a causa della canicola.

567 morti per il caldo a giugno, altri 868 a luglio – Il governo francese ha quindi specificato nel dettaglio che “1.435 morti” sono considerati “in eccesso” rispetto alla media. Dunque imputabili, secondo le autorità di Parigi, al caldo eccessivo. In particolare, “567 nel corso della prima ondata, e 868 durante la seconda, il che equivale ad una sovra-mortalità del 9,1 per cento”. 

Continua a leggere su LIFEGATE.IT di Andrea Barolini

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Consigli per gli acquisti

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 14:06

La sezione “Consigli per gli acquisti” su People For Planet è uno spazio dedicato a una selezione di prodotti e servizi corrispondenti alla filosofia del nostro magazine da consigliare ai nostri lettori.
Ambiente, ecologia, sostenibilità: ogni giorno i nostri lettori cercano sulle nostre pagine informazioni utili per avere un modello di vita più sostenibile e una condotta migliore nel rispetto dell’ambiente.

Abbiamo quindi deciso di andare incontro alle esigenze delle migliaia di persone che manifestano la volontà di contribuire a cambiare le cose, anche nel proprio piccolo. Non sempre ci si rende conto delle possibilità che abbiamo per portare un cambiamento significativo nella nostra quotidianità, e proprio per far fronte a questa lacuna abbiamo pensato a una sezione del sito aperta ad aziende e produttori indipendenti che funga da collante tra il venditore e il fruitore.

Vuoi proporre i tuoi prodotti? Aderire è semplice!

Mandaci una email a consigli@peopleforplanet.it indicandoci il sito e/o i social su cui trovare i prodotti che vuoi pubblicizzare e noi ci metteremo in contatto con te.

Il lavoro di squadra è la capacità di lavorare insieme verso una visione comune. La capacità di dirigere la realizzazione individuale verso degli obiettivi organizzati. È il carburante che permette a persone comuni di raggiungere risultati non comuni.

[Andrew Carnegie]
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Reborn Ideas: upcycling nella moda e nel design

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 14:06
Reborn Ideas: ecodesign e moda sostenibile Made in Italy Reborn Ideas è il primo ecommerce italiano di ecodesign e moda sostenibile Made in Italy. I prodotti che troverete sul sito sono realizzati tramite upcycling, recycling, e materiali innovativi ecosostenibili.

Questa Start-Up è il principale punto d’incontro dove consumatori consapevoli trovano la risposta alle loro esigenze di consumo selettivo, facendoli incontrare con la variegata offerta di prodotti Made in Italy da designer, makers e artigiani della qualità e della sostenibilità.

Reborn Ideas vuole dimostrare che tramite il principio dell’upcycling e del recycling è possibile generare articoli di qualità elevata con un ridotto impatto ambientale. Recuperare materia prima o prodotti lavorati, lavorarli per dare una nuova vita tramite upcycling, usare materiali innovativi ed ecologici sono azioni fondamentali per ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ecosistema.

Le scelte di acquisto che compiamo tutti i giorni raccontano chi siamo e siamo convinti che sia possibile esprimere il proprio impegno verso il cambiamento anche attraverso l’acquisto di prodotti belli e originali, pezzi unici e distintivi che uniscono qualità, estetica e sostenibilità.

Su Reborn Ideas troverete borse prodotte con il PVC dei cartelloni pubblicitari, cuscini per bicicletta realizzati con scampoli di jeans e imbottiture dei divani, tappeti e cuscini creati con avanzi di pellame dell’industria calzaturiera, costumi da mare in Econyl, occhiali di carta riciclata e borse con vele delle barche, sedie e tavolini con sughero recuperato dai tappi usati, lampade in bioplastica, copertine per l’infanzia di cashmere e seta di fine rocca, mobili di cartone, fasce da donna con avanzi di tessuto, borse create con mute da sub e tanti prodotti ancora.

Sono pezzi unici belli ed originali, che dimostrano come sprecare sia sbagliato e che tramite l’upcycling è possibile creare qualcosa di nuovo e migliorato.

La sostenibilità e l’economia circolare passa anche tramite i prodotti che decidiamo di acquistare!

Hanno parlato di Reborn Ideas i principali giornali italiani come Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Resto del Carlino, Donna Moderna e Q.

Visita il sito per scoprire fra oltre 300 idee regalo ecosostenibili da scegliere o approfondisci alcuni di questi prodotti direttamente da questa pagina.

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Scampia: il 13enne con treccine blu che non può entrare a scuola

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 11:42

Si presenta a scuola con la testa rasata e le treccine blu elettrico e la preside non lo fa entrare. A Scampia, nell’istituto comprensivo Ilaria Alpi-Carlo Levi, un ragazzino di 13 anni si è visto negare l’accesso in classe per i suoi capelli. “Abbiamo un dress code, delle regole che vanno rispettate da tutti – afferma la dirigente scolastica Rosalba Rotondoquei capelli sono un capriccio”.

