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Bolsonaro: “LʼAmazzonia non è un patrimonio dellʼumanità”

People For Planet - Mer, 09/25/2019 - 15:00
(Fonte: Agenzia Vista)

Dalla stampa nazionale:

(…) Il “polemico” discorso di Jair Bolsonaro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite segna l’ennesimo punto di rottura nel modo in cui il Brasile presenta la sua politica per l’Amazzonia e certamente non aiuterà a migliorare l’immagine internazionale del suo governo. A dirlo è stato Rubens Barbosa, prestigioso ex diplomatico brasiliano. “Credo che la prima impressione e’ che il presidente ha pronunciato un discorso polemico, affrontando una serie di questioni in un modo che sicuramente non servirà a migliorare la percezione internazionale della sua amministrazione”, ha detto Barbosa.

Secondo l’ex diplomatico, Bolsonaro “si è espresso in modo molto forte contro gli indigeni e le organizzazioni non governative, lanciandosi contro posizioni sulle quali esiste ormai un consenso nella comunità internazionale”, con le sue critiche contro “l’ambientalismo radicale e l’indigenismo superato” che sarebbero alla base della “strumentalizzazione” delle comunità indigene dell’Amazzonia. Continua a leggere (Fonte: TGCOM24.MEDIASET.IT)

(Fonte: United Nations)

(…) L’Italia, che ha un ruolo da protagonista all’interno della coalizione per la transizione energetica – una delle nove coalizioni create per affrontare le questioni più stringenti di questa necessaria riconversione verde – è stata molto presente durante i lavori del summit e delle giornate preparatorie, con una delegazione che includeva il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e quello dell’Ambiente Sergio Costa.

Il premier Conte è intervenuto al summit in serata, prima del discorso di chiusura del segretario generale. Ha ribadito l’impegno dell’Italia a supportare l’Accordo di Parigi, a raggiungere la neutralità entro il 2050 ed eliminare il carbone entro il 2025, oltre che ad ampliare lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di energie rinnovabili, anche di nuova generazione.

“Il nostro governo sta perseguendo uno dei programmi per uscire dalla CO2 più ambiziosi al mondo – ha detto Conte citando anche i meriti del settore privato –. Il nostro governo ha lanciato un new deal verde”. Il presidente del Consiglio ha poi ufficializzato la partnership con il Regno Unito sulla Cop 26 che si terrà oltremanica con una serie di eventi preparatori in Italia, nel 2020. Continua a leggere (Fonte: LIFEGATE.IT)

(…) Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Uniti a New York: “Il futuro non appartiene ai globalisti, ma ai patrioti, appartiene a nazioni sovrane e indipendenti che proteggono i loro cittadini, rispettano i loro vicini e onorano le differenze. La Cina? Protegga Hong Kong. Guerra ai social media: non metteranno a tacere la gente”

Dai globalisti alla Cina, dall’Iran alla guerra ai social. Con il discorso tenuto questo pomeriggio all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York Donald Trump ne ha avute per tutti. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti preso la parola davanti ai leader mondiali nel corso dell’incontro in cui, tra i temi più discussi, ci sono i cambiamenti climatici e il possibile conflitto tra Teheran e Washington. Tra i passaggi chiave contenuti nelle dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca un avvertimento a tutti gli Stati da un angolo all’altro del mondo: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga la nazione più potente di tutte. Speriamo di non dover usare mai questa potenza. Non cerchiamo il conflitto con nessun paese. Vogliamo pace e cooperazione ma io non smetterò mai di difendere gli interesse americani” Continua a leggere (Fonte: FANPAGE.IT di Ida Artiaco)

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Ventotene, la scuola salvata da una bambina

People For Planet - Mer, 09/25/2019 - 10:00

Grazie a un’alunna di terza media, la scuola secondaria inferiore resta in piedi con un corso di preparazione agli esami

Grazie a una ragazzina, a un’unica alunna che l’ha salvata. 
Siamo a Ventotene, dove i bambini giocano per strada da soli, nei vicoli, tra le case gialle e rosa. O al porto, tra le barche colorate dei vecchi pescatori. Perché sull’isola tutti conoscono tutti e non ci sono pericoli.

Due anni fa il Comune (in provincia di Latina) propose di accogliere dei piccoli migranti con le loro famiglie per scongiurare la chiusura della secondaria di primo grado (la media), la Altiero Spinelli, rimasta senza alunni: ma molti degli isolani non erano d’accordo. “Ventotene – diceva una delle madri, Rossella De Bonis – non è pronta. Qui abbiamo tanti problemi, prima aiutate noi”. “Non abbiamo neanche il medico – rincarava Cataldo Matrone, padre di quattro figli – ospiteremo quando ce lo potremo permettere”.

“L’isola è piccola – era il parere di un altro papà, Raffaele Taliercio – un migrante che arriva da fuori con moglie e figli potrebbe toglierci il lavoro”. Le proteste furono tanto dure che il progetto venne annullato. La scuola era condannata. Ma quando ormai sembrava che non ci fosse più nulla da fare, è arrivata Giada (nome di fantasia): grazie a lei la chiusura è stata sospesa. 

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In Italia avremo sempre il razzismo negli stadi

People For Planet - Mer, 09/25/2019 - 07:00

Il clamore di questi giorni è dovuto alle parole di Infantino. Ma è clamore posticcio. La realtà è quella descritta al Paìs da Fiona May. La lettera della Curva Nord interista è ampiamente condivisa.

È difficile far comprendere ai non italiani quel che accade nei nostri stadi e in generale nel nostro Paese. Qualcuno potrebbe chiedersi: come mai in Italia non si riescono a prendere provvedimenti nei confronti dei comportamenti razzisti? La risposta è molto semplice: perché non li si considera tali. Quel che nel Regno Unito, in Francia, in Spagna, in Germania, negli Stati Uniti, viene considerato razzismo, in Italia non lo è. Tutto il resto è pantomima. Sono fiction mediatiche dovute a circostanze. L’ultima è stata la dichiarazione del presidente della Fifa Infantino. Come succede a scuola: poiché ha parlato il numero uno della Fifa, allora si fa finta di considerare il razzismo un problema. Giusto il tempo che la maestra esca di classe.

