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Gli strumenti del giornalista ambientale del futuro? Droni, sensori e Intelligenza Artificiale

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 07:00

Il giornalismo, storicamente, è sempre stato attento ad applicare le nuove tecnologie per l’informazione. Uno dei primi utilizzi del telegrafo, dopo quello militare, fu la trasmissione di notizie, e per tutto il secolo scorso l’informazione rincorse le nuove tecnologie, a cominciare da radio e televisione, per finire con Internet. Si è trattato, però, in gran parte, di tecnologie legate alla diffusione dell’informazione e non alla creazione della stessa. Al netto dell’evoluzione tecnologica, infatti, nella sostanza microfoni, telecamere, macchine fotografiche e gestione del testo sono rimasti immutati. Ossia generano lo stesso tipo d’informazione. Ma le cose stanno cambiando. L’aumento della potenza di calcolo e l’abbattimento dei prezzi dei dispostivi informatici, infatti, stanno aprendo nuove frontiere al giornalismo. Vediamone alcune.

Giornalismo dai droni

I droni, i cui prezzi si stanno abbassando, stanno rendendo accessibili a tutti le riprese aeree, al punto che si sta consolidando una sintassi giornalistica nella quale il loro utilizzo diventa prassi. In alcune università di giornalismo statunitensi da qualche anno si insegna il “drone journalism” con il risultato di formare nuove leve di giornalisti multimediali specializzati. Il punto di vista dall’alto offre prospettive diverse da quelle “normali” ad altezza oculare e consente di evidenziare fenomeni a livello visivo. Il “New York Times” usa i droni per propri reportage sui cambiamenti climatici. Al posto della telecamera il drone può anche trasportare sensori: a cosa servono? Lo vediamo subito.

Giornalismo dai sensori

Avere dati ambientali di prima mano e rilevati sul campo, in zone o luoghi dove magari le istituzioni non li rilevano, ora è possibile anche per i giornalisti. La sensoristica ambientale è calata di prezzo, così come le interfacce digitali per gestire i sensori stessi. Oggi con poche decine di euro è possibile realizzare sensori dedicati per monitorare rumore, polveri sottili o altri inquinanti, rendendo così possibile l’attuazione di inchieste giornalistiche con dati inediti e di prima mano.  Oltre ad acquisire i dati, è ovviamente necessario che il giornalista li sappia trattare, usando metodologie scientifiche consolidate che gli permettano di elaborarli in maniera coerente e affidabile.

Giornalismo dai dati

I dati per analizzare un fenomeno possono essere acquisti non solo da sensori ma anche dalla rete. L’utilizzo dei dati provenienti dai social, per esempio, consente di analizzare fatti ed eventi avendo il polso dell’opinione pubblica. Qualsiasi fenomeno che abbia una rilevanza “social”, come manifestazioni, elezioni, ecc. è analizzabile attraverso i dati. Per fare questo il giornalista deve essere esperto nella loro acquisizione, nel loro trattamento sul fronte informatico e nell’utilizzo di sistemi d’elaborazione attraverso il cloud. Come negli altri casi, i costi dei sistemi d’elaborazione stanno scendendo, rendendo sempre più accessibili queste tecnologie.

Giornalismo dall’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale già oggi scrive articoli su fatti relativamente semplici quali l’andamento dei titoli di borsa, gli eventi sportivi e il meteo, ma in futuro gli algoritmi saranno alleati anche del giornalismo d’inchiesta. L’estrazione dei dati dai social e la loro organizzazione saranno le prime applicazioni disponibili per i giornalisti, ma tutto ciò che può essere rappresentato da una massa di dati potrà essere interpretato attraverso l’intelligenza artificiale.

