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«Il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa»

People For Planet - Mar, 08/06/2019 - 09:00

Dopo 26 anni di discussioni, proteste e rinvii, mercoledì scorso si è sbloccato Madrid Nuevo Norte, un enorme e ambizioso progetto urbanistico che riguarda per lo più un pezzo di Chamartín, quartiere nord della capitale spagnola, dove si trova anche lo stadio Santiago Bernabeu del Real Madrid. Madrid Nuevo Norte, conosciuto anche con il nome Operación Chamartínè considerato dai suoi sostenitori «il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa» e dovrebbe portare alla nascita di una specie di «piccola Manhattan».

Prevede la riqualificazione dell’intera area attorno alla stazione ferroviaria di Chamartín, oggi piuttosto periferica, la costruzione di più di 10mila nuove case, l’apertura di un grande distretto finanziario, il rafforzamento del trasporto pubblico e la creazione di nuovi negozi e spazi verdi.

Mercoledì Madrid Nuevo Norte ha ottenuto una prima approvazione nella Commissione urbanistica del comune di Madrid, con i voti favorevoli dei due partiti di governo – il Partito Popolare e Ciudadanos, di destra – e del partito che alle ultime elezioni ha preso più voti di tutti, Más Madrid, di sinistra. La votazione definitiva, il cui esito a questo punto è certo, si terrà lunedì 29 nel consiglio comunale di Madrid.

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Hiroshima, oggi 54 anni fa

People For Planet - Mar, 08/06/2019 - 07:00
6 agosto 1945

Alle 8.16 il bombardiere statunitense Enola Gay lancia la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima.

Circa il 90% degli edifici viene completamente raso al suolo. La bomba sviluppò un’ondata di calore che raggiunse i 4.000 gradi centigradi in un raggio di oltre 4 chilometri, seguita dall’innalzarsi di un fungo di fumo alto 6 chilometri.
140 mila dei 350 mila abitanti della città morirono sul colpo, alla fine a Hiroshima le vittime accertate della bomba atomica furono 221.823, comprese quelle che persero la vita per i danni provocati dalle radiazioni nucleari. 

Al comando del bombardiere era Paul Tibbets, morto nel 2007 all’età di 92 anni, che aveva dato all’aereo il nome di sua madre. In una intervista dichiarò: «Non sono orgoglioso di aver ucciso quelle persone ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l’intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene». 

Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe. «Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8.15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un’esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c’era una Hiroshima decimata… Le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un’enorme vampa. Non dimenticherò mai la mia prima vista di quello che fu l’effetto della bomba atomica: un gruppo di giovani donne, di diciotto o venti anni, che si aggrappavano l’un l’altra mentre si trascinavano lungo la strada. Continuammo a cercare un qualche modo per entrare nella città, ma fu impossibile… Il giorno seguente, il 7 agosto, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa… In effetti ciò che ci circondava non incoraggiava la devozione per la celebrazione per la Messa. La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l’uno all’altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore».

Tre giorni dopo gli Usa replicano con un’altra atomica su Nagasaki.

8 dicembre 1987

Ronald Reagan (Usa) e Mikhail Gorbaciov (Urss) firmano il Trattato Inf (Trattato sulle forze nucleari intermedie) che porterà alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi. 
D’improvviso, in quell’inverno di 32 anni fa, sembra che il mondo possa lasciarsi alle spalle la grande paura nucleare e che possa terminare la guerra fredda.
L’intesa sottoscritta da Usa e Urss non prevedeva solo la riduzione delle armi nucleari, ma la loro completa eliminazione e in pratica mise fine alla cosiddetta crisi degli euromissili, ovvero i vettori a raggio intermedio dotati di testata nucleare dispiegati da Usa e Urss in Europa gli uni contro gli altri.

2 agosto 2019

Gli Usa si ritirano dal Trattato Inf siglato nel 1987.

Washington accusa Mosca di aver ripetutamente violato l’accordo a partire dal 2014.
Secondo diversi analisti, Washington ha deciso di ritirarsi per poter testare una nuova classe di missili nucleari già nelle prossime settimane. «Le nuove armi – fa notare il New York Times – non saranno stanziate per fronteggiare la Russia, ma la Cina. Pechino ha ammassato un imponente arsenale ed è considerata una rivale molto più temibile di Mosca sul lungo termine».

Si apre quindi la possibilità di una nuova corsa agli armamenti nucleari. E l’Europa, priva di una strategia comune, rischia di essere schiacciata tra l’incudine e il martello.

Fonti:
perlapace.it
repubblica.it
agi.it
panorama.it
quotidiano.net
nytimes.com

Immagine di copertina: La Nube atomica su Hiroshima, fotografata dall’«Enola Gay» – Fonte: wikipedia – Immagine di pubblico dominio

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Dormi con il ventilatore acceso? E’ una pessima idea

People For Planet - Lun, 08/05/2019 - 19:00

C’è chi non vuole o non può installare un condizionatore in casa (questa è una valida alternativa per rinfrescarsi), ma ha comunque bisogno di trovare soluzioni per dormire bene anche durante le notti estive più calde (qui qualche consiglio): la conclusione più ovvia ed economica è l’utilizzo di un ventilatore.

Costa poco ed è in vendita ovunque: il ventilatore sembra proprio la soluzione a tutti i problemi di chi ha caldo anche se, come già saprete, non fa altro che muovere l’aria stagnante della stanza in cui viene posizionato e il passaggio di quell’aria sul corpo, più fresca rispetto alla temperatura circostante, dà una senzazione di sollievo aiutando a disperdere il calore. Attenzione però, perchè ci sono rischi per la salute se non viene usato bene.