Qualche anno fa, alla guida della Federcalcio venne eletto Carlo Tavecchio protagonista di frasi razziste sui giovani calciatori di colore. Nessuno diede peso a quest’episodio. Quel che conta, in Italia come altrove, sono gli accordi potere. E in Italia, a differenza di altri luoghi, non c’è una facciata da salvaguardare. Abbiamo ripetuto mille volte che il primo provvedimento di Tavecchio fu annacquare la norma sulla discriminazione territoriale. Fu votato da tutti i presidenti.

Soltanto per rimanere agli ultimi episodi, altrimenti facciamo notte, e cioè Kessié Lukaku e Dalbert, la trama che ne è seguita è stata sempre la stessa. Nessuno allo stadio, degli uomini preposti, ha sentito i buu. È come se fosse stata una allucinazione collettiva. E tutto è finito in cavalleria. Andrebbero però archiviate dichiarazioni come quella di Gasperini, oppure il comunicato del Verona. Mentre è passato sotto silenzio quello di Zhang che di fatto si è allineato agli usi italiani e ha difeso il comunicato con cui la Curva Nord – scrivendo l’assoluta verità peraltro – spiegava a Lukaku che i buu da noi non sono considerati razzismo, sono un modo per infastidire l’avversario.

Oggi sul Paìs Fiona May ha definito deludente la sua esperienza in Federcalcio. Venne chiamata – come specchietto per le allodole, diciamo noi – per un progetto contro il razzismo. Queste le sue parole oggi: «Ho lasciato due anni fa anni perché non è cambiato nulla, nulla è stato deciso. Non era la loro priorità. È stata un’esperienza deludente».

Il nuovo mantra del calcio italiano è: “la responsabilità è individuale”. E oggi Repubblica ricorda che “l’unico stadio italiano in cui i responsabili di ululati sono stati individuati e colpiti da Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è l’Olimpico di Roma (era il 2016), grazie a telecamere di sicurezza dotate di microfoni”.

Sono passati tre anni, molti altri impianti sono stati dotati di telecamere. Ma è inutile se manca quello che altri definirebbero il background culturale. Manca la presa di coscienza. Lo stadio in Italia è sempre stato considerato una sorta porto franco, una zona libera in cui di fatto le leggi del codice civile e del penale perdono la loro efficacia. Basta guardare anche il curriculum di alcuni capi ultrà che hanno avuto problemi con la giustizia. Probabilmente se avessero compiuto gli stessi reati lontano dal calcio, dalle curve, sarebbero finiti in galera per più tempo. Il calcio ammorbidisce, attenua. C’è più tolleranza. Al fondo, gli italiani si mostrano scettici verso tutto questo bla bla bla sul razzismo. Proprio non lo capiscono. Non è un caso se gli unici uomini di calcio che si mostrano stupiti e indignati per quel che accade negli stadi italiani sono persone che hanno lavorato all’estero: Ancelotti, Conte, Mancini. La speranza è che possano essere di più. Il timore, invece, è che molto presto possano andare via.

Fonte: IlNapolista

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Ancora amianto: 96mila siti contaminati e 6mila vittime l’anno

People For Planet - Mar, 09/24/2019 - 15:03

“In Italia 6mila persone all’anno continuano a morire per l’amianto e sono 96mila i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del ministero dell’Ambiente”. A denunciarlo è stato il presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) Alessandro Miani durante il convegno ‘Amianto: gestione del sistema e tutela della salute’, tenutosi ieri al Cnr a Roma.

«L’esposizione ad amianto, infatti, causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonareha sottolineato Miani. Un problema serio che tuttavia ancora non gode di un’agenda realmente condivisa tra le istituzioni e le amministrazioni locali e regionali: “Per affrontare il problema in modo strutturale” secondo Miani, “è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, per integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali”. 

Non è più possibile rimandare, anche a detta dei geologi, presenti al convegno tramite il portavoce Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi: “Nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa, a distanza di vent’anni dall’emanazione della legge che stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto (ndr. divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono), il problema dell’amianto tocca da vicino, oltre che l’aspetto sanitario anche quello geologico”. 

Quanto è determinante il lavoro dei geologi nella risoluzione del problema dell’amianto?

“La conoscenza geologica può essere, infatti, fondamentale per consentire l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree”, ha sottolineato Giovine. L’amianto è infatti un minerale naturale appartenente al gruppo dei silicati ampiamente utilizzato nell’edilizia a partire dagli anni ’40, specie per la costruzione di tegole, canne fumarie e tubature per via della grande resistenza al calore e del potere isolante, qualità che lo rendevano ideale per la realizzazione di coperture in Eternit, una miscela di amianto e cemento. “Il Consiglio nazionale dei geologi con la Società italiana di medicina ambientale (Sima)” ha proseguito Giovine, “intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre”.

E l’Europa? 

Guardando specificatamente all’Unione europea, nonostante gli sforzi profusi dai singoli Stati membri, inclusa l’Italia, la situazione rimane preoccupante con dati negativi anche in termini di costi economici. L’impatto dell’amianto per i soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Unione europea (Gran Bretagna inclusa) copre lo 0,7% del Pil dell’Unione europea, circa 410 miliardi all’anno.  

Non solo brutte notizie: stanziati 870mila euro 

Durante lo scorso Governo sono stati stanziati 870 mila euro in oltre 100 Comuni italiani per rimuovere l’amianto dagli edifici pubblici, per un totale di 140 interventi. 

A fine agosto 2019 il Ministro dell’ambiente Sergio Costa annunciava l’avvenuta pubblicazione in Gazzetta ufficiale della graduatoria dei primi progetti di bonifica che avrebbero goduto dei finanziamenti per liberare dall’amianto le strutture pubbliche. Una manovra che, seppure modesta, avrebbe innestato un meccanismo virtuoso tra gli enti pubblici, come lo stesso ex ministro Costa auspicava: “Invito tutti gli enti pubblici a produrre progetti cantierabili che saranno finanziati”. Un passo in avanti che il nuovo Governo deve impegnarsi a proseguire, il prima possibile

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“Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo”

People For Planet - Mar, 09/24/2019 - 15:00

Coincide con il cinquantenario di Mistero Buffo la pubblicazione del nuovo libro di Jacopo Fo (che diventa anche spettacolo) in cui svela il significato di crescere con due celebri e straordinari genitori come Dario e Franca. Paola Marinozzi lo ha intervistato

Guarda il video su RAINEWS.IT

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Tassa #merendine: il web si scatena tra ironia e consenso

People For Planet - Mar, 09/24/2019 - 10:46
(Fonte: Pupia News – Minuto 3)

Dalla stampa nazionale:

TASSA SULLE MERENDINE? PERCHÉ È UN’OTTIMA IDEA. Il nuovo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti propone una tassa sulle merendine, e giù di risate. Un’ottima idea, ma non per i motivi che intende il Ministro.