Giornalisti del futuro

E vediamo ora quale potrebbe essere la giornata tipo di un giornalista. Il giornalista si trova su un’auto a guida autonoma e mentre l’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Un’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre dall’ auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo. Per fare un’ulteriore verifica invia droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. Successivamente intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali, e di queste ultime le tecnologie d’analisi vocale interpretano toni “esitanti” o “nervosi”. Fatto questo, detta la storia a una App che esegue il controllo ortografico, formatta il testo e lo pubblica. Fantascienza al 2050, o peggio al 2100? No. Questa descrizione è tratta da un report dell’Associated Press dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo che pone lo scenario descritto al 2027. Non tra cinquanta anni.

Bene, vedremo tutto ciò anche in Italia? E magari su contenuti ambientali?

La riposta è chiara. No.

Il giornalismo ambientale in Italia non si pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’informazione ambientale stessa. L’accesso a queste tecnologie, e quindi all’informazione che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere – e malgrado l’abbassamento verticale dei prezzi di queste tecnologie gli articoli scritti con questi mezzi rimangono ancora troppo “cari”; ma soprattutto è richiesta la presenza di giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi e altri strumenti: risorse economiche e professionalità, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’informazione, specialmente ambientale. Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance – il 60% dei contenuti dell’editoria italiana è fornito da loro – precario, pagato poco, esterno alle redazioni e con pochi strumenti tecnologici – cosa che impedisce la formazione all’innovazione.

La scommessa sarà quella che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il lavoro svolto. L’alternativa è la perdita dell’informazione ambientale di qualità, in un momento storico nel quale questa sarà sempre più indispensabile per le sfide, come quella del clima, che ci troveremo ad affrontare.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Sergio Costa ministro dell’Ambiente: confermato il generale che si è opposto alle trivelle

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 17:16

Tra i pochi nomi confermati nel governo Conte Bis c’è quello di Sergio Costa, ministro dell’ambiente anche del governo giallo-rosso. Classe 1959, il suo curriculum riporta una laurea in Scienze Agrarie e un master in Diritto dell’Ambiente. Ma il nome di Costa è legato a doppio filo con l’inchiesta sulla Terra dei fuochi, che dai primi anni Duemila ha permesso di far luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell’area tra le province di Caserta e Napoli.

Da ministro si è occupato degli spinosi, per il Movimento 5 stelle, dossier sulla Tap (che ha ottenuto il via libera), su Taranto (dove l’emergenza ambientale e quella del lavoro, in mano a Di Maio, convivono) e sulle trivelle, contro le quali Costa minacciò le dimissioni.

Il generale è stato anche uno dei sostenitori della Legge 68 sugli ecoreati. “Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta – disse di Costa il leader M5s – e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio”. Lo stesso comandante ha sottolineato in più occasioni il ruolo centrale della forestale nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, reso possibile dall’alta specializzazione del corpo.

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Tim Robbins “Io, i detenuti e Dario Fo”

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00

Dopo la risata disperata e letale di Joker, arriva al Lido quella catartica dei detenuti coinvolti nei laboratori teatrali raccontati da Tim Robbins in 45 seconds of Laughter, documentario presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. E’ il racconto di sei mesi del lavoro della compagnia teatrale di cui Robbins è cofondatore e componente da 37 anni, della The Actors’ Gang, con i carcerati di un penitenziario di massima sicurezza in California. il Calipatria.

“Se affronti i problemi della società lavorando sui macrolivelli rimani frustrato, perché non vedi cambiamenti. Mi sono reso conto già da tempo che invece puoi cambiare le cose lavorando sui microlivelli, come facciamo noi nelle scuole e nelle carceri” dice Robbins. “Ognuna di queste esperienze lascia un grande ottimismo e speranza per il futuro. Si vedono le trasformazioni nelle persone, ed è incredibile quando la madre di un detenuto viene da te e ti dice ‘Grazie, rivedo mio figlio”. Un viaggio fra recitazione, improvvisazioni, comprese quelle attraverso i personaggi della Commedia dell’Arte (“fra le fonti di ispirazione c’è stato anche Dario Fo” dice Robbins) esercizi per entrare in contatto con le proprie emozioni e sviluppare la fiducia reciproca.