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Esistono i “cattivi pagatori” ma esistono anche le “banche cattive”

People For Planet - Lun, 08/05/2019 - 15:00

Non è una provocazione, è una dichiarazione di “par conditio” considerato che loro, le banche, “segnalano”, a giusta ragione, quelli che non riescono a restituire quanto hanno ricevuto in prestito o che non onorano gli impegni presi!

Andiamo con ordine. 

In molti miei precedenti articoli ho spesso parlato dell’ingiustizie che milioni di Italiani sono costretti a subire una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative dei SIC (sistemi di informazioni creditizie). Qualche anno fa mi accorsi, potenza del web, che un testardo operatore finanziario pugliese aveva sposato la causa in prima persona e addirittura aveva lanciato una petizione popolare su change.org, successivamente accolta positivamente dal Parlamento Europeo. Dopo anni di insistenze Raffaele Tafuro, questo il suo nome,  in qualità di Presidente di una associazione che aveva nel frattempo costituito e che oggi conta tra i suoi iscritti circa 2 milioni di consumatori e oltre mille imprese finanziarie, ha portato la causa collettiva sui tavoli istituzionali del MEF. 

Ricevuto dal Sottosegretario On. Massimo Bitonci (LEGA), dal Sottosegretario On. Alessio Villarosa (M5S) e ascoltato da alcune commissioni parlamentari, Tafuro ha proposto, discusso e notificato una riforma che sembra aver incassato un generalizzato parere favorevole, tra cui anche quello autorevole della Banca d’Italia.  

Una lotta che favorisce milioni di consumatori e migliaia di imprese che, impossibilitate a chiedere credito nelle forme tradizionali, sono costrette a rivolgersi agli usurai con conseguenze facili da immaginare.

Per chi non lo sapesse, a oggi risultano segnalati come cattivi pagatori nelle banche dati nazionali Crif, Ctc, Experian e Assilea  circa 16 milioni di Italiani e numerosissime aziende.

Ma il dato più sconvolgente riguarda 6 milioni di questi “bad payer” 

Nonostante emerga dagli atti che questi soggetti abbiano regolarizzato la propria posizione debitoria (gli Istituti di Credito non hanno più nulla a pretendere), continuano a essere segnalati. Rimangono CATTIVI PAGATORI per anni anche se hanno regolarizzato la loro posizione. 

Ciò implica, ovviamente, che i soggetti coinvolti non possono accedere a nuovo credito per un periodo compreso tra i 12 e i 24 mesi dalla regolarizzazione (!) creando  frustrazione in chi si vede negato il finanziamento, oltre che un notevole danno dell’economia REALE! 

La riforma proposta da Raffaele Tafuro è molto semplice: prevede la cancellazione come cattivo pagatore entro 30 giorni dalla data della  regolarizzazione. Paghi e ti cancello! Così come avviene per le cambiali e comunque in molti stati civili del mondo. Più che ragionevole a mio avviso.  

Il nuovo sistema di segnalazione, con la cancellazione negativa a 30 giorni dalla regolarizzazione, permetterebbe nell’immediato a 6.000.000 di Italiani (consumatori e non) di ritornare “liberi” di poter accedere a qualsiasi forma di credito. Un grande impulso all’economia del nostro Paese. 

Avete mai pensato a tutti quegli italiani “invisibili” che si sono tolti la vita una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative ? Non voglio parlare di istigazione al suicidio ma … lo penso.

E se la proposta, probabilità molto elevata, non passasse? E allora perché non pensare di garantire la “par conditio” sul tema del rischio reputazionale?

Perché qualche associazione (anche quella di Tafuro), magari autorizzata dalla istituenda commissione parlamentare di inchiesta, non istituisce un’anagrafe di tutte le banche condannate in giudizio per i diversi reati e abusi bancari consentendo al cittadino di accedere a un registro prima di decidere a quale banca affidare i propri risparmi ? 

Le sentenze e i provvedimenti delle autorità di controllo sono pubblici. 

La cattiva reputazione delle banche non ancora. 

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Anche sul Monte Bianco c’è troppa gente

People For Planet - Lun, 08/05/2019 - 12:00

Ogni estate almeno 20mila persone provano ad arrivare in cima al Monte Bianco, la montagna più alta delle Alpi, la cui vetta si trova a 4.810 metri. Un po’ come succede per tante altre famose montagne del umondo, l’Everest su tutte, il Monte Bianco è quindi diventato una meta turistica, non solo un obiettivo per alpinisti esperti. Per la sua posizione, al confine tra Francia e Italia, e per la relativa semplicità della via normale, il Monte Bianco si può raggiungere più in fretta e con meno soldi rispetto a molte altre montagne di uguale fama.

Questo, nella percezione di molti, rende la salita del Monte Bianco una scalata facile, a portata di mano. Non è davvero così: il Monte Bianco è comunque una montagna complicata e potenzialmente pericolosa, e lo sta diventando ancora di più per via del cambiamento climatico. Da qualche mese sono in vigore nuove misure per provare a gestire la situazione, ma c’è chi sostiene che non siano sufficienti.

La prima ascesa al Monte Bianco risale al 1786, e fu portata a termine dal cercatore di cristalli Jaques Balmat e dal medico Michel Gabriel Paccard. Fu un’impresa che per molti coincide con la nascita dell’alpinismo e diede il via al periodo noto come “fase di conquista”, in cui a una a una vennero salite tutte le montagne alpine alte più di quattromila metri.

Nei decenni successivi l’alpinismo si trasformò da attività scientifica ed esplorativa a impresa sportiva, fino a diventare, in anni recenti, un’attività di massa. Jean-Marc Peillex – sindaco di Saint-Gervais, la città francese da cui parte la più praticata via verso la vetta del Monte Bianco – ha detto al New York Times: «Siamo passati da una generazione di alpinisti a una generazione di turisti che vanno in cima al Monte Bianco per un selfie».