Roba da scolaretti, ha detto in ogni modo l’opposizione (anche se, al momento, è piuttosto complicato distinguere chi sta all’opposizione da chi sta al governo). Stupidaggini, hanno ribadito i critici. Una cazzata, ha detto – papale papale – l’ex vicepremier Matteo Salvini in un video postato sui suoi social (…)no studio scientifico inglese, pubblicato dal British Medical Journal e riportato dal The Guardian,  mostra come una tassa del 20% su snack, biscotti, torte e dolci avrebbe “un enorme impatto” sui livelli di obesità, con una riduzione di oltre il 10% della popolazione con problemi di peso. Peraltro, nel Regno Unito (come in più di altri cinquanta Paesi nel mondo) una tassa sulle bevande zuccherate (la Soft drinks industry levy, generalmente nota come “sugar tax”) già esiste, ed è nata sia per scoraggiare l’acquisto da parte dei consumatori che per incentivare le industrie a produrre bibite con minori quantità di zuccheri.

Non esattamente una cazzata, quindi, visto che prima di noi, oltre al Regno Unito, ci hanno pensato Paesi come Francia (2012), Portogallo (2017), Belgio (2016), Irlanda (2018), Norvegia (2018), e perfino gli Emirati Arabi Uniti (2017), dove la tassa è addirittura del 50%. Il tutto, certo, nell’ottica di promuovere un’alimentazione migliore. Non certo con l’obiettivo di spremere il consumatore.

Perché, se c’è una cosa che spiace nelle parole del ministro Fioramonti, è leggere che la sua proposta sembra avere poco o nulla a che vedere con la volontà di diffondere una cultura dell’alimentazione più attenta. No, la sua viene presentata come una semplice idea per recuperare denaro. Continua a leggere (Fonte: DISSAPORE.COM di Valentina Dirindin)

COME FUNZIONA LA TASSA SU MERENDINE E BIBITE NEL MONDO – Dal Regno Unito alla Francia, dalla Norvegia al Messico, aumentano gli Stati che applicano gabelle sulle bevande zuccherate o sugli snack dolci, come ora pensa di fare l’Italia.

Nelle prossime settimane il governo italiana dovrà discutere la manovra finanziaria per il prossimo anno, e come sempre spunta il problema di dove trovare le risorse. Tra le ipotesi avanzate, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è tornato a parlare di una possibile tassa sulle merendine e sulle bevande zuccherate, come riporta Ansa. Si tratterebbe di un sovrapprezzo su bibite e prodotti dolciari per disincentivarne l’abuso e salvaguardare la salute.

Da parte delle associazioni di settore è arrivato subito un secco no. Assobibe, per esempio, respinge la proposta indicando che sarebbe “dannosa” per le imprese italiane e produrrebbe una riduzione delle vendite del 30%, oltre ridurre i consumi finali per l’11% del valore.

La cosiddetta sugar tax esiste già in alcuni Paesi e riguarda nella maggior parte dei casi. A livello di principio, si regge su alcuni punti centrali come l’incentivare i produttori a ridurre l’uso di zuccheri, vietare la pubblicità di alimenti zuccherati ai bambini e promuovere un’alimentazione più sana riducendo i rischi di obesità nella popolazione. Continua a leggere (Fonte: WIRED.IT di Andrea Pitozzi)

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La prima barca al mondo completamente trasparente

People For Planet - Mar, 09/24/2019 - 10:00

È stata presentata al Salone Nautico di Genova, la fiera internazionale della nautica in corso a Genova fino al 24 settembre, la prima imbarcazione trasparente mai realizzata prima. Una vera e propria rivoluzione dal mondo delle barche per chi vuole raggiungere e scoprire le baie più nascoste e i fondali più interessanti dei nostri mari.

È in corso fino al 24 settembre 2019 il Salone Nautico di Genova, la più importante fiera internazionale della nautica in Italia. Come ogni anno sono tate le novità presentate dagli armatori che vengono da ogni parte del mondo per il Salone. Quest’anno l‘idea più innovativa è la prima barca al mondo totalmente trasparente. Si tratta di una lancia da 2,5 metri che permette di raggiungere e scoprire le baie più nascoste e i fondali più interessanti dei nostri mari. Unico nel suo genere, elegante e comodo, questo scafo a carena catamarana consente di ammirare la bellezza dei fondali marini.

Perfetta per lo studio della flora e della fauna marina, la barca trasparente è una vera rivoluzione per il mondo delle barche. Grazie allo scafo trasparente, l’imbarcazione presentata al Salone Nautico di Genova 2019 dalla Verga-Plast Nautica apre nuovi scenari per chi desidera esplorare i mari e scoprire i fondali meravigliosi.

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Per recuperare Vettel, la Ferrari rischia di perdere Leclerc?

People For Planet - Mar, 09/24/2019 - 07:12

Il Gran Premio di Formula 1 di Singapore possiamo definirlo a lento rilascio. Non sappiamo, non possiamo ancora prevedere quali conseguenze comporterà quel che è accaduto domenica nei box della Ferrari. Innanzitutto ricordiamo che la scuderia di Maranello ne ha piazzate due ai primi due posti. Primo Vettel, secondo Leclerc. Ma non è questo il punto. Il punto è che, su un circuito in cui i sorpassi sono praticamente impossibili, la gara è stata decisa ai box. E ai box, mentre in testa c’era Leclerc, hanno richiamato con qualche giro d’anticipo Vettel – in gergo automobilistico quest’operazione viene definita undercut – che ha approfittato della successiva pista libera, ha piazzato un gran tempo e ha finito col superare il compagno di scuderia.

Una mossa che Leclerc non ha preso benissimo

Ha chiesto spiegazioni sia in gara che dopo. Era in testa e aveva pure centrato la pole position. È lui, a quasi 22 anni, l’astro nascente della Formula Uno. In poche gare, a Maranello ha praticamente detronizzato il quattro volte campione del mondo. Il francesino si sente talmente forte che a Monza, durante le prove, non ha avuto alcun timore a compiere una scorrettezza che ha sfavorito Vettel. Si sente, forse si sentiva, il numero uno di fatto. Lo ha dimostrato in pista.