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Fonte immagine WAKEUPNEWS

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Anche l’Uganda ha la sua Greta Thunberg per la difesa del clima

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00
Fonte: Twitter

Dalla stampa nazionale:

Chi è Leah Namugerwa, la Greta Thunberg d’Uganda. Ispirata dal modello di Greta Thunberg e forte dell’appoggio della famiglia che, ogni venerdì, le permette di saltare la scuola e scendere in piazza, la giovane attivista Leah Namugerwa ha tutte le carte in regola per diventare una delle teste di serie della lotta contro il cambiamento climatico.

LEAH, PALADINA D’UGANDA – Classe 2004, 15 anni e il coraggio di chi ama così tanto il proprio paese da non poterne accettare la lenta e inesorabile distruzione, la Greta d’Uganda ha lanciato, a inizio 2019, una campagna contro i combustibili fossili, i sacchetti di plastica, la deforestazione, il degrado delle zone umide e qualsiasi altra forma di ingiustizia o abuso nei confronti dell’ambiente. E, grazie alla creazione dell’hashtag #BanPlasticUg, la sua protesta ha conquistato la Rete ed è diventata virale, convincendo i suoi coetanei dell’importanza di un mondo pulito e sostenibile e trasformando i suoi picchetti in solitaria in coloratissimi e frequentatissimi cortei per le strade della capitale Kampala, nonostante le violente proteste delle autorità locali.Continua a leggere (Fonte: LETTERADONNA.IT)

LA PLASTICA SOFFOCA L’AFRICA. Per l’Africa la plastica non è un problema, è un dramma. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, ogni anno otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, di questi 4,4 tonnellate si trovano nei mari che circondano il continente africano.

«La plastica e la gestione dei rifiuti in generale – spiega Mohamed Atani, responsabile continentale dell’Unep (agenzia ambientale delle Nazioni Unite – sono una questione molto seria che non va trascurata e sulla quale dobbiamo impegnarci tutti e a tutti i livelli».

Bottiglie, sacchetti, piccoli oggetti vengono abbandonati e rimangono per anni nel terreno. Dal terreno spesso penetrano nelle falde e nei fiumi e da qui nei mari. La diffusione di plastica e microplastica è pericolosa perché inquina l’ambiente e danneggia la salute umana e degli animali. Di fronte a questo fenomeno, l’Africa non è immobile. Continua a leggere (Fonte: La plastica soffoca l’Africa – CELIM.IT)

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Il progetto Erasmus+ TELL ME per l’uso del Teatro nell’alfabetizzazione dei migranti riconosciuto con due importanti premi internazionali

Comitato Nobel Disabili Onlus - Mer, 09/04/2019 - 10:57

Dopo la consegna dello European Language Label istituito dalla Commissione Europea, la cui cerimonia ha avuto luogo a Firenze il 9 maggio 2019 nell’ambito delle celebrazioni per il Festival d’Europa, TELL ME riceverà il Premio Confucio per l’Alfabetizzazione assegnato al Comitato il Nobel per i Disabili fondato da Dario Fo e Franca Rame per devolvere in beneficenza i soldi del Premio Nobel per la Letteratura 2017.
Istituito dall’UNESCO con il supporto del governo della Repubblica Popolare Cinese, il Premio Confucio sarà consegnato in due distinte cerimonie che si svolgeranno a Parigi e nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato, rispettivamente, il prossimo 9 e 28 settembre.

TELL ME: UN PROGETTO ERASMUS+
“TELL ME - Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe”, progetto di educazione ed alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro è stato finanziato dal programma Erasmus+ ed è stato ideato da Jacopo Fo e da Nazzareno Vasapollo per il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili, capofila di una partnership strategica che ha visto coinvolti altri tre enti europei: Associazione Nuovi Linguaggi di Loreto, provider accreditato per la formazione professionale che da oltre vent’anni gestisce al proprio interno una scuola di recitazione; ASTA, compagnia teatrale portoghese che specializzata in produzione teatrale e teatro educativo; IFALL, associazione svedese che si occupa di rifugiati.
Il kit metodologico-educativo rappresenta il prodotto più importante del progetto. Creato nel biennio 2016-2018 da un’equipe transnazionale di ricercatori che lo ha sperimentato in due corsi per migranti e in tre workshop rivolti a 24 operatori europei, è liberamente disponibile sul sito www.tellmeproject.com.