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L’inquinamento industriale uccide ancora: 12mila morti in Italia

People For Planet - Lun, 08/05/2019 - 07:00

Ovvero, dodicimila morti in più rispetto alle attese in aree corrispondenti a 45 siti in tutta Italia, aree con una presenza pesante di inquinamento diffuso. I dati diffusi sono preoccupanti anche perché, per la prima volta, questo studio analizza la salute di bambini e adolescenti, oltre che degli adulti, e riscontra percentuali più alte e fuori dalla media sia di ricoveri, che di patologie e anomalie. 319 dunque i Comuni interessati, con una popolazione residente (Censimento 2011) di circa 5.900.000 abitanti. Per ogni Regione, come si vede dalla cartografia, sono presenti più siti.

Le zone che riportano questi dati non confortanti purtroppo sono tante: da Casal Monferrato, in Piemonte, zona di produzione dell’Eternit, alle acciaierie di Terni, al petrolchimico di Augusta. I siti individuati fanno parte dell’elenco dei “siti contaminati di interesse per le bonifiche”: si tratta per lo più di discariche di amianto, di ex stabilimenti industriali (chimici, petrolchimici, raffinerie o impianti siderurgici), di aree portuali, di falde contaminate, discariche e inceneritori.

Il V Rapporto Sentieri- Epidemiol Prev 2019 costituisce l’aggiornamento del programma di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati di interesse per le bonifiche, indaga annualmente l’Italia dei siti contaminati valutando l’incidenza o meno di patologie associate o associabili a questi luoghi.

Sentieri, come specifica il Rapporto, adotta un approccio multi esito basato su sistemi informativi sanitari correnti: mortalità e ricoveri specifici per causa, incidenza oncologica, prevalenza di anomalie congenite, salute infantile, pediatrica, adolescenziale e dei giovani adulti. Lo studio mostra eccessi di patologie, ovvero valori più alti del valore atteso calcolato su base regionale, in territori caratterizzati dalla presenza di fonti di esposizione ambientale, che sono dunque potenzialmente associate alle patologie studiate. Potenzialmente perché lo studio non analizza altri fattori che potrebbero concorrere, ovvero fattori socio-economici, stili di vita, disponibilità e qualità dei servizi sanitari, per dirne alcuni. Un altro limite dell’indagine, è specificato, è determinato dalla frammentazione delle informazioni relative alla tipologia di inquinanti presenti nei siti e nelle diverse matrici (aria, acqua, suolo).

 Questi limiti, che potranno essere forse superati da indagini più spinte e con dati ancora più numerosi, non inficiano però quanto riscontrato ad oggi, ovvero una correlazione con un’incidenza maggiore di casi (mortalità e ricoveri) nei 45 siti rispetto ad altri luoghi.

In sintesi: è stato rilevato un eccesso globale di 5.267 e 6.725 morti rispettivamente nella popolazione maschile e femminile, quasi 12.000 persone, di cui oltre 5.000 per patologie oncologiche. L’eccesso dovuto a patologie oncologiche è risultato infatti pari a 3.375 uomini e 1.910 donne. Il Rapporto mostra i dati riferiti ad ogni singolo sito ed entra nel dettaglio delle patologie riscontrate.

“Facendo riferimento alle patologie di interesse eziologico a priori – si legge nel Rapporto – gli eccessi più evidenti risultano essere relativi al mesotelioma maligno, ai tumori maligni del polmone, del colon, dello stomaco, e alle patologie respiratorie benigne. Gli eccessi tumorali si osservano prevalentemente nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie, e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi”.

Le patologie respiratorie benigne sono presenti in eccesso anche nelle aree in cui insistono impianti siderurgici e centrali elettriche, le patologie tumorali legate alla presenza di amianto si rilevano in eccesso anche nei siti petrolchimici e siderurgici, dove in passato era molto diffuso l’uso dell’amianto e di fluoro—edenite, come agenti isolanti.

Per la prima volta quest’anno il Rapporto valuta lo stato di salute di bambini ed adolescenti (1.160.000 soggetti di età tra 0-19 anni) e dei giovani adulti (660.000 soggetti di età dai 20-29 anni).

Nel primo anno di vita è stato rilevato un eccesso di 7.000 ricoveri, 2.000 dei quali per condizioni di origine perinatale. In età pediatrica (0-14 anni) è stato osservato un eccesso di 22.000 ricoveri per tutte le cause: 4.000 dovuti a problemi respiratori acuti e 2.000 ad asma. Per l’incidenza oncologica nella fascia di età compresa tra 0 e 24 anni sono stati diagnosticati 666 nuovi casi pari ad un eccesso del 9% prevalentemente dovuti a sarcomi dei tessuti molli, linfomi non Hodgkin, leucemie mieloidi, e tumori nel testicolo.

In sette dei 15 siti coperti dai Registri delle anomalie congenite, dove dunque è stato possibile avere a disposizione questi dati, sono stati rilevati eccessi nella prevalenza alla nascita per tutte le anomalie. Eccessi specifici riguardano: organi genitali, cuore, arti, sistema nervoso, apparato digerente e apparato urinario.

Altre fonti:
https://ilsalvagente.it/2019/06/07/rapporto-sentieri-in-italia-12mila-morti-legati-allinquinamento-industriale/59749/

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Quale impianto fotovoltaico scegliere per l’auto elettrica? prezzi e kw

People For Planet - Dom, 08/04/2019 - 19:00

Creare un impianto fotovoltaico per l’alimentazione della casa e dell’auto elettrica può essere una soluzione fantastica, ma quanto costa? Cosa scegliere?