Nessuna porta in faccia – assicura la preside – tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità’. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”. Regole che non valgono solo per le treccine: messe al bando anche creste, shatush o altre acconciature carnevalesche. E ancora: no a bermuda, pantaloni stracciati, sandali, trucco pesante, ombelico scoperto, maglie e felpe con simboli che inneggiano alla violenza o a modelli sbagliati. Al bando anche i cellulari: sono vietati. E sia chiaro: “Sono regole che faccio rispettare anche ai docenti. Io per prima le rispetto”.

Imparano oggi quello che servirà loro domani – sottolinea Rotondo, da 36 anni alla guida dell’istituto comprensivo Alpi-Levi di Scampia – Immagino i miei alunni come i dirigenti di domani. Potranno mai andare a lavorare in bermuda o con l’ombelico scoperto o con treccine blu elettrico? Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT )

Dalla stampa nazionale:

(…) La famiglia del ragazzo con le treccine blu, però, ha deciso di proseguire nella battaglia che stanno portando avanti contro la scuola che ha discriminato il figlio. “Abbiamo contattato le forze dell’ordine, appena possibile sporgeremo querela”, ha spiegato la nonna sempre su Facebook.

Nemmeno la dirigente Rotondo ha intenzione di arretrare, anche se sui social è partito il linciaggio. Anzi. Ha annunciato che scriverà al ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, per spiegare il suo gesto e dimostrare che “dietro ogni regola c’è un valore formativo”. (…)

Il consigliere dei Verdi in difesa del ragazzo con le treccine blu – “Qualora quanto raccontato dalla signora (la nonna del ragazzo, ndr) dovesse essere confermato dalle evidenze – affermano il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli – saremmo di fronte ad un fatto di una gravità senza precedenti, una vicenda ai limiti dell’assurdo”.

“L’atto di escludere un ragazzo a causa delle treccine blu è discriminatorio e ingiustificabile. Tra l’altro stiamo parlando di un minorenne, un ragazzo di 13 anni, lasciato in strada mentre i genitori pensano che si trovi a scuola”, proseguono. “Abbiamo inviato una nota all’Ufficio scolastico regionale e al Miur evidenziando quanto raccontato dalla signora. Occorre appurare le responsabilità della dirigente scolastica in questa stucchevole vicenda”, concludono. Continua a leggere (Fonte: TPI.IT di Maria Teresa Camarda)

LE REGOLE DEL VESTIRE, UNA LEZIONE ANCHE A SCUOLA –  Insegnare i modi della civiltà, anche attraverso l’abbigliamento corretto in classe, non è una «ipocrisia anacronistica», come hanno scritto alcuni studenti. Ma un dovere della scuola. È una materia strana, che sta tra la filosofia e la storia dell’arte, e si chiama «Stile» (e non staremo a tenere una lezione sullo stretto rapporto tra Estetica ed Etica, ciò su come la Bellezza sia generatrice di virtù, e il brutto del Male). Così come dettare delle regole di comportamento, anche in fatto di guardaroba, non lede alcun diritto costituzionale. È solo un altro modo per preparare i ragazzi alla vita adulta, fatta di rapporti di lavoro, obblighi, relazioni sociali e soprattutto – sempre – buon gusto. E sapere come vestirsi, come stare a tavola, come parlare, non è un regolamento da college, semmai una carta vincente (rimane solo un parere di chi scrive: ma tra un inglese «fluente» e il saper abbinare abito e pochette alle diverse situazioni, continuerei a scegliere la seconda dote: mi è servita molto di più nella vita, ndr). Comunque…

Qualcuno a Schio – addirittura – ha porta in aula autorevoli riviste di moda che spiegano come bermuda e t-shirt, in estate, possano essere un dress code consono e rispettoso. «La volgarità e la maleducazione sono un’altra cosa» rispetto a un paio di jeans tagliati male, è vero. Ma il rispetto per sé e per gli altri (colleghi, compagni, professori), che vale qualcosa in più della semplice moda e dei freddi regolamenti, inizia sempre dallo stile. Continua a leggere  (Fonte:ILGIORNALE.IT di Luigi Mascheroni)

Fonte immagine: REPUBBLICA

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10 viaggi in treno da fare assolutamente

People For Planet - Lun, 09/16/2019 - 07:00

Da quello tra le Alpi a bordo del Trenino Rosso del Bernina al velocissimo Transrapid di Shanghai: ecco una serie di proposte per esperienze indimenticabili sui binari

viaggi in treno riescono a conservare ancora oggi un’incredibile dose di fascino. Sarà per il loro tragitto obbligato dai binari, sarà per l’atmosfera che si respira sui vagoni, o forse per la possibilità di incollare gli occhi sul finestrino e perdersi davanti al panorama che scorre veloce. Fatto sta che ancora oggi è possibile percorrere tratte inaugurate addirittura nell’Ottocento.

Come per esempio la linea ferroviaria Oslo-Bergen, che consente di immergersi nella natura più caratteristica del Nord Europa, tra lande di ghiaccio, canyon e fiumi, in un viaggio di 500 chilometri tra le meraviglie della Norvegia.