Dal rilascio di tutti i prodotti del progetto ad oggi, la partnership è stata invitata a varie conferenze europee tenutesi a Francoforte, Lisbona e Siviglia ed ha ricevuto due alti riconoscimenti, a livello Europeo, lo European Language Label, e a livello mondiale, il Premio Confucio.

EUROPEAN LANGUAGE LABEL    
Il Label Europeo delle Lingue è un premio della Commissione Europea nato con l’intento di incoraggiare le iniziative che riguardano l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue, un riconoscimento assegnato a metodologie innovative che si sono rivelate efficaci nel promuovere e diffondere la conoscenza dei numerosi idiomi che esistono nell’Unione Europea.
Con cadenza biennale, il Label viene assegnato ai progetti che si sono contraddistinti per la loro proposta innovativa, contribuendo così ad innalzare lo standard d’insegnamento delle lingue e a valorizzare una ricchezza così importante per la cultura europea.    
Nell’anno corrente sono state premiate 15 nomination su 57 e TELL ME si è collocato al 2° posto.
La cerimonia di premiazione ha avuto luogo nella prestigiosa cornice del Festival Europa dal 7 al 9 maggio scorso a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

PREMIO CONFUCIO
Supportato dalla Repubblica Popolare Cinese, il Premio è un riconoscimento istituito dall’UNESCO per coloro che si impegnano nell’alfabetizzazione degli adulti.
Per il 2019 il Premio aveva “Alfabetizzazione e Multilinguismo” come tema di riferimento e a livello mondiale sono stati scelti solo tre progetti, tra cui TELL ME.
Il Premio Confucio sarà consegnato al Comitato il Nobel per i Disabili  in due distinte cerimonie che si svolgeranno a Parigi e nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato, rispettivamente, il prossimo 9 e 28 settembre.
TELL ME è stato realizzato da una partnership composta da quattro organizzazioni provenienti da Italia, Portogallo e Svezia. Il Comitato ha perciò deciso di dare valore alla Partnership nel suo complesso decidendo che fosse Sérgio Novo, presidente della Compagnia Teatrale ASTA di Covilhã (Portogallo) a ritirare il premio nella Cerimonia che si terrà il 9 settembre presso il quartier generale UNESCO a Parigi. In tale occasione, egli sarà altresì speaker nella conferenza "Alfabetizzazione e multilinguismo" in occasione della Giornata internazionale dell'alfabetizzazione.
La seconda cerimonia si terrà invece nella cittadina cinese di Qufu, terra natale del filosofo cinese cui il premio è titolato. L’evento è inserito in una Visita di Studio organizzata nel periodo 25-28 settembre da Commissione UNESCO e governo cinese per le tre organizzazioni premiate. Sarà Nazzareno Vasapollo, project designer e project manager del Comitato e di TELL ME a ritirare il premio e a intervenire al Seminario Internazionale sull’Alfabetizzazione.

TELL ME MORE
Incoraggiati dai successi conseguiti, per il 2020 le strategie di diffusione e valorizzazione del progetto saranno indirizzate al territorio italiano e a quello europeo.
Il Comitato intende, infatti, realizzare dei workshop rivolti ai Centri per l’Istruzione degli Adulti (CPI). Per ognuna delle 20 regioni italiane verrà individuato un CPIA che organizzerà l’attività formativa e funzionerà da polo per accogliere operatori di altri CPIA regionali.
Su scala europea ci si intende muovere principalmente presentando il progetto TELL ME+ il cui scopo specifico è tradurre gli output di TELL ME in tedesco, francese e spagnolo e disseminare la metodologi in Spagna, nei paesi germanofoni e in quelli francofoni. Sarà così possibile coprire quasi l’80% delle lingue europee non interessate in precedenza dal progetto originario e la metodologia TELL ME sarà disponibile in oltre l’86% delle lingue più parlate in Europa!
Nel mese di aprile 2020, infine, è previsto un workshop a Siviglia per diffondere la metodologia fra gli operatori che si occupano di alfabetizzazione dei migranti nelle associazioni private e nei centri di istruzione degli adulti che fanno capo alla Junta de Andalucía.