La mobilità elettrica è ormai sulla bocca di tutti, sul mercato stanno finalmente arrivando modelli di tutti i prezzi e segmenti, inoltre i lavori sulle infrastrutture stanno portando colonnine di ricarica veloce a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano ed europeo, preparando il terreno per uno switch di massa. Al di là della curiosità attorno alla nuova tecnologia elettrica, passare a un’auto a zero emissioni è cosa buona e giusta anche nei confronti dell’ambiente, soprattutto se si vive in una grande città.
Questo a patto che l’energia per la ricarica provenga da fonti rinnovabili certo, cosa che diversi distributori stanno già offrendo al pubblico, la migliore formula per il mantenimento di un’auto elettrica è però avere in casa un impianto fotovoltaico privato.

Con pannelli propri, si è capaci di azzerare i costi dell’energia necessaria alla marcia dell’auto elettrica, a seconda dell’impianto e del consumo è addirittura possibile cedere alla rete parte della produzione, il che rende un autentico capolavoro l’intero investimento. Ma quanto costa un impianto fotovoltaico utile al mantenimento di casa ed EV? Quali sono gli elementi fondamentali di un progetto simile? Proviamo a fare chiarezza.

Di quanti kW ho bisogno? Partiamo da una domanda semplice: l’impianto fotovoltaico utile a caricare anche l’auto elettrica di quanti kW deve predisporre? In realtà non c’è una potenza minima, anche con un semplice impianto da 3-4 kW si può collegare la vettura, cosa cambia però sono i tempi di ricarica. Se con 3 kW ricarichiamo, per ipotesi, in 9-10 ore, passare a un impianto da 6-7 kW permette di fare il tutto nella metà del tempo, 4-5 ore, purché l’auto sia compatibile – e con gli ultimi modelli non avrete certo problemi.

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Da Miss Italia alla coltivazione del cedro

People For Planet - Dom, 08/04/2019 - 09:00

Angela Mandato ha 29 anni e da piccola sognava le passerelle. Ma dopo il concorso di Miss Italia, e qualche anno nel mondo della moda e dello spettacolo, ha deciso di ritornare in Calabria per rilanciare la storica lavorazione del cedro. “Ho capito che quella non era la vita che volevo – racconta – I miei nonni e i miei bisnonni coltivavano questo frutto. Per i miei prodotti uso le loro ricette e sono apprezzati ovunque“.

Grazie anche all’incoraggiamento del padre, nel 2012, Angela ha aperto la sua impresa, Officine dei Cedri, con il fratello e con il cugino a Santa Maria del Cedro, in provincia di Cosenza. Il comune fa parte della cosiddetta Riviera dei Cedri, una zona famosa per la produzione del cedro Liscio Diamante, tanto pregiato quanto raro

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Gli strani casi dell’animo umano: «Quelli che… ti ricordi quanto stavamo bene io e te»

People For Planet - Dom, 08/04/2019 - 08:00

Gente che avevi perso per strada – 5, 10, 30 anni fa – e che, incappando in un tuo profilo social, decide che dobbiate (non “possiate”, dobbiate) essere super-amici, riprendendo esattamente da dove avevate interrotto.

Poco importa se nel frattempo non vi chiamiate più Carmine ma Chantal. Ancor meno se al tempo, con i compagni di classe, facessero a gara di sputi per vedere chi riuscisse a colpirvi in testa; loro dall’ultimo banco e voi lì, soli, al primo. 
Ma «si sa, quando si è ragazzi… e che meraviglia rincontrarti oggi: non sei cambiato affatto, Carmine!» #VeramenteSonoChantal

Riprendere da dove si era interrotto il rapporto – tralasciando il caso di cui sopra – appare comunque abbastanza complicato; a meno che non vogliate limitarvi a una merenda pane e nutella, ai compiti delle vacanze, ai commenti sulle tette di quella della classe accanto o sui trucchi in regalo con l’ultimo numero di Cioè. #PeterPanHaRottoLeBalle #PenaENutella

Parentesi: Si tralascia volutamente, qui, il caso-limite del calcetto; perché chi scrive lo considera una entusiasmante, meravigliosa attività adatta a ogni genere ed età. #MancoAEssereTroppoSeriosi #DajeNoi #FacciamoNoiControIlRestoDelMondo #UnCrociatoÈPerSempre 

Parentesi nella parentesi: Non stiamo, ovviamente, parlando dei casi in cui il calcetto viene usato come scusa per altro. In tal caso, si consiglia comunque di rompersi il crociato ogni tanto. #MeglioSalvareLeApparenzeCheIlGinocchio  #RompiteloTuCheChiTiAspettaACasaTiFaPiùMale #CheTristezzaPassiamoOltre

Vorrei approfittare anche per lanciare un messaggio ai parenti che, rivedendoti dopo anni – senza apparecchio ai denti, senza pantacalze di lana, senza spalline imbottite a 10 anni, capelli cotonati, collettini da collegiale, pantaloni alla zuava e cravattini da cameriere – ti dicono che sei diventato un gran bel ragazzo o una gran bella ragazza. Sottintendendo che da bambini non ti si potesse guardare. 

E a mamma, che oggi sostiene: «te lo dicevo, da piccola – quando tutti ti prendevano in giro – che in realtà eri taaaaanto carinaaaa».

Il messaggio è appunto: passi l’apparecchio ai denti, ma i collettini da collegiale, i pantaloni alla zuava, i kilt lunghi con la spilla, i gilet da nano da giardino… perché?