Dai box, però, domenica gli hanno lanciato un segnale

Non in maniera esplicita, ma per chi segue un po’ la Formula Uno il messaggio è arrivato forte e chiaro. Decide ancora la scuderia. Ufficialmente la spiegazione è stata: «Era l’unica possibilità per arrivare primo e secondo. Poi Vettel è stato bravo all’uscita dai box». Ha sfruttato le gomme nuove, è questa la strategia. Una vittoria che mancava ormai da un anno per il tedesco. Sembrava psicologicamente a pezzi, anche se lui ha sempre negato.

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Per capire lo stato d’animo di Leclerc, basta leggere il quotidiano sportivo francese l’Equipe la cui cronaca è un susseguirsi di sospetti sulla strategia di Maranello che ai parigini è parsa una mossa scientifica per consegnare la vittoria a Vettel. La competizione interna fa parte del gioco ma il gioco deve essere chiaro.

Tutto passa, o quasi. Non sempre, per la verità. Soprattutto in Formula Uno.

Leclerc è molto giovane e a Singapore non c’era in ballo il titolo Mondiale, a meno di un imprevedibile crollo della Mercedes di Hamilton. Ma qualcosa potrebbe essersi rotto. Nessuno toglie dalla testa del francese la sensazione che la scuderia gli abbia fatto uno sgarbo, gli abbia impedito di vincere il Gran Premio. E se si apre una crepa nel rapporto scuderia-pilota, poi è difficile da rimarginare. La Ferrari ha un indiscutibile fascino. Però Leclerc è, con Verstappen, il futuro della Formula Uno. Non ci sono segnali di una rottura, nemmeno nei libri di fantascienza. Ma in Formula Uno l’aspetto psicologico, la fiducia, è tutto. Bisogna aspettare qualche settimana, o forse mese, per capire se il Gran Premio di Singapore avrà lasciato strascichi importanti, oppure no. Di certo non sarà dimenticato in fretta.

Foto di Michael4Wien da Pixabay

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Hai una pensione complementare? Fai attenzione…

People For Planet - Lun, 09/23/2019 - 15:00

Proteggete la vostra vecchiaia e fate attenzione ai fondi pensione, complementari rispetto al trattamento pensionistico pubblico, oggi sempre più necessari (almeno per chi ha massimo 50-55 anni) per poter vivere dignitosamente l’età non lavorativa.

I fondi pensione complementari potrebbero riservarvi qualche spiacevole sorpresa. Partiamo dal fondo.

Se proprio avete qualche risparmio da parte e credete nel mercato immobiliare (case, ville, opifici eccetera) ma non potete realizzare il sogno della vostra vita, allora investite in una multiproprietà, ma non lasciatevi abbagliare dalle sirene dei fondi immobiliari. Così almeno potrete godervi una vacanza in un bel posto, mentre con un fondo immobiliare rischiate di non andarci mai più in vacanza! Ma forse neppure in pensione!

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I fondi immobiliari, che negli ultimi vent’anni hanno accumulato notevoli perdite, oggi compaiono poco tra le offerte delle banche (ho detto «poco» ma non sono scomparsi!), mentre li ritroviamo in quantità industriale nei fondi pensione e anche nelle casse previdenziali dei lavoratori autonomi: Enasarco, ENPAM, ENPAP, Inarcassa eccetera.

Pertanto milioni di italiani sono obbligati, solo perché iscritti a una di queste casse, a tenersi sul groppone investimenti senza averli scelti e magari senza sapere quanta spazzatura stanno comprando con il proprio sudore.

A tal proposito vi consiglio di chiedere sempre quanta parte del capitale di un fondo pensione è investito in fondi immobiliari. Se supera il 3%, non sottoscrivete nulla!

I fondi immobiliari entrano in scena alla fine degli anni Novanta. Si tratta di un prodotto finanziario di investimento che dovrebbe permettere, a chi possiede qualche risparmio da far fruttare, di acquistare quote di un patrimonio immobiliare. Ma per capirne la portata speculativa è meglio spiegare di che cosa si tratta.

Il concetto che sta dietro ai fondi immobiliari è: se non posso comprarmi una villa al mare, almeno me ne compro un pezzo.

Tuttavia, si tratta di un tipo d’investimento molto restrittivo, definito «chiuso» perché prevede il rimborso della quota investita solo al raggiungimento di una certa scadenza, che di solito è minimo di dieci anni! Prima di allora, quindi, non potrete riavere indietro i vostri soldi. Soprattutto, è un prodotto poco chiaro che non è mai oggetto di alcuna attenzione da parte degli organi di controllo per la violazione della legge sulla trasparenza bancaria.

C’è però un’eccezione: è possibile acquistare o vendere quote sul mercato purché vi sia una negoziazione, cioè se quel fondo viene quotato in Borsa.

Attenzione però: a quanto detto si aggiunge il fatto che i fondi immobiliari, sebbene spesso quotati in Borsa, restano comunque strumenti molto poco «liquidi», cioè poco vendibili rispetto a titoli di Stato, obbligazioni e azioni. Pertanto potrebbe essere più difficile trovare a breve una controparte che compri. Questo implica che spesso ci si deve accontentare di un valore inferiore a quello della propria quota, cosa che certamente i risparmiatori non sanno, altrimenti di fondi se ne venderebbero assai meno.

Ora capite perché in questi ultimi anni sono state chieste così tante proroghe alle scadenze dei numerosi fondi in circolazione. Perché alla scadenza, che come ho detto è dopo almeno dieci anni, quei risparmi avevano un valore inferiore a quello che avevano quando sono stati investiti.

I giornali hanno spesso dato risposte fumose e tecniche che non sono certo servite a orientare il risparmiatore, anzi gli hanno lasciato una residua speranza di guadagno che però è presto scemata.

I fondi immobiliari sono prodotti a rendimento non garantito, ma le cui spese a carico del cliente sono assicurate e sono di due tipi: la commissione di sottoscrizione, che di solito varia dall’1% al 4% in base all’importo investito, e la commissione di gestione, spesso «scalettata» secondo una progressione che mediamente prevede l’1% per il primo anno e l’1,5% all’anno dal secondo in poi.