Sito web: www.tellmeproject.com
Social Platform: https://social.tellmeproject.com
Indirizzo email dell’organizzazione italiana: europe@comitatonobeldisabili.it
Label europeo delle lingue: http://bit.ly/EULangLab.
Premio Confucio UNESCO per l’Alfabetizzazione degli adulti: http://bit.ly/ConfuciusUNESCO

Ufficio Stampa Lp Press di Luigi Piga
mob. 3480420650 – email. luigipiga@lp-press.com

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KFC ha lanciato il pollo a base vegetale: tutto esaurito in cinque ore

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 10:00

I sostituti della carne sono senza dubbio popolari, perché promettono di ridurre l’impronta umana sul pianeta Terra diminuendo allevamenti e, di conseguenza, il consumo stesso della carne.

Il pollo di verdura è buono (dicono)

Bene, ora Beyond Meat e KFC hanno dimostrato che un pollo-non pollo, cioè un prodotto a base di carne vegetale, può diventare una sorpresa tanto gustosa da causare un delirio culinario nelle catene di fast food di tutto il mondo.

Il Beyond Fried Chicken ha cattirato l’attenzione (e le fauci) dei carnivori di Atlanta, che si sono riversati in massa presso la sede del popolare fast food per assaporare il prodotto insolito che è, letteralmente, andato via come il pop corn (anzi, come il pollo fritto).

Continua a leggere su NINJAMARKETING.IT di Fabio Casciabanca

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La stampa internazionale: Rousseau ha detto “Sì”!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 09:18
THE GUARDIAN (Gran Bretagna)

I membri dell’Italian Five Star Movement (M5S) hanno appoggiato in modo schiacciante una coalizione con il partito democratico di centro sinistra (PD) in una votazione online, dando il sostegno finale a un accordo tra nemici tradizionali inteso a far uscire l’Italia dalla crisi politica.

Il primo ministro, Giuseppe Conte, era stato incaricato di assicurare un patto tra i due partiti dopo che Matteo Salvini, il leader della Lega di estrema destra, aveva fatto crollare la coalizione con il M5S nel tentativo di forzare elezioni anticipate in cui sperava di capitalizzare la sua recente popolarità.

Il M5S ha richiesto ai suoi militanti di approvare la coalizione attraverso un voto sul sito web Rousseau del partito. Il 79,3% ha risposto di sì al governo con il PD.  Lunedì Conte aveva tenuto un discorso ai membri dell’M5S in cui aveva cercato di convincerli a votare a favore, dicendo loro: “Capisco le vostre preoccupazioni. Ma vorrei anche ricordarvi che, prima delle elezioni, lo scorso anno l’M5S ha dichiarato di essere pronto a unirsi a qualsiasi forza politica pronta a portare avanti l’agenda politica del movimento. Oggi abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese “.

Martedì le parti hanno pubblicato un programma in 26 punti. In cima alla lista c’è l’impegno a utilizzare il prossimo bilancio per aiutare a stimolare la crescita economica ma anche la promessa di non mettere in pericolo le finanze pubbliche.

L’Italia ha il secondo più grande debito nell’UE in proporzione alla produzione economica e il patto di governo richiederà una maggiore flessibilità a Bruxelles per superare la “rigidità eccessiva” delle norme di bilancio esistenti.

Le due parti si sono impegnate a introdurre uno stipendio minimo, evitare un aumento dell’IVA e aumentare la spesa per l’istruzione, la ricerca e il benessere. Il programma prevede anche una tassa sul web per le multinazionali e la creazione di una banca pubblica per favorire lo sviluppo nel sud.