#SeNonCiVolevateBastavaDirlo #LAnalistaDovrestePagarceloVoi

Il caso più molesto, comunque, nel novero dei re-incontri, è quello con gli ex: desiderosi di verificare come si sia evoluta (molti preferirebbero involuta) la tua esistenza senza di loro. Per parecchi – #aridaje – “il tempo sembra non essere passato”. Il TUO tempo. Il loro è volato: hanno fatto carriera, l’hanno smontata, hanno vinto il Pulitzer, sono stati in galera, sulla luna e a Ladispoli. Hanno tre divorzi alle spalle e un set di borse sotto gli occhi da far impallidire Elisabetta d’Inghilterra in viaggio di piacere. Ma tu no, per loro sei rimasto sospeso in un non-luogo e in un non-tempo; lì, nel loro immaginario, dove sei restato “quello di una volta”. 
Con te, infatti, si sentono ancora quei giovani. E ti domandano tacitamente di dir loro che senza il vostro rapporto, la vita è stata una pallida imitazione dell’esistenza. 
#TacitamenteAlloraTaciProprio #AncheUnPoTacci. #DimmiCheQuandoCeroIoQuiEraTuttaCampagna #QuandoCeriTuItreniArrivavanoInOrario

In tal caso, l’unica risposta possibile alla frase d’esordio che vi sentirete rivolgere è semplicissima:

  • Ma ti ricordi quanto stavamo bene insieme?
  • No

#GraziePerLaCorteseAttenzioneEBuonaVita

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Immigrazione, così l’Italia di Salvini lascia i lavoratori stranieri regolari agli altri paesi

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 18:00

Lo studio della fondazione Leone Moressa: in Europa è boom di migranti economici, utili a imprese e famiglie. L’Italia, persa dietro la finta emergenza sbarchi, è il fanalino di coda: persino l’Ungheria di Orban ne ha accolti di più

Frontiere chiuse, ma non per tutti. In Europa aumentano i lavoratori stranieri regolari. Soprattutto tra i “duri” di Visegrad, ossia i Paesi che più alzano la voce contro i migranti, Polonia e Ungheria in testa. E da noi? Persi dietro l’emergenza sbarchi, che emergenza non è più da tempo, abbiamo chiuso le porte a migliaia di lavoratori regolari, funzionali alla nostra economia. Dai 350mila permessi di lavoro concessi nel 2010, siamo crollati a meno di 14mila l’anno scorso: oggi siamo gli ultimi in Europa.

A fotografare i Paesi Ue che più attraggono manodopera straniera è uno studio della fondazione Leone Moressa. Si comincia dall‘Italia: nel nostro Paese lo scorso anno i permessi di soggiorno rilasciati sono stati 239mila. Fino al 2010 i nuovi permessi erano oltre 500mila all’anno, per poi subire un drastico calo a partire dal 2011 con la riduzione della portata dei decreti flussi. Ma la notizia è un’altra: gran parte degli attuali permessi sono per ricongiungimento familiare o richiedenti asilo. Si assiste infatti al crollo dei permessi per motivi di lavoro: erano oltre 350mila nel 2010, si sono fermati a 13.877 nel 2018. Non solo.

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La bellezza nell’abisso della mente

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 15:00

Vivere significa, forse, accorgersi progressivamente che il tempo smarrisce la sua apparente capacità di strutturare e dare senso eche siamo tutti troppo vecchi per morire giovani. Questo è ciò che sembra indicarci la nuova serie diretta da Nicolas Winding Refn, già regista dello splendido film Drive, in questi giorni disponibile sulla piattaforma Amazon.

Fa quasi impressione – ed è forse garanzia di libertà – notare come una realtà complessa come quella americana, non certo immune a qualche imperialismo sfrenato e al populismo che ammorba i nostri tempi, riesca costantemente a far ricorso alle proprie riserve immunitarie e creare arte che sia uno specchio deformante, una enorme lente di ingrandimento sull’abisso che risiede in ciascun essere umano. Too old to die young è, per chi scrive, un capolavoro di coraggio e creatività, forte di una bellezza che il vasto stroncamento ricevuto dallacritica ufficiale non fa altro che confermare. Ore di flusso umano indifferenziato e amorfo che prende forma in immagini e suoni, nel solco dei grandi insegnamenti di David Lynch – nulla è spiegabile, nulla torna, la storia si dissolve, i legami tra personaggi svaniscono ed emerge solo il residuo, la polvere che ci abita.

Sulle avenue californiane, tra i deserti del New Mexico, la vita appare ancora disperata eppure meravigliosa nella sua gigantesca insensatezza. Le pulsioni più violente, i desideri più inconfessabili, insomma ciò che gli uomini hanno chiamato di volta in volta Belzebù, Satana, Lucifero, sono finalmente scagliati di nuovo nel più profondo dell’animo umano – “dopo tutto siamo stati voi ed io” canta il diavolo dei Rolling Stones nella immortale Simpathy for the devil

Come nella tradizione dei grandi romanzi russi, i personaggi sono solo megafoni dei demoni che ci abitano, delle voci che ci direzionano, ci suggeriscono, in quel consesso che Marvin Minsky chiamò “la società della mente”. D’altra parte è questo il fine ultimo del regista – “Voglio penetrare la vostra mente” – proprio come quello di Lynch, che intitolò uno dei suoi capolavori Inland Empire.

Il trailer ufficiale in lingua originale – da Amazon Prime
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EcoFuturo 2019: Jacopo Fo, Ciò i chakra in subbuglio

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 10:38

Ecosalute e divertimento! Ecco un estratto dell’intervento di Jacopo Fo al Festival EcoFuturo 2019.

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Animali domestici: come aiutarli quando fa molto caldo

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 09:00

Anche i cani e i gatti, soprattutto i cani, possono soffrire il colpo di calore, ecco alcuni consigli per prevenirlo.

Non lasciate i cani in macchina con il finestrino un po’ aperto!