Ma quanto rendono i fondi immobiliari? È un dato difficile da calcolare, poiché solo i fondi cosiddetti «retail», cioè quotati in Borsa e destinati ai risparmiatori, hanno l’obbligo di dichiarare la performance. Scenari Immobiliari, istituto indipendente di studi e ricerche che analizza i mercati immobiliari in Italia e in Europa, per il 2017 parla di un rendimento dei fondi retail e di alcuni fondi riservati pari allo 0,4%: in lieve miglioramento rispetto allo 0,2% del 2016, ma comunque piuttosto risicato.

Insomma, calcolate voi la differenza tra i costi certi (commissioni) e i ricavi (incerti e poco trasparenti) e non ci sarà bisogno di Warren Buffett per capire che è meglio stare alla larga da questi prodotti.

Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

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Al via il summit Onu sul clima: avremo 10 milioni di sfollati, ma Trump snobba

People For Planet - Lun, 09/23/2019 - 11:51

(Fonte: WWF Italia )

Dalla stampa nazionale:

Prende il via oggi il Climate Action Summit, l’incontro di capi di Stato e di governo organizzato a margine dell’Assemblea Generale per fare il punto sugli sforzi di ciascuno in vista della 25esima Conferenza delle Parti che si terrà il prossimo dicembre in Cile e per decidere quali strategie attuare per fermare i cambiamenti climatici. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ha fortemente voluto l’incontro, ha chiesto a ciascun Paese di portare proposte concrete e non limitarsi a dichiarazioni d’intenti.

L’urgenza, è ridurre le emissioni del 45 per cento entro il 2030, bloccare nuove centrali a carbone e porre fine ai finanziamenti delle energie fossili. Il vertice non si concluderà con un documento vincolante, ma con una dichiarazione già firmata da 30 capi di stato, Mattarella compreso. Fra gli interventi più attesi c’è naturalmente quello della Cina. Mentre Paesi altamente inquinanti come Brasile, Giappone, Arabia Saudita, Australia e Corea del Nord hanno già fatto sapere che non presenteranno piani. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Anna Lombardi)

L’ALLARME ALLA VIGILIA DEL VERTICE SUL CLIMA ALL’ONU: NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI È CALDO RECORD. È il quinquennio più caldo di sempre, quello 2015-2019. A metterlo nero su bianco è un rapporto della World Meteorological Organization (Wmo) diffuso alla vigilia del vertice sul clima all’Onu. In questi ultimi cinque anni, secondo il report, «la temperatura media è stata superiore di 1,1 gradi rispetto all’epoca preindustriale (1850-1900) e maggiore di 0,2 gradi rispetto al quinquennio 2011-2015». L’allarme degli scienziati si concentra anche sul significativo innalzamento dei livelli del mare: mentre in media, dal 1993, il tasso di aumento corrispondeva a 3,2 mm all’anno, il valore è passato a 5 mm nell’ultimo quinquennio. Crescono anche le emissioni di CO2.

«L’innalzamento del livello del mare è accelerato e temiamo un brusco calo delle calotte glaciali dell’Antartico e della Groenlandia, che aggraverà il futuro innalzamento», dice il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas. Continua a leggere (Fonte: OPEN.IT)

Domani (ndr lunedì 23 settembreDonald Trump non parteciperà al vertice Onu sui cambiamenti climatici . E’ quanto emerge dall’agenda del presidente Usa, che al Palazzo di Vetro, in concomitanza con l’evento dedicato al clima, parteciperà invece ad una sessione dedicata alle persecuzioni religiose nel mondo. Al vertice sul clima, previsto alla vigilia della 74esima edizione dell’Assemblea generale dell’Onu, gli Usa saranno rappresentati da Marcia Bernicat, sottosegretario per gli oceani e affari internazionali di carattere scientifico e ambientale, ha reso noto il dipartimento di Stato.

Secondo quanto riferito dai medi americani, non ci saranno dichiarazioni, lasciando gli Stati Uniti in silenzio su una questione che il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha definito “una minaccia esistenziale diretta” al mondo. La decisione non potrà che apparire come ulteriore conferma dell’indifferenza rispetto al vertice sul clima, che si terrà nello stesso palazzo nello stesso giorno e che vedrà la partecipazione di leader come Boris Johnson, Emmanuel Macron, Narendra Modi. Continua a leggere (Fonte: ADNKRONOS.COM)

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Condividendo dati e informazioni si può sconfiggere la fame nel mondo

People For Planet - Lun, 09/23/2019 - 10:30

L’iniziativa è nata a seguito del G8 nel 2012 e ha raggiunto enormi traguardi grazie alla condivisione di dati e informazioni: “un diritto che ogni contribuente dovrebbe pretendere dal proprio governo”.

In Sudafrica i pescatori usano un’app che mostra loro come identificare l’altezza delle onde, in modo da sapere quando è il momento giusto, e sicuro, per pescare. A fine giornata, riportano nella stessa app la quantità di pesce catturato e le spese sostenute, per generare un rendiconto finanziario mensile che, per la prima volta nella loro vita, ha permesso loro di accedere al credito bancario.

In Olanda, con la stessa app, gli agricoltori sono stati in grado di individuare per tempo pericolose infestazioni che avrebbero causato gravi danni alle colture, grazie a una tecnologia via satellite diffusa tramite smartphone. In questo modo sono stati evitati vasti contagi, e di conseguenza anche l’uso massiccio di pesticidi.

In Ghana, migliaia di allevatori ricevono allo stesso modo consigli correlati all’andamento dei prezzi del mercato locale, e allerte meteo preziose per il loro bestiame. Il risultato è stato un aumento del 15/30% dei profitti in un anno. Poco dopo, lo stesso approccio si è esteso a 16 Paesi africani, a beneficio di oltre 350mila allevatori.

Tutto questo (ben raccontato nella pluripremiata serie Open Water) e molto altro è possibile grazie agli sforzi di Godan (Global Open Data for Agriculture & Nutrition) un’iniziativa nata dal G8 del 2012 per rispondere alle esigenze nutrizionali di una crescente popolazione mondiale. In poche parole, Godan – che ha sede nel Regno Unito, in Olanda e Italia – punta a migliorare resa ed efficienza nella produzione alimentare globale, di un piccolo orto come di una grande azienda, grazie alla diffusione delle informazioni disponibili: la magia degli open data. “Un diritto di tutti i cittadini che pagano le tasse”, ci tiene a sottolineare André Laperrière, ceo di Godan, “e che dobbiamo imparare a pretendere”.