Continua a leggere su WIRED.IT di Filippo Piva

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I nostri chili di troppo pesano troppo sull’ambiente

People For Planet - Dom, 09/15/2019 - 16:00

Obesità e sovrappeso hanno un alto impatto ecologico: i cibi più calorici alzano le emissioni di CO2, per via delle maggiori risorse che richiedono.

Le cifre della (mal)nutrizione mondiale sono incredibili: se da una parte 820 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, dall’altra 2 miliardi ne hanno anche troppo. Pare impossibile trovare il giusto mezzo (e raggiungere l’utopico obiettivo #Famezero entro il 2030), e mentre denutriti e obesi aumentano di anno in anno la scienza scopre che i nostri eccessi hanno anche conseguenze ecologiche: secondo una ricerca italiana pubblicata su Frontiers in Nutrition, i cibi ad alto contenuto calorico sono anche quelli che utilizzano più terreno, più acqua ed emettono più gas a effetto serra.

MILIARDI DI TONNELLATE DI TROPPO. Lo studio ha preso in analisi le sette regioni della FAO (Food and Agriculture Organization), tra cui è compresa l’Europa, e ha stimato l’eccesso di peso corporeo della popolazione sulla base di alcuni parametri, come l’indice di massa corporea (BMI) e l’altezza, e spalmando l’equivalente calorico tra i diversi gruppi di alimenti disponibili in ogni nazione. Il risultato è lo spreco metabolico di cibo, ossia l’indicatore della quantità di alimenti extra ingeriti e del loro impatto ambientale – com’è stato definito da Mauro Serafini, ricercatore all’Università di Teramo e coordinatore dello studio. L’Europa si aggiudica la medaglia d’oro degli eccessi, con oltre 39.000 miliardi di tonnellate, seguita da Nord America e Oceania, con oltre 32.000 miliardi di tonnellate.

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Il ritorno in città di libellule e cicale

People For Planet - Dom, 09/15/2019 - 10:00

Si vedono e si sentono sempre più spesso. L’etologo: «È dovuto al caldo e al calo dei pesticidi. Mangiano le zanzare, ci fanno sentire in vacanza»

Cicale e libellule abitano sempre di più in città. Di notte le prime, soprattutto gli esemplari maschi, non si vedono ma si ascoltano con il loro caratteristico suono frinire nei parchetti e nei giardini, come già avviene da un po’ di tempo anche nel centro di Milano. Le libellule azzurrine l’altro ieri sono sciamate a migliaia nel quartiere di Borgo San Paolo a Torino occupando per alcune ore balconi e stendibiancheria. Libellule e cicale sono parte del nostro immaginario collettivo, popolano canzoni e favole, ma sono anche indicatori della bontà del nostro ambiente. Il loro incremento e l’arrivo nei centri abitati segnala il miglioramento dell’ecosistema che ci circonda oppure è una spia della rottura di un equilibrio precario?

Il ritorno – «La loro presenza è indubbiamente da classificare come un evento positivo sotto molti aspetti, anche se è giusto fare alcune precisazioni», risponde Diego Fontaneto, scienziato dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa-Cnr). «Si tratta di insetti che generalmente prediligono il caldo. Le cicale, poi, sono tipiche degli ambienti mediterranei con estati bollenti e secche. La loro proliferazione in ultima analisi è l’ennesima conferma dell’aumento delle temperature alle nostre latitudini». 

Continua a leggere su CORRIERE.IT di Paolo Virtuani

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Lo strano caso dell’animo umano: “I seminatori di zizzania e le sliding doors dell’agire quotidiano”

People For Planet - Dom, 09/15/2019 - 07:00

Fatto sta che ci sono micro o macro atteggiamenti che hanno il potere di cambiare l’aria che si respira, rendendola più leggera o più soffocante per tutti. 

Se, per la “teoria delle finestre rotte” di Wilson e Kelling, il bene chiama il bene e il degrado moltiplica il degrado, allora le nostre singole reazioni agli eventi quotidiani possono rappresentare una serie di sliding doors collettive.

Vediamone una manciata:

1) Al supermercato 
Quando apre un’altra cassa a fianco alla vostra, evitate di ingaggiare una lotta da centometrista con la vecchietta claudicante che era in fila ben più avanti di voi. Non è un volo low cost. E, anche lì: i posti oramai sono assegnati, ma che diamine vi correte?  

2) Al cinema, in un bar, in luoghi pubblici, insomma
Provate una nuova ebbrezza: bussate alla porta del bagno prima (e non dopo!) aver provato a sfondarla con tutta la vostra forza, per entrare. Magari per voi è uguale. Ma poi non vi lamentate delle condizioni in cui trovate il water, se avete fatto sobbalzare il povero cristo che era dentro. 