La democrazia diretta basata sul web è stata uno dei principi fondamentali del M5S da quando è stato fondato nel 2009 dal comico Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, un imprenditore morto tre anni fa.

Nei suoi primi anni, il movimento ha utilizzato il suo sito Web e il blog di Grillo per discutere e tenere voti prima che Rousseau, una piattaforma appositamente costruita che prende il nome dal filosofo svizzero del XVIII secolo, fosse sviluppata e introdotta nel 2016.

Il sistema è stato afflitto da attacchi di hacking durante i voti chiave e ad aprile l’autorità italiana per la protezione dei dati ha multato la società che gestisce la piattaforma per non aver protetto i dati personali degli utenti.

L’Italia è stata gettata nel caos il mese scorso quando Salvini ha ritirato la Lega dalla sua alleanza con M5S, mentre cercava di sfruttare la popolarità del suo partito per portare a elezioni anticipate e diventare primo ministro. La tattica del leader della Lega ha danneggiato la sua popolarità.

EL PAIS (Spagna)

La base del movimento 5 stelle approva la formazione di un nuovo governo con il PD.

Il progetto di programma governativo ammorbidisce la posizione italiana su Europa e immigrazione e rinuncia alla flat tax proposta dalla Lega.

La rete ha parlato e il movimento 5 stelle ha approvato l’accordo del governo con il Partito Democratico (PD). Circa 115.000 persone sono state chiamate a esprimersi sulla piattaforma online del partito chiamata Rousseau e controllata dalla società di uno dei fondatori dell’M5S e il 79,3% ha optato per il sì. La decisione apre definitivamente la strada a Giuseppe Conte per andare dal Presidente della Repubblica e presentare il suo secondo esecutivo.

I militanti grillini – in realtà solo circa 80.000 degli oltre 10 milioni di elettori M5S nelle ultime elezioni – hanno deciso di dare il via libera a una nuova alleanza per formare un secondo governo meno di un mese dopo che Matteo Salvini ha deciso di abbandonare il precedente. Nonostante le divisioni emerse nei giorni scorsi con una fazione del partito che si è opposta a un patto con il nemico storico PD, le indicazioni della leadership del movimento si sono imposte, come accade sempre nel M5S.

Il voto, il più numeroso nella storia del partito e venduto dall’M5S come il trionfo della democrazia diretta, ha avuto luogo mentre trapelava in rete la bozza del programma minimo scritto con il PD. Un documento vago e altamente impreciso che, tuttavia, mostra già attraverso i suoi 26 punti un cambiamento sostanziale su questioni come l’immigrazione, l’approccio con l’Europa o le tasse. La bozza mostra una notevole svolta sociale dei “grillinos” e mostra ancora una volta la sorprendente capacità di fluttuazione gattopardiana del movimento.

Il documento, scritto in fretta durante l’ultima settimana di incontri tra il PD e M5S – quattro pagine rispetto alle 58 del contratto governativo firmato con la Lega 14 mesi fa – è solo la base di una negoziazione che continuerà una volta che Conte avrà formato il governo. Ma le ostilità nei confronti dell’UE sono lasciate indietro e si parla già di un’Europa più favorevole. “Con la nuova Commissione dovremo rilanciare gli investimenti e i margini di flessibilità per rafforzare la coesione sociale, promuovendo le modifiche necessarie per superare la rigidità delle norme europee sulla politica di bilancio. Sono necessarie regole per la crescita, non solo per la stabilità “, afferma la bozza.

Uno dei punti più delicati e di attrito riguarda l’immigrazione, un cavallo di battaglia dell’ex ministro degli interni Salvini. Il documento non approfondisce la questione ma apre in modo significativo le porte alla riforma dei controversi decreti sicurezza “a seguito delle recenti osservazioni fatte dal Presidente della Repubblica”. La persecuzione delle ONG che soccorrono i migranti nel Mediterraneo sarà attenuata, come suggerito dal capo dello stato.