Il maggior successo di Godan è stato raggiunto nel 2017, quando Laperrière è stato invitato a parlare sul tema dal governo kenyano. La conseguenza è stata che 16 Paesi africani hanno firmato l’impegno (noto come Dichiarazione di Nairobi) a condividere dati e informazioni e a lavorare insieme a favore di un’agricoltura più semplice e accessibile, più sicura e fruttuosa.

Nel mondo, Godan lavora tra l’altro anche in Cina, Messico e Usa: “Attualmente lavoriamo con oltre 850 partner nel mondo, in 110 Paesi, e il numero di alleanze strette è in rapido aumento”. Questo dipende anche dal fatto che i cambiamenti climatici alterano le normali condizioni ambientali, in certi casi in modo drammatico, e sapere come fare a fronteggiarli è sempre più urgente, anche in agricoltura. Secondo i dati Noaa, il National Climatic Data Centre, il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più bollenti a livello planetario, con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, superato solo, nell’ordine, dal 2016 che si classifica al primo posto, dal 2017 e dal 2015. Un disastro.

Oggi circa 800 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a una quantità di cibo sufficiente a vivere in modo sano. Gli open data sono uno strumento chiave per migliorare l’efficienza delle amministrazioni, creare opportunità per la crescita economica e migliorare il welfare sociale”, afferma Laperrière.

Il nostro obiettivo è far sparire la fame nel mondo” continua il capo di Godan. “ Milioni di morti oggi potrebbero essere evitate grazie alla tecnologia. Quel che è più importante, ciò che ancora manca per raggiungere questo obiettivo non è tanto qualcosa di “tecnico”, quanto di culturale: la sfida principale per arrivare a condividere i dati è che chi li possiede superi il “fattore paura” che sempre si associa alla condivisione. Il nostro obiettivo è superare tutto questo entro il 2030“.

André Laperrière, ceo di GODAN

Cosa possiamo fare, nel frattempo, per aiutare Godan? “Beh innanzitutto diffondere conoscenza sull’importanza dell’accessibilità agli open data” conclude Laperrière. “Condividerli è un dovere per i governi, e noi cittadini dobbiamo essere consapevoli che è un nostro diritto pretenderli. Allo stesso modo, sfruttare questi dati pone anche una responsabilità circa il loro utilizzo, rispettando le regole sulla privacy degli individui. In generale, serve pressione sui governi affinché la diffusione degli open data diventi un tema rilevante nell’agenda politica di ogni Paese”.

 

 

 

 

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Mamma cieca conosce volto del figlio atteso, grazie alla stampante 3D

People For Planet - Lun, 09/23/2019 - 10:00

Tatiana Guerra ha 30 anni, ha perso la vista quando ne aveva 17 e ora che è alla ventesima settimana di gravidanza non può vedere le ecografie del bambino. Può solo immaginare, dalla descrizione del medico, come sarà il volto del suo primo figlio, Murilo. “Immagino il naso a forma di una piccola patata, una bocca sottile e le mani paffute”, dice Tatiana ignara della sorpresa che sta per ricevere: una stampa tridimensionale del volto di Murilo. Quindici minuti per trasformare un’ecografia in qualcosa da poter accarezzare e abbracciare. Una storia vera che il brand Huggies ha utilizzato come pubblicità

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Vivere Insieme a Ca’ Nostra

People For Planet - Dom, 09/22/2019 - 16:09

Ca’ Nostra è un progetto unico in Italia (anche se la sua formula è adottata con successo in molte realtà del nord Europa) che unisce l’assistenza domiciliare agli anziani bisognosi di cure (con problematiche legate a demenza o a deficit cognitivi) alla socialità della convivenza con altre persone.

La casa, sita in via Matilde di Canossa, zona Buon Pastore a Modena, è gestita dalle famiglie con il supporto di volontari e istituzioni.

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Per eliminare i rifiuti, una scuola australiana ha bandito i cestini della spazzatura

People For Planet - Dom, 09/22/2019 - 15:00

Una scuola femminile australiana ha bandito i cestini della spazzatura per limitare la produzione dei rifiuti: la speranza è che si usino contenitori ecologici

Per limitare (o addirittura eliminare) la produzione di rifiuti, una scuola femminile australiana ha deciso di togliere i cestini della spazzatura dall’istituto. In questo modo, le studentesse sono invogliate a ripensare i loro consumi: per la merenda, per esempio, niente snack confezionati, ma contenitori riutilizzabili. O borracce al posto delle bottigliette.

L’idea arriva proprio dalle allieve del Melbourne Girls’ College (Mgc), che hanno formato un team dedicato alla sostenibilità e, d’accordo con la preside Karen Money, hanno lanciato l’iniziativa. L’obiettivo finale è di diventare una scuola zero waste, in cui la produzione di rifiuti sia azzerata.

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L’albero più alto del mondo continua a crescere. Ma gli scienziati non si spiegano il perché

People For Planet - Dom, 09/22/2019 - 10:00

Ha spodestato il suo predecessore di quasi 30 metri, aggiudicandosi il titolo di “albero più alto del mondo”

L’albero più alto del mondo continua a crescere – Si trova in Amazzonia ed è alto 88 metri, ma non dà segno di fermarsi. È l’albero più alto del mondo, scoperto a seguito di un progetto di ricerca finanziato dall’Istituto Nazionale Brasiliano per la Ricerca Spaziale.

Ma l’alberto non è il solo a crescere così tanto. Il progetto, coordinato da professori brasiliani e britannici, ha analizzato 850 segmenti di foresta scelti a caso e ha scoperto 15 alberi giganti. I più alti si fermano a 70 metri, ma alcuni superano gli 80.

Gli esemplari appartengono tutti alla stessa specie – Angelim vermelho (Dinizia excelsa), comune in Amazzonia, che però si credeva non superasse i 60 metri di altezza.