3) Per strada 
Si può sorridere a chi si incontra. E, no, non è una segnale di disponibilità sessuale: è allegria. Coloro i quali interpretano una donna che sorride agli sconosciuti come una poco seria hanno un problema. Loro. Non lei. Loro. Hanno un problema. E, a volte, diventano un gran problema. 

4) In giro 
Baciatevi per strada, camminate mano nella mano. Chiunque voi siate. Esprimono molta più fiducia nell’universo due uomini che si amano, rispetto a un lui e una lei che battibeccano sul nulla, per l’ennesima, banale sciocchezza quotidiana. Chi si ama ce lo faccia sapere. Chi non si ama più rinunci alla propria rassicurante infelicità. O almeno risparmi quell’angoscia a noi.  

5) Ovunque
Meno autocitazioni, meno “te l’avevo detto”. Più “avevi ragione”, più “mi piace questo di te”. Tra abbracciare gli alberi e mandare a fanculo le persone c’è tutto il possibile umano. Scegliamo chi essere, dove collocarci e perché. 

Alla fine, postate sui social video “l’orango mannaro rivede chi lo salvò dalla decapitazione da piccolo, la reazione è commovente” e poi non riuscite a gioire delle fortune del vicino? Non abdicate all’empatia. 
E non rinunciate ai gesti buffi. Come disse Sant’Alfonso Liguori: «È peccato mortale non ridere ogni volta che è possibile».

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Riapre la Pellico, la prima scuola a impatto 0 della Lombardia

People For Planet - Sab, 09/14/2019 - 19:00

Dopo 335 giorni di cantiere e per una spesa di oltre due milioni di euro, le medie varesine sono energeticamente autosufficienti e sicure

Sulle note di “We will rock you” dei Queen , gli alunni di seconda e terza della media Pellico di Varese hanno accolto i compagni di prima. Un momento trionfale, in un giorno importante per questa scuola che riapre dopo un anno di lavori che hanno trasformato completamente il vecchio edificio.

«La nostra è una scuola rock ma anche smart» ha commentato la dirigente Anna Politi. «La nostra accoglienza calorosa è per dire che questa è una scuola amica, che non vi lascerà mai soli. Siete campioni e, come campioni, dovrete impegnarvi per raggiungere grandi risultati».

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Fiamme in Congo e in Angola: gli incendi di cui nessuno parla

People For Planet - Sab, 09/14/2019 - 16:00

Se i roghi divampati nella Foresta Amazzonica hanno guadagnato le prime pagine di tutto il mondo, ci sono altri incendi – non meno pericolosi – di cui nessuno parla.

Anche i polmoni verdi dell’Africa sono in fiamme: dal 21 agosto, sono stati contati 6.902 incendi in Angola e 3.395 nella Repubblica Democratica del Congo.

«Le aree interessate sono principalmente quelle coperte dalla savana, un bioma che si trova in molte zone di transizione tra la foresta pluviale e il deserto o la steppa» spiega Legambiente.

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Creati due embrioni, si spera di salvare il rinoceronte bianco dall’estinzione

People For Planet - Sab, 09/14/2019 - 10:00

Sono due e in futuro saranno trasferiti in una madre surrogata. Successo del consorzio internazionale di scienziati, del quale fa parte anche l’italiano Cesare Galli

Un nuovo passo importante è stato compiuto per salvare il rinoceronte bianco settentrionale dall’estinzione: dagli ovociti prelevati e fecondati dalle ultime due femmine rimaste, è stato possibile ricavare due embrioni. Si tratta dei primi embrioni in vitro in assoluto mai realizzati per questa specie, e che possono segnare una svolta per salvarla dall’estinzione. Il risultato è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa da Cesare Galli, regista dell’operazione.

Gli embrioni sono ora conservati in azoto liquido, pronti per essere trasferiti in una madre surrogata in un prossimo futuro. Il gruppo guidato da Galli è riuscito a portare a maturazione e fecondare gli ovuli raccolti il 22 agosto scorso da Najin e Fatu, le due femmine che vivono a Ol Pejeta Conservancy in Kenya, con sperma dei maschi Suni e Saut, ormai morti.

“Abbiamo riportato dieci ovociti dal Kenya, cinque per ogni femmina. Dopo l’incubazione, sette sono maturati ed erano adatti alla fecondazione (quattro da Fatu e tre da Najin)”, dice Galli.

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L’amore è essenziale. Ma l’amicizia?