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Milano, la lotta alla plastica inizia a scuola: il Comune regala borracce di alluminio a tutti gli studenti

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 09:00

L’idea del sindaco Sala: a settembre verranno consegnate a tutti gli studenti delle elementari e delle medie, con lo sponsor di una partecipata. E in settimana tavolo con le aziende del Comune per trovare azioni comuni

Il primo passo, non solo simbolico, sarà a settembre: alla riapertura delle scuole verrà consegnata a tutti gli studenti milanesi delle elementari e delle medie una borraccia di alluminio. E sarà, in qualche modo, la prima iniziativa visibile del nuovo corso dell’amministrazione, che sulla lotta alla plastica usa e getta e sulle questioni ambientali sembra voler puntare, tanto da aver creato un assessorato alla Transizione ambientale.

La delega è nelle mani del sindaco Beppe Sala, ed è stato lui ad annunciare la novità per i bambini e i ragazzi: “Per dare il buon esempio partiremo dalle nostre partecipate e dai servizi pubblici. E faremo anche azioni simboliche che aiuteranno a riflettere: il Comune regalerà a tutte le bambine e i bambini delle elementari, e ai ragazzi delle scuole medie, al loro ritorno a scuola, una borraccia di alluminio per segnare la nostra volontà di combattere la plastica. Servono segnali e, soprattutto, esempi”.

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La storia di Inanna (Prima parte)

People For Planet - Sab, 08/03/2019 - 07:00

Concerne il fatto che siamo stati vittime di una falsificazione globale della realtà. 
I primi testi sono dei sumeri, fino a un mese fa ero convinto che il primo testo dell’umanità fosse il Gilgamesh, un testo meraviglioso.

Nel 1935 ci fu un grande convegno di glottologi, immaginatevi una sala con 500 glottologi americani, tutti vecchissimi con bastoni, deambulatori, ecc e arriva un gruppo di scienziati che avevano tradotto per la prima volta il Gilgamesh, presentano questa scoperta e per la prima volta nella storia scoppia una rissa tra glottologi, si sono menati come degli spaccalegna bergamaschi.

Di quale scoperta parliamo? Questo gruppo di scienziati affermava che nel Gilgamesh c’è il racconto del Diluvio Universale
L’uomo in questione non si chiama Noè ma Dio gli ordina di fare un’arca, le misure sono un po’ diverse ma vai a sapere… la storia però è la stessa: tutti gli animali sull’arca e poi viene mandato fuori un altro tipo di uccello. Differenze irrisorie e praticamente si sosteneva che Dio avesse copiato dai Sumeri, capite che era una cosa inaccettabile negli anni ’30 nell’America oscurantista e razzista e segregazionista. 
Insomma, una rissa incredibile e sono andato avanti per anni a dire che il Gilgamesh era l’opera più antica del mondo, e un mese fa scopro che non è vero perché c’è l’Epopea di Inanna, che si compone di vari testi e che è precedente al Gilgamesh, si parla di 5000 anni fa ed è incredibile che non si sia pensato che è un testo fondamentale, racconta una storia pazzesca. 
Inanna è la Dea madre, la più importante, la dea dell’amore e del sesso. Ama gli esseri umani e l’epopea contiene tutte le storie di tutta la letteratura. Inanna è una e trina, determina l’alternarsi delle stagioni. Inanna va dal dio sapiente, quello che crea l’acqua dolce e quindi la vita biologica e lo seduce, una scena di sesso infuocato e mentre lui ha un orgasmo sconfinato lei lo convince a dirle i 100 segreti della conoscenza: l’astronomia, la medicina, l’architettura, la geometria, la matematica ecc. Quindi ruba tutte le conoscenze di questo dio e cosa fa? Le regala agli uomini. Una donna meravigliosa. E’ lei che rende le città vivibili, tutto quello che serve per vivere lo porta lei. Lo ruba per amore degli esseri umani.


Non solo, a un certo punto il suo amore viene ucciso e lei scende nel mondo dei morti, muore e dopo tre giorni resuscita. 
Nei testi antichi di gente che muore e dopo tre giorni risorge ce n’è un sacco e questo fenomeno ha una sua spiegazione logica, il fatto di essere materialisti e andare a cercare la concatenazione logica degli eventi è meraviglioso. 
Nel nostro cielo dal 22 al 25 dicembre c’è un fenomeno che è esattamente questo, non ce ne accorgiamo ma in quei tre giorni per un effetto ottico sembra che il Sole si fermi, c’è una ragione scientifica per questo ma se sei un primitivo che guarda il cielo hai l’impressione che il Sole vada avanti e indietro. Ecco perché troviamo sempre questa storia di un dio che muore e poi risorge dopo tre giorni. 