“Non sappiamo come gli alberi siano cresciuti tanto. È probabile che abbiano sfruttato lo spazio intorno causato da una tempesta o dall’uomo per crescere ulteriormente” spiegano Tobias Jackson e Sami Rifai, coordinatori del progetto di ricerca.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… tanto di qualcosa si deve morire”

People For Planet - Dom, 09/22/2019 - 07:00

Fatica inutile, quella di dedicarsi all’ambiente. Quasi fastidiosa, presuntuosa. Non sapete che l’Universo tende all’entropia? Chi siamo noi per opporci al meccanismo sacro e necessario del destino? Vogliamo forse ergerci al ruolo di Dio?

Non siamo riusciti ad evitare il crollo dell’Impero Romano, la caduta dei capelli, l’ultimo singolo di Sfera Ebbasta, né ad estirpare l’insana abitudine di far fare il discorso al testimone dello sposo solo dopo il sedicesimo brindisi. Come possiamo pensare di avere gli strumenti per invertire il corso degli eventi a livello globale?

Dura la vita per chi ha a cuore il pianeta. Il promotore di iniziative per la raccolta differenziata dei rifiuti – o per la semplice diminuzione della loro produzione – è subito bollato come radical chic
E, in effetti, che moda è, insomma! Modestamente, noi, alla nostra merda teniamo; e guai a chi ce la tocca. 

Cos’è questa spocchia discriminatoria nei confronti di ciò che l’uomo è in grado di produrre, espellere e disseminare per il globo
È la nostra firma. La manifestazione eclatante della nostra supremazia di specie. Dallo spazio – nel caso gli alieni vengano a farci visita – che sia subito visibile e chiaro: siamo un popolo di costruttori di muraglie, di ammorbatori di atmosfere e di ammassatori di scarti inorganici

Secondo creatore, l’umano lascia il segno, visivo e olfattivo: 
l’omo è omo e ha da puzza’.

Guarda quanta allegria, lungo gli argini dei fiumi, il verde del vetro mischiato all’azzurrino delle sporte di plastica. Guarda la carta che avvolge il sasso e si piega al metallo come a ricordare che, nella morra cinese degli escrementi, polvere siamo e polvere ritorneremo. Non è meraviglioso?

Ròmbino i motori e si uccida tra atroci tormenti il vitello grasso: abbiamo vinto noi. Siamo i padroni del mondo, così padroni da avere il diritto di spazzarlo via. E cosa vuole, poi, codesto vitello! Impari a guidare la macchina, a muggire in una lingua comprensibile e fondi un sindacato: allora, sì, che prenderemo in considerazione le sue necessità.

«Facciamo qualcosa per l’ambiente, facciamo qualcosa per l’ambiente», continuano a ripeterci. Certo. Ma cosa fa lui per noi? Ci dà l’ossigeno, ok. Ma che c’entra: lo produce di suo, mica per noi! Qualcuno ha mai visto un biglietto d’auguri, due parole, un saluto? Nulla. Ci ignora cordialmente da sempre. E allora basta con questo buonismo di maniera. Tanto è inutile: il giardino del vicino è sempre più verde, non esistono più le mezze stagioni, Greta è strana e pilotata dai poteri forti.

Facciamoci sentire, dunque. Ridicolizziamo chi, a modo proprio, prova a fare qualcosa. Chi sono i vegetariani, se non il braccio armato di vivaisti e agricoltori? Revisionisti storici che negano la pastorizia e l’allevamento? Chi sono i vegani, se non mezzi uomini, forzatamente erbivori, che divorano roba trovata per terra o sotto terra! Assassini, necrofili della natura stessa che dicono di voler difendere. 

Io non ho figli e non ne avrò. Ma ho trovato ugualmente il modo di lasciare il segno. Di essere ricordata come pochi altri. Di non passare in silenzio, su questa terra. 

Sarò la generazione che l’ha distrutta

Foto di Zach T B da Pixabay

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Trovate tracce di combustibili fossili nella placenta

People For Planet - Sab, 09/21/2019 - 15:00

La prima prova diretta ottenuta su 28 donne che vivono in aree inquinate. L’ipotesi è che le particelle possano causare nascite pre-termine o peso basso alla nascita

I combustibili fossili lasciano il segno anche nella placenta: in quella di 28 donne esposte a questa forma di inquinamento sono state trovate particelle di nero di carbonio. E’ la prima prova diretta ottenuta su donne che vivono in aree inquinate, ma resta da capire se le particelle sono in grado di raggiungere il feto. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la scoperta si deve ai ricercatori coordinati da Hannelore Bové del Centre for Enviro e Tim Nawrot, dell’Università belga di Hasselt.

Si ipotizza che le particelle di nero di carbonio rilasciate nell’atmosfera dalla combustione dei combustibili fossili abbiano effetti dannosi sull’esito della gravidanza, provocando ad esempio nascite pre-termine o peso basso alla nascita. Di conseguenza, rilevano gli esperti, comprendere come queste particelle influenzano la gravidanza, attraverso effetti diretti sul feto o effetti indiretti attraverso la madre, è necessario per migliorare l’assistenza delle donne in gravidanza che vivono nelle aree inquinate.

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Legambiente analizza i rifiuti: i sacchetti di patatine i più abbandonati nel verde

People For Planet - Sab, 09/21/2019 - 10:00

L’indagine in 87 parchi pubblici italiani per presentare “Puliamo il mondo“, che si terrà dal 20 al 22 settembre. Mozziconi di sigaretta, pezzi di plastica e involucri di snack e dolciumi la piaga dei giardini pubblici. Ciafani: “È la prova che le campagne di sensibilizzazione non sono mai troppe”

Ci sono gli onnipresenti e perpetui mozziconi di sigarette e ci sono i tanti pezzi di plastica non identificabili. Le aree verdi italiane sono però soffocate e insozzate soprattutto dai sacchetti delle patatine. È uno dei dati che Legambiente rende noti in occasione di “Puliamo il mondo 2019”, che il 20, 21 e 22 settembre vedrà l’associazione impegnata, come accade da 27 anni, nella campagna per raccogliere rifiuti abbandonati e promuovere comportamenti sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

La prevalenza di involucri di patatine e caramelle tra i rifiuti abbandonati nelle aree verde è stata accertata monitorando 87 parchi pubblici in tutta Italia, nei quali sono stati effettuati 87 transetti di monitoraggio di 100 metri quadri ciascuno, per un totale di 8.700 metri quadri. I volontari che hanno partecipato all’indagine sono stati 564, appartenenti a 40 differenti circoli di Legambiente. I parchi campione sono frequentati principalmente da bambini e ragazzi, famiglie, anziani e sportivi. È un dato sconcertante, se si pensa che i maggiori consumatori di patatine sono i giovani, proprio coloro tra i quali la cultura del corretto smaltimento dei rifiuti dovrebbe essere ormai acquisita.