People For Planet - Sab, 09/14/2019 - 08:00

Le difficoltà nel coltivare le amicizie fanno meno notizia dei drammi sentimentali.
E sembra quasi che l’amicizia sia meno importante dell’amore.
E se è vero che i drammi di coppia fanno stragi mentali e fisiche è un peccato non accorgersi che gran parte del nostro benessere dipende dall’amicizia.
Si tratta di una forma di amore meno dirompente di quello sessuale ma non meno fondamentale.
L’amore per gli amici, uno per uno ma anche in gruppo: il senso di appartenenza a una comunità che ti sostiene, ti protegge, si prende cura di te e che ti induce a qualunque sforzo solidale, non per costrizione morale ma perché tu ami quella persona, è parte della tua vita.
Quando un amore sensuale finisce fa un gran rumore, quando si rompe un’amicizia meno. Esistono consulenti matrimoniali, non consulenti amicali.
E se per recuperare un amore una persona è disposta a compiere azioni mirabolanti meno si è disposti a impegnarsi per salvare un’amicizia.
Abbiamo dati statistici sui divorzi, nessuna informazione sul numero di amicizie che ogni anno finiscono. E quanti una volta trovato l’amore lasciano perdere gli amici? Come se avere amici non fosse essenziale per far fiorire la propria vita e quindi anche per far durare un amore…
E qui vorrei scrivere a proposito dei motivi che minano le amicizie, proprio perché se ne parla troppo poco.
La causa prima delle rotture è il tradimento della fiducia e del rispetto che sono i fondamenti dell’amicizia.
In amore tenere il punteggio come fosse una partita di calcio è deleterio: quante cose ho fatto io per te, quante tu me. Ugualmente è distruttivo conservare per anni, decenni a volte, la lista dei peccati compiuti dall’amante.
Ma nell’amore passionale c’è il sesso che a volte aiuta a superare la delusione di scoprire che lui non è il perfetto principe azzurro e lei non è l’infinitamente pura principessa. Con gli amici invece è più difficile superare gli scorni.
La nostra cultura è malata di vendetta: occhio per occhio. E se l’amico ti fa uno sgarro difficilmente c’è il perdono.
Ora lo so che a parlare di perdono si rischia di provocare rigetti perché si tratta di un’azione melensa e ti viene subito in mente la noia del catechismo sulla vita di San Francesco. A noi italiani, vendicativi con l’hobby della faida, il porgi l’altra guancia non è mai andato giù. Noi siamo tendenzialmente per la proliferazione moltiplicativa dell’azione deterrente nucleare: “Se mi cacci un dito nell’occhio, ti taglio la testa così impari!!!”
Credo che ti puoi ricordare parecchie storie di amici che si sono persi perché: “Mi ha detto Caio che tu gli hai detto che io sono un maiale putrido!”
Raramente viene in mente che se qualcuno ti racconta che qualcun altro ha detto, chi ti parla non è un amico.
La domanda che mi sono fatto un giorno è stata risolutiva: ma questa persona che mi riferisce queste parole, ben sapendo che mi fanno male, mentre Caio gliele diceva cosa ha fatto? Gli ha strappato il cuore a morsi oppure era lì che gongolava già pregustando il piacere di venirmi a spifferare quanto il mio amico sia traditore e falso e doppiogiochista ben sapendo in che misura ciò mi avrebbe fatto soffrire?

Quindi ho deciso che se una persona mi viene a riferire cattiverie dette su di me da un amico senza avermi portato anche il cuore ancora caldo del traditore, allora lo fa per farmi soffrire. E ho deciso di cancellare queste persone dalla mia personale lista dei viventi. E c’è da aggiungere che chi crede alle parole riportate apre infinite possibilità di sbagliare e soffrire inutilmente. Perché il senso delle parole è determinato dal contesto. Riportare una frase detta con tono scherzoso come se fosse pronunciata in tono malevolo è un crimine. Dar retta sciocco.
Da quando mi son detto “basta ascoltare i pettegoli” ho ridotto drasticamente i dissidi amicali.
Un altro progresso l’ho compiuto quando ho guardato con sagacia un’altra causa di stragi di amicizie. Tu dici una cosa e l’amico capisce Roma per Toma, lui ti accusa, tu neghi: “Ma non ho detto questo!”
“Sì, l’hai detto benissimo! Non sono sordo!” E via il sangue che scorre!
Qui c’è un grande problema. Le persone raramente si rendono conto che sono intelligenti solo a sprazzi, che comprendono una frase elementare solo a volte, che c’hanno la testa da un’altra parte e dosi troppo alte di paranoia nel sangue.
I veneti dicono che c’abbiamo tutti i 5 minuti di mona ogni giorno.
Hai la convinzione che la tua mente sia eccelsa? E come lo spieghi che a volte cerchi in tasca le chiavi di casa e non le senti nonostante siano proprio nella tua tasca e riesci ad accorgerti che ci sono solo al terzo tentativo? Comprendere che siamo intelligenti a volte e a volte rintronati fa crescere la pietà verso noi stessi e gli altri e diminuisce anche l’ansia da perfezionismo. La pietà verso i propri limiti induce alla comprensione e alla tolleranza verso gli altri. È una cosa importante che ti cambia la vita.
Io ho affrontato la questione in modo salomonico: “Caro amico, forse mi sono espresso male forse tu non hai capito nulla, comunque non ho mai pensato quel che ti è arrivato”.
È un ottimo modo per disinnescare la deflagrazione di un’amicizia.
Bisogna poi considerare anche la strana magia satirica che pervade il concatenarsi della vita.
A volte le apparenze si mettono d’accordo per dimostrarti che chi ritenevi un amico è un cane rognoso. Le prove sono indiscutibili. Cosa fai: pronunci la pena di morte oppure stai a guardare cosa succede nella seconda puntata?