AGENCE FRANCE-PRESS (Francia)

Gli attivisti del Movimento 5 stelle (M5S, antisistema) hanno “detto sì con una maggioranza molto ampia” in una votazione online, al governo di coalizione tra M5S e Partito Democratico (di sinistra), ha annunciato il leader del movimento Luigi Di Maio.

L’Italia è stata con il fiato sospeso in attesa del voto di decine di migliaia di membri del M5S perché un risultato negativo avrebbe suonato la campana a morto del nuovo governo in via di preparazione.

“Voglio ricordare che in meno di un mese siamo riusciti a risolvere una crisi di governo scoppiata in agosto”, ha dichiarato Di Maio durante una conferenza stampa, ringraziando gli “80.000 Cittadini italiani che hanno votato su una piattaforma digitale unica al mondo “.

“Penso che dovremmo essere orgogliosi di questa piattaforma digitale (…) perché ci ha offerto un modo diverso di creare un governo”, ha continuato riferendosi alla piattaforma “Rousseau”, nome del portale della democrazia partecipativa del M5S.

Il programma del nuovo governo comprende “l’eliminazione di qualsiasi forma di disuguaglianza sociale, territoriale o di genere”, la riduzione delle imposte sul lavoro, lo sviluppo di “una serie di leggi contro il conflitto di interessi” e una “forte risposta” ai problemi dei flussi migratori.

Presentando le linee principali del suo progetto politico giovedì, Conte ha parlato del rilancio della crescita, degli investimenti nel Mezzogiorno, della preoccupazione per i giovani che stanno lasciando queste regioni in massa, nonché di un modo di sviluppo compatibile con il rispetto per l’ambiente.

“Ora cambieremo l’Italia”, ha dichiarato il capo del Partito Democratico Nicola Zingaretti dopo i risultati del voto a cinque stelle. 

Dopo la sua scommessa fallita, Matteo Salvini è stato veloce ad annunciare il suo piano di battaglia per tornare al potere: “Da oggi, mi muoverò ancora più arrabbiato e determinato. Andrò di città in città e torneremo al governo in questo paese “, ha detto in un messaggio su Facebook. L’obiettivo del leader sovranista è far cadere il nuovo governo e ottenere le elezioni il più presto possibile.

Immagine: ritratto di Jean-Jacques Rousseau (Maurice Quentin de La Tour, 1704-1788)

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Ti Amo Insalata!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 08:14
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10 film sulla bicicletta per riflettere sulla vita

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 07:00

Anche in Bikes, sulla falsa riga di Cars, le biciclette vengono umanizzate, ma rispetto al cartoon della Pixar questa produzione ispano-cinese ha uno scopo puramente educativo e si sofferma su questioni come la tutela dell’ambiente. Protagonista è Speedy, una mountain bike che percorre a tutto ritmo le strade di Spokesville, popolate ovviamente soltanto da biciclette. Tutto scorre tranquillo finché non fa ritorno a casa il campione locale Rock Bikeson, che fa in realtà gli interessi di uomini d’affari e banchieri e vorrebbe convincere tutti ad introdurre il motore. Seguirà una sfida, in ballo c’è la salvaguardia della natura.

Prendiamo spunto da questa nuova uscita per rivedere insieme altre pellicole nelle quali la bicicletta è fulcro della trama. Alcuni di questi film apparentemente possono sembrare “leggeri” e poco impegnati, ma in realtà ci mostrano uno spaccato di società attuale o dei decenni passati e ci fanno riflettere su grandi tematiche e questioni ancora aperte. La lista non è assolutamente esaustiva… quanti altri film conoscete in cui senza le biciclette mancherebbe qualcosa di fondamentale?

Breaking away – 1979

Questo film di Peter Yates è ambientato in Indiana ma profuma molto di Italia. Quattro amici da poco diplomati trascorrono il tempo insieme, sapendo di non avere abbastanza denaro per iscriversi all’università. Dave, uno di loro, è appassionato di biciclette e adora l’Italia, conosce la musica lirica e le espressioni italiane, si finge persino italiano per amore. Proprio a