Questa storia di Inanna è anche un documento storico strepitoso su un momento della nostra storia fondamentale.  
Secondo alcuni storici c’è stato un periodo in cui l’umanità ha vissuto di pesca e agricoltura lungo i grandi fiumi e queste erano società in cui uomo e donna erano alla pari, Riane Eisler nel suo libro Il Piacere è sacro le chiama società di “partnership”. Non conoscevano la guerra perché si è scoperto che vivevano in città senza mura, le sepolture di maschi e femmine erano uguali e da questo si deduce che fossero società pacifiche. 
A un certo punto queste città sono invase da allevatori guerrieri delle steppe euroasiatiche che erano diventati violenti perché avevano scoperto che potevano vivere allevando le pecore e di conseguenza avevano scoperto anche che le pecore sono facili da rubare perché hanno le gambe e quindi diventano agguerriti per difendere o rubare il bestiame. Quando inventano l’arco e la doma dei cavalli si spostano e invadono le grandi pianure.
Sono selvaggi e bravi a combattere e hanno vittoria facile su questi contadini che culturalmente però sono molto più avanti. Questi invasori non sanno niente di astronomia, di matematica, di scienze, di irrigazione, di ingegneria. Vivere sulle sponde del Nilo o del fiume Giallo significava saper fare un sacco di cose complicate.
E che storia troviamo nell’epopea di Inanna riguardo a questo periodo?
Inanna vuole sposare un contadino e il fratello le dice: “Ma no, sposa un guerriero pastore, sposa il vincitore”, ma lei non è d’accordo e risponde: “Il pastore? Non sposerò il pastore, le sue vesti sono rozze, la sua lana è ruvida. Sposerò l’agricoltore, l’agricoltore coltiva il lino per le mie vesti, l’agricoltore coltiva l’orzo per la mia tavola…”
E vanno avanti con questa discussione arrivando esattamente al momento in cui c’è l’integrazione tra i vincitori. Le società matriarcali erano molto brave a integrare gli stranieri. 
Arriva il re straniero che si chiama Dumuzi
“Perché parli dell’agricoltore? Perché ne parli? Se lui ti dà farina nera io ti darò lana nera. Se lui ti darà farina bianca io ti darò lana bianca…”.
Il re continua a magnificare quanto è bravo e una notte va a trovare Inanna:
“Inanna gli aprì la porta, all’interno della casa si parò splendente davanti a lui come la luce della Luna. Dumuzi la guardò esultante. Premette il suo collo contro il collo di lei, la baciò”
E qui inizia una scena… Io vorrei che voi tornaste alla vostra prima classe al liceo: siete lì e la professoressa di lettere inizia a leggere il punto clou della prima grande opera letteraria dell’umanità. 
Dopo che si sono baciati sul collo Inanna fa questa dichiarazione:
“Quanto a me Inanna, chi arerà la mia vulva? Chi arerà il mio alto campo? Chi arerà il mio umido terreno? Quanto a me, giovane donna, chi arerà la mia vulva? Chi disporrà il bue? Chi arerà la mia vulva? 
Dumuzi rispose: Grande Signora, il re arerà la tua vulva, io, Dumuzi, il re arerò la tua vulva!
Inanna disse: Ara dunque la mia vulva, o uomo del mio cuore, ara la mia vulva. 
In grembo al re si ergeva l’alto cedro, egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi, il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte, mi ha accarezzato il pelo del pube e innaffiato il mio grembo. Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva. Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna. Mi ha svegliato la mia agile nave con il suo latte. Sul letto mi ha accarezzato.”
Io credo che qualunque classe di quindicenni mi darebbe tutta la sua attenzione e forse muoverei anche la passione verso la letteratura.
(Continua)

Foto: Antico sigillo cilindrico accadico del 2300 a.C. raffigurante le divinità Inanna, Utu, Enki e Isimud. Credit: Wikimedia Commons

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“Parole che incitano all’odio”. Facebook cancella post dall’account Lega

People For Planet - Ven, 08/02/2019 - 18:00

La segnalazione del movimento “Cara Italia” guidato da un giornalista originario del Kenya: “La nostra campagna è appena iniziata e andremo avanti fino in fondo”

Davide contro Golia. La sfida impossibile. Da un lato, il neonato (e minuscolo) movimento “Cara Italia”, che aspira a diventare il primo partito dei migranti del nostro Paese, dall’altro l’imponente macchina propagandistica di un partito di governo: la Lega. In mezzo, Facebook che avrebbe deciso di eliminare alcuni post del partito di Salvini.

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Un passo indietro. Stephen Ogongo è un giornalista 44enne, originario del Kenya. È arrivato in Italia per motivi di studio 25 anni fa, ha insegnato all’università Gregoriana, ha due figlie, è caporedattore di 10 testate del gruppo “Stranieri in Italia”. Con la sua redazione ha lanciato a ottobre scorso un nuovo movimento: “Cara Italia”. Oggi ha 11mila adesioni su facebook. A breve dovrebbe varare uno statuto per darsi una forma politica. Insomma, un partito per «per dare voce a chi non ce l’ha, ai tanti delusi della mancata riforma della Bossi-Fini, dello Ius soli e delle politiche razziste dell’attuale maggioranza».

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I miti dell’estate… da sfatare

People For Planet - Ven, 08/02/2019 - 15:00

Come tutte le stagioni l’estate porta con sé i classici consigli per contrastare il caldo e per come comportarsi al sole e in spiaggia. Ma tutte le perle di “saggezza popolare” sono vere? Ne abbiamo controllate alcune relative all’alimentazione.

Bisogna aspettare tre ore dopo mangiato per fare il bagno?

A quanto pare si tratta proprio di un mito. Sul sito del Centro Medico Sant’Agostino di Milano si affronta la questione con un occhio soprattutto ai bambini, quelli che si annoiano di più ad aspettare per fare il bagno. E in effetti viene fuori che si tratta di un mito, che prima di tutto riguarda il tempo: le “tre ore” sono un lasso puramente indicativo, molto diverso dai reali tempi di digestione, che dipendono da ciò che si è mangiato. 

“I carboidrati, per esempio, vengono digeriti in circa un’ora, come anche latte scremato e formaggi freschi. Anche per il pesce è necessario attendere 60 minuti. Un succo di frutta richiede invece 20 minuti, la frutta e la verdura cruda circa 30-40 minuti e le patate 60. Per una bistecca di manzo servono invece 3 o 4 ore, mentre per il maiale circa 5. Anche iformaggi stagionati impiegano circa 4-5 ore per essere digeriti”, riporta l’articolo a cura del dottor Paolo Minelli, specialista in pediatria.