(continua)

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“Piantiamo un albero per ogni italiano”, il progetto per contrastare il cambiamento climatico

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 15:00

Lʼiniziativa, portata avanti dal fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e da altre personalità, a nome delle Comunità Laudato Sì, ha lʼobiettivo di contrastare il riscaldamento globale

Il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e altre personalità, a nome delle Comunità Laudato Sì, lanciano un appello a “piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni italiano, per combattere la crisi climatica”. Secondo i promotori dell’iniziativa “Un albero in più”, “piantare alberi è la principale soluzione che abbiamo per far fronte al riscaldamento globale. Non risolve il problema, ma ci aiuta prendere tempo nell’attesa di cambiare stili di vita”.

La “crisi climatica” è sotto gli occhi di tutti. Il tempo per porre rimedio è poco, e allora un’idea semplice quanto rivoluzionaria: piantare alberi. Ogni persona può farlo, subito, perché “se vogliamo arrivare al 2030 in condizioni atmosferiche non irreversibili, il momento di agire è adesso”.

L’appello è rivolto a tutti, per fare qualcosa subito per salvare l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici ed è nato dallo scienziato Stefano Mancuso, Direttore Linv, International laboratory for plant neurobiology, dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili, a nome delle Comunità Laudato sì, e da Carlo Petrini, presidente Slow Food. All’iniziativa ha aderito subito anche il Wwf.

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Legalizzare la cannabis nuoce al mercato nero (seconda puntata): l’esperimento nello stato di Washington

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 15:00

Legalizzare la cannabis nuoce al mercato illegale, che si vede soppiantato da quello legale. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato sulla rivista Addiction dai ricercatori dell’Università di Puget Sound di Tacoma e dell’Università di Washington (Stati Uniti), secondo cui nello stato di Washington la legalizzazione della cannabis avvenuta nel 2012 ha comportato una diminuzione dell’acquisto della sostanza dal mercato nero.

Studio su duecentomila persone

Guidato dal chimico Dan Burgard, direttore del dipartimento di Chimica dell’Università di Puget Sound, il team di ricerca ha analizzato i campioni di acque di scarico di due impianti fognari che servono una comunità di duecentomila persone nello stato di Washington raccolti tra il 2013 e il 2016, ovvero dopo la legalizzazione della cannabis.

Leggi la nostra inchiesta: Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

I dati dalle acque di scarico

I dati raccolti dai campioni di acque reflue, scrivono i ricercatori, possono essere molto utili nello studio del consumo di sostanze utilizzate, sia legali che illegali: in alcuni casi addirittura la concentrazione dei metaboliti (i composti prodotti dall’organismo nel corso dei processi metabolici che vengono espulsi tramite l’urina o le feci) rilevati può essere utilizzata per calcolare a posteriori il numero effettivo di dosi di un farmaco utilizzato in una particolare area.

Cresce il consumo di cannabis legale

Finanziata in parte dal National Institute on Drug Abuse, l’ente di ricerca governativo degli Stati Uniti sul consumo di droghe, la ricerca sull’assunzione di cannabis legale nello Stato di Washington si è basata sulle analisi di 387 campioni di acque reflue raccolti in altrettanti giorni nell’arco di tre anni, dalle quali è emerso che il THC-COOH (il metabolita del THC, il principio psicoattivo della cannabis) presente nelle acque di scarico aumentava del 9% ogni trimestre. I ricercatori spiegano che, se da una parte le persone consumavano più cannabis, dall’altra preferivano acquistarla dai rivenditori legali: durante lo stesso periodo infatti le vendite della canapa legale hanno conosciuto un incremento di vendite del 60-70% ogni tre mesi. «Questi risultati – spiega Burgard – suggeriscono che molti utenti sono passati dal mercato illegale a quello legale».

La lotta al mercato nero

Secondo i ricercatori i risultati da loro ottenuti suggeriscono che la legalizzazione ha raggiunto uno dei suoi obiettivi principali, ovvero ridurre gli approvvigionamenti dal mercato nero. «Questo progetto è stato ideato per aiutare a comprendere come le vendite di cannabis per uso ricreativo per adulti influiscano sul consumo totale all’interno di una popolazione – afferma Caleb Banta-Green, ricercatore dell’Università di Washington e coautore dello studio – Riteniamo che questo potrebbe rappresentare uno strumento prezioso per i responsabili delle politiche locali, statali, nazionali e internazionali che si porranno il problema della legalizzazione della cannabis».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Hans Christian Gram, chi era il medico che ha scoperto i segreti dei batteri

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 14:00

Copenaghen, 13 settembre 2019 – Oggi Google celebra, col suo doodle, la nascita di Hans Joachim Christian Gram,  medico, patologo e farmacologo danese nato il 13 settembre 1853 e morto il 14 novembre 1938.