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L’amore è essenziale. Ma l’amicizia?

People For Planet - Sab, 09/21/2019 - 08:00

Leggi qui la prima parte dell’articolo

Una volta ho compiuto un’azione pericolosissima: fare affari con un mio amico.
Questioni di strade e ruspe.
E mi vien detto, prove inoppugnabili alla mano, che il mio amico s’è fatto fare lo sconto da un ruspista in natura: lavori per mille euro a casa sua.
Che faccio? Ipotesi uno gli dico: “Brutto bastardo hai fatto la cresta, ti schifo!”
Ipotesi due aspetto il trascorrere degli eventi e mi sorbisco un altro amico che mi tormenta perché sono un coglione che si lascia fregare e fa finta di non vedere perché vuole illudersi che tutti gli vogliono bene.

Passa un anno. Un giorno stiamo facendo i conti e il mio amico mi dice: “Mi sono dimenticato che quando il Parapotti ha portato 25 camion di ghiaia due mesi fa ne ha segnati solo 20 perché io gli avevo portato due rimorchi di legna sei mesi fa, i mille euro di differenza li ho compensati perché l’anno scorso ho fatto venire il ruspista a spianarmi il campo dietro casa mia, quello che ci ho piantato i meli, e non l’ho pagato perché me lo ha fatto come sconto sui lavori della strada che abbiamo fatto assieme e così siamo andati giusti coi 5 camion di ghiaia che ho pagato con la mia legna”.
Vai, meraviglioso, l’ho abbracciato!
E vorrei notare che se io fossi andato da lui prima e l’avessi accusato di avermi fregato, la sua giustificazione (Ahh ma io intendevo andare in pari) sarebbe risultata una toppa indecente.
A volte invece capita che un amico ti faccia uno sgarbo pulito, senza dubbi di fraintendimenti, palese e non ci sono scuse.
Allora inizia il difficile perché devi decidere se lo sgarro è di misura imperdonabile e richiede la cancellazione dell’amicizia oppure è qualche cosa che puoi non comprendere ma perdonare. Perdonare veramente, cancellare dalla tua mente. Perché se passi sopra ma trascrivi la colpa sul libro nero delle cose brutte che ti hanno fatto, l’amicizia ne resta comunque compromessa. Quel che vedo in giro ahimé è triste perché domina un modo di fare i conti glaciale. Un culto dell’onore da difendere, delle regole invalicabili, dei principi, brutale.
C’è una gran capacità di cancellare tutte le cose buone che si sono vissute con questa persona, tutte le volte che ti ha dato la mano per ritirarti su, tutte le volte che ti ha ascoltato, compreso, sostenuto, fatto ridere, scacciate le tue ombre nere…
Tutto finito, cancellato, distrutto da qualche momento di ruvidità, dolore, paura.
Solo guardando come si reagisce quando si subisce un torto si può valutare la propria potenza nell’esprimere l’amicizia e difenderla. La propria potenza amicale.
Se non riesci a espugnare col sorriso un momento negativo, se non puoi tollerare un comportamento non consono alle regole che amico sei?
L’amicizia è una pianta miracolosa, vale la pena di lottare con le proprie paure e le proprie tristezza per salvare il soldato Rayan?
L’amicizia non meno dell’amore richiede momenti di eroismo, perché è troppo facile mandare tutto in malora. L’amicizia cresce quando vai oltre la facciata, riesci ancora a sentire il cuore dell’altro, nonostante il torto. Ed è il cuore che guardi, il resto non ti interessa. Per il resto hai pietà come hai pietà per le stronzate che fai anche tu ogni tanto. Se pensi che tu fai tutto giusto e sono gli altri che sbagliano non hai speranze. E via via che gli anni passano sarai sempre più in solitudine.
Se metti al primo posto la tua comunità, il fatto di non essere un individuo a sé ma parte di una rete di relazioni solidali, se vedi la paura dell’altro e la capisci cambi il metro di giudizio… Quest’ultima è una frase che esprime mirabilmente due concetti in un colpo solo. Parlo della tua paura per gli altri e della paura del tuo amico…
Vivere in questo mondo pazzo e ingiusto quanto bellissimo e affascinante è difficile. Vivere senza amici è impossibile, non si vive, si sopravvive.
Vivere pensando che hai cancellato l’amico al primo fallo vuol dire pensare che anche i tuoi amici ti cancelleranno al primo fallo. Non stai sereno.
Bisogna difendere gli amici anche quando sbagliano.
L’unica grande ricchezza nella vita è il Bilancio Relazionale: quante persone sono disposte ad alzarsi di notte per venire a tirarti fuori dalla merda, senza che le paghi per farlo?
Sei una persona che quando si pensa si immagina sola oppure ti pare di far parte veramente di una rete di donne e uomini che hanno deciso di combattere per far crescere l’amicizia con la stessa foga che ci mette Obelix nel combattere le legioni romane?
C’è un’amicizia che hai rotto troppo in fretta? Tra i tuoi amici c’è qualcuno che ha litigato in modo eccessivo? Sei capace di portare pace tra gli amici? Hai voglia? È importante?
Oppure hai altro di più urgente da fare?

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A Parigi la protesta dellʼuomo sullʼalbero da due settimane: “Contro il disboscamento in Francia”

People For Planet - Ven, 09/20/2019 - 15:00

Per gli ambientalisti il 45enne Thomas Brail è già un eroe: resiste a 15 metri dʼaltezza di fronte al Ministero dellʼEcologia per salvare il clima

Contro l’abbattimento di 25 alberi nel suo comune, Condom, 7mila abitanti in Occitania, è arrivato a Parigi ed è salito su un platano di fronte al ministero dell’Ecologia. Thomas Brail, 45enne di professione arboricoltore e scalatore, è a 15 metri d’altezza da oltre due settimane, precisamente dal 28 agosto, e la sua storia sta facendo il giro di Francia.

Per gli ambientalisti è un eroe del clima e a sostenerlo si alternano gruppi di volontari. “Non scenderò finché non si rinuncerà a quella decisione e non si tuteleranno tutti gli alberi del Paese a rischio abbattimento”, afferma.

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