Il timore dei genitori è quello di una congestione che però non è dovuto di per sé all’impatto con l’acqua ma allo sbalzo termico repentino. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si scrive:In genere il termine congestione è comunemente usato per definire un blocco digestivo (blocco intestinale da freddo o congestione dello stomaco). Dopo i pasti, infatti, per svolgere la funzione digestiva e i processi chimici che permettono la trasformazione del cibo ingerito, stomaco e intestino necessitano di molto ossigeno che viene loro trasportato in gran quantità attraverso il flusso sanguigno. Un improvviso cambiamento della temperatura può provocare una diminuzione della quantità di sangue che arriva all’addome causando il rallentamento, o il blocco, dei processi digestivi con la conseguente comparsa di malessere”. La congestione digestiva può però avvenire anche fuori dall’acqua, con l’assunzione di bevande troppo fredde, oppure anche d’inverno, se si prende freddo durante la digestione.

Il consiglio che viene dato anche dall’Istituto Superiore di Sanità è quello di usare il buonsenso: “Se si è consumato un pasto abbondante, ricco di grassi difficili da digerire, è preferibile aspettare 2-3 ore prima di fare il bagno; se, invece, il pasto è stato composto da cibi molto leggeri o da uno spuntino a base di frutta o di verdura (un panino non troppo ‘farcito’, un frutto, un’insalata, ecc…) si può fare il bagno anche immediatamente”.

Bisogna continuare a usare il buon senso anche quando si è in acqua: “È importante in ogni caso ascoltare il proprio corpo e saper valutare la condizione fisica del momento: se ci si sente appesantiti è meglio aspettare prima di fare il bagno e, in ogni caso, non allontanarsi mai troppo dalla riva da soli. Inoltre, vanno valutate la propria capacità di nuotare, le condizioni del mare, la presenza di personale esperto che controlli la riva o la piscina. Un consiglio utile è quello di entrare in acqua gradualmente, bagnarsi prima polsi e tempie, per abituare il corpo alla diversa temperatura, ed evitare il cosiddetto shock termico che è la causa principale della congestione”. Il rischio che si corre se si verifica una congestione mentre si è in acqua è quello di non riconoscere i primi segnali del malessere in tempo e, quindi, di non essere in grado di ritornare a riva. In questo senso va prestata attenzione ai bambini, poiché spesso non si accorgono della comparsa dei primi disturbi.

D’estate bisogna bere tanto?

È vero, ma dipende da cosa. Fondazione Veronesi ha stilato un decalogo su come nutrirsi in estate e sconsiglia le bevande zuccherine e gassate: “Le bevande gassate hanno come principali ingredienti acqua e zucchero”. Si tratta di calorie prive di nutrimento, in grado di aumentare la quantità di zuccheri assunta nella giornata senza un reale beneficio. In un solo bicchiere di bevanda gassata, ci può essere una quantità di zucchero paragonabile a sei cucchiaini, ben il 40 per cento di tutto lo zucchero che dovremmo consumare in un giorno.

Meglio quindi bere acqua e ricordare inoltre che i liquidi stanno anche negli alimenti. Quanta? Il consiglio di Valeria del Balzo, dell’Unità di Ricerca Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione presso l’università Sapienza di Roma, intervistata sul sito della Fondazione Veronesi, è di ragionare in termini di bilancio fra l’acqua che si perde e quella che si assume, calcolando che oltre alla sudorazione eliminiamo i liquidi anche con feci e urine. «Ogni giorno un adulto perde circa 600-1000 ml di acqua fra vapore acqueo che satura l’aria espirata e l’acqua persa attraverso la cute per espirazione. Un aumento della temperatura corporea di 2°C aumenta l’evaporazione del 50%, l’innalzamento della temperatura esterna da 24°C a 31°C raddoppia la perdita di acqua tramite la perspiratio (vapore acqueo e sudore). Il meccanismo della sete, regolato dall’ipotalamo, insieme al riassorbimento dell’acqua nei reni mantiene l’equilibrio idrico. La sete regola la quantità di acqua da ingerire ma spesso interviene solo quando la perdita di acqua è già stata tale da provocare i primi effetti negativi». Il consiglio è quindi di non aspettare la sete e di ricordarsi di bere anche durante i pasti, per aiutare la digestione.

D’estate di può pranzare col gelato?

Si può fare, ma non tutti i giorni, e meglio se non si mangia solo un gelato, altrimenti ci tornerà la fame. Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e membro della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi consiglia prima di tutto di scegliere un gelato artigianale, di cui possiamo scegliere i gusti e che non dovrebbe contenere conservanti e coloranti. Va tenuta d’occhio la frequenza: «Va bene se, nel corso dei mesi estivi, questa scelta viene adottata una o due volte alla settimana – spiega la dottoressa Dogliotti nel magazine di Fondazione Veronesi -. Non di più, perché il rischio è quello di esagerare con gli zuccheri. E comunque, come ripetiamo sempre, una dieta è tanto più sana quanto più varia». Per far in modo che non torni la fame dopo poche ore però sarebbe meglio che il gelato non sia l’unico elemento del pasto: «L’ideale sarebbe consumare una piccola insalata soltanto con verdure crude e un filo d’olio, per avere qualcosa di masticabile». Una combinazione equilibrata per un piatto è che per metà sia composto da frutta e verdura, per un quarto carboidrati e per un quarto proteine. «Scegliendo un gusto alla frutta si può contare su una buona quantità di zuccheri semplici, una piccola componente di fibre vegetali e altri elementi naturali di qualità, come per esempio la farina di carrube. Il consiglio è quello di abbinare sempre un gusto alla frutta con uno alla crema: in questo modo si assumono anche proteine e grassi e si riduce il carico glicemico, in modo da evitare che la fame torni troppo in fretta».

Photo by Alexandre Perotto on Unsplash

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