Gram studiò botanica all’Università di Copenaghen e fu assistente di Japetus Steenstrup. Il suo interesse verso le piante lo portò allo studio della farmacologia ed all’uso del microscopio.
Nel 1878 intraprese gli studi medici e si laureò nel 1883. Tra il 1878 e il 1885 viaggiò in diverse università europee. Nel 1891, Gram divenne lettore in farmacologia, e lo stesso anno fu nominato professore all’Università di Copenaghen. Nel 1900 diede le dimissioni dalla cattedra di farmacologia per assumere quella di Medicina Interna. Insegnò fino al 1923, quando si ritirò in pensione.

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È morto Charlie Cole, uno dei fotografi del “Tank Man” di piazza Tienanmen

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 11:00

È morto a 64 anni Charlie Cole, uno dei fotografi che il 5 giugno del 1989 a Pechino immortalarono il cosiddetto tank man, l’uomo di cui non si conosce l’identità che durante le proteste di Piazza Tienanmen ostacolò pacificamente i carri armati dell’esercito. Cole era nato in Texas, Stati Uniti, nel 1955 e da circa 15 anni viveva a a Bali, in Indonesia, dove è morto. La foto di Cole fu realizzata con un teleobiettivo dal balcone di un hotel, e fu in seguito pubblicata su Newsweek: grazie a quella foto, Cole nel 1990 vinse il World Press Photo, il più importante premio del più importante concorso di fotogiornalismo al mondo. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.ITÈ morto Charlie Cole, uno dei fotografi delle proteste di piazza Tienanmen del 1989)

Dalla stampa nazionale:

Pechino, primavera del 1989: dal 15 aprile intellettuali, studenti e semplici operai manifestano contro la tirannide comunista. Il 4 maggio sono addirittura in 100mila a marciare per le strade della Capitale chiedendo più libertà per i media e un dialogo tra la direzione del Partito e la società civile. La rivolta viene repressa nel sangue. Il 5 Giugno 1989, un uomo solo e disarmato si mise in mezzo alla strada e ingaggiò i carri armati. Teneva una busta nella mano sinistra e la giacca nella mano destra. Appena i carri armati giunsero allo stop il ragazzo sembrò volerli scacciare. In risposta, i carri armati provarono a girargli intorno, ma il ragazzo li bloccò più volte, mettendosi di fronte a loro ripetutamente, adoperando la resistenza passiva. Diverse sono le versioni su cosa si siano detti, tra le quali “Perché siete qui? La mia città è nel caos per colpa vostra”; “Arretrate, giratevi e smettetela di uccidere la mia gente”. (Fonte:LE PILLOLE )

ARRESTI E CENSURE: COSÌ IN CINA IL REGIME CANCELLA IL RICORDO DI TIENANMEN – Se le più avanzate app cinesi ci mettono la bellezza di una settimana per aggiornare i loro sistemi, qualche sospetto viene. Se lo fanno tutte insieme, i sospetti crescono. E se lo fanno proprio a cavallo del 4 giugno, la data innominabile per il Partito comunista cinese, il giorno del 1989 in cui i suoi leader mandarono l’esercito a sparare sulla folla di Piazza Tienanmen, i sospetti toccano il massimo. (…) il sospetto è che questa sia l’ultima frontiera del buco nero informativo creato dal governo cinese attorno alla strage di Tiananmen. Un vortice da cui quest’anno, trentesimo delicatissimo anniversario, non deve scappare neppure una scintilla di verità. Così insieme alle “consuete” misure di sicurezza, attivisti e testimoni della strage come le “madri di Tiananmen” tenuti agli arresti domiciliari o spediti in “vacanza” lontano da Pechino, eventi pubblici vietati, controlli di polizia rafforzati, le autorità sembrano dedicare una attenzione ossessiva alla Rete.

In parte stringendo le maglie della grande muraglia digitale, come è stato fatto con le versioni non cinesi di Wikipedia, rese inaccessibili già da aprile. In parte spingendo le stesse piattaforme ad auto censurarsi, come impongono le nuove e più stringenti regole sulla sicurezza informatica volute da Xi Jinping. Infine affidandosi a un esercito di censori in carne e ossa, che per l’occasione viene rafforzato di effettivi. Il controllo del discorso online non è certo una novità. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Filippo Santelli)

NON ABBIAMO MAI SAPUTO CHI FOSSE IL MANIFESTANTE DI PIAZZA TIENANMEN – (…) Il giovane che fermò il carro armato è oggi conosciuto come “Tank Man” (uomo del carro armato), o come “ribelle sconosciuto”. Non si sa che fine abbia fatto, anche perché non si sa chi furono le persone che lo portarono fuori dall’inquadratura di quel pugno di filmati che hanno documentato il suo gesto e lo hanno reso un simbolo di coraggio universalmente riconosciuto. Dal filmato sembrano altri manifestanti che vogliono metterlo al sicuro, ma alcuni reporter scrissero che erano agenti di polizia. Nel 1999 un ex collaboratore del presidente statunitense Richard Nixon disse che il giovane era stato fucilato un paio di settimane dopo le proteste. Storici e giornalisti che hanno cercato tra i documenti disponibili del Partito Comunista cinese, e che hanno intervistato funzionari e dirigenti governativi, hanno però riportato una versione diversa: il governo non riuscì mai a identificare e arrestare l’uomo. Ne sono nate ovviamente varie teorie, alcune pienamente complottiste: c’è chi ha scritto per esempio che si sia rifugiato a Taiwan, e che viva ancora lì.

(…) Nonostante siano diventate così iconiche, però, le immagini del “ribelle sconosciuto” non sembrano molto conosciute in Cina. Recentemente il ricercatore dell’università olandese di Utrecht Rutger van der Hoeven ha condotto una ricerca su 239 utenti di internet cinesi: un campione piccolo e poco rappresentativo, ma che dice pur sempre qualcosa. Ha scoperto che soltanto il 37 per cento di loro riconosceva la foto del “Tank Man”, contro il 49 per cento riscontrato tra utenti stranieri. Soltanto un intervistato su sei ha associato le immagini alle proteste di piazza Tienanmen. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

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Lo spreco dei medicinali si può ridurre, e tanto, se tutti i farmacisti si decidono a collaborare

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 10:00

Un milione e 300mila italiani consumano più di dieci medicine al giorno. Assurdo. Come il fatto che solo a Verona ogni anno finiscono nella spazzatura 320mila chili di farmaci non scaduti. Che cosa possono fare i farmacisti.

SPRECO DI FARMACI IN ITALIA

Lo spreco dei farmaci invade le nostre case, ogni giorno. E si consuma, puntuale come un orologio, nel triangolo dei nostri errori di consumatori, della scarsa collaborazione di medici e farmacisti, in qualche tendenza a favorire acquisti compulsivi da parte dell’industria farmaceutica.

Uno spreco di soldi, tanti soldi, privati e pubblici: ma innanzitutto, e prima a ancora, un grave spreco di salute, in quanto tanti e troppi farmaci non hanno mai fatto bene a nessuno. Per capirlo bene basta scolpirsi in testa un numero: 1 milione e 300mila italiani consumano, ogni giorno, più di 10 medicine a testa. Vi sembra possibile? Non è evidente che dietro queste cifre ci sia qualcosa che non torni, anche per la nostra salute?

SPRECO DI MEDICINALI IN ITALIA

Ogni anno gettiamo nel cestino della spazzatura, in media, un chilo di medicinali. Confezioni integre e mai aperte, acquistate con compulsione e finite negli armadietti fino alla scadenza: infatti il 40 per cento dei farmaci conservati dalle famiglie italiane ha superato il limite di validità. È inservibile. Molto spesso i farmaci li auto-prescriviamo, anche laddove è indispensabile l’autorizzazione dei medici, e li auto-sospendiamo, come se potessimo decidere in autonomia le nostre cure, anche le più delicate: si calcola che su 16 milioni di ipertesi solo la metà accettano le cure per il periodo necessario (di solito molto lungo), mentre gli altri 8 milioni li prendono per due-tre mesi e poi li buttano. Le pillole che più sprechiamo, secondo i dati dell’Agenzia nazionale del farmaco, sono gli antibiotici, e a seguire gli analgesici, gli sciroppi, i farmaci per l’ipertensione e per lo scompenso cardiaco, gli antiaggreganti e gli anticoagulanti. Tutte medicine costose.

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“La carne ‘vegan’? Ha troppo sale aggiunto”.

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 09:14

La fama di essere tout court benefici per la salute si infrange spesso leggendo l’elenco degli ingredineti: se paragoniamo la versione “vegan” di molti alimenti industriali venduti nei supermercati con quella dei cibi “tradizionali” scopriamo che, i primi, spesso contengono più sale, grassi e zuccheri aggiunti. Lo abbiamo dimostrato con un confronto sul numero di giugno 2019 (“Ecco cosa finisce nel cibo vegan“) e ora arriva una conferma autorevole. Una ricerca commissionata dalla Heart Foundation e dal Dipartimento Sanità e condotta dal George Institute for Global Health di Melbourne, ha analizzato un gran numero di prodotti alternativi alla carne (hamburger, falafel, salsicce a base di tofu, soia e cereali) e i risultati non sembrano lasciare molti dubbi: molti sono sono ricchi di sale aggiunto, il cui alto consumo è legato all’ipertensione. Ad esempio gli autori della ricerca hanno accertato che 100 grammi di bacon “vegetale” contenevano circa 2 grammi di sale, un terzo del consumo giornaliero raccomandato, mentre una marca di tortini di carne “vegetale” conteneva metà del consumo raccomandato. “Il più alto contenuto medio di sale – scrive la responsabile dello studio, la nutrizionista di salute pubblica Clare Farrand – è stato misurato nel bacon senza carne, seguito dai falafel e dalle salsicce a base di tofu”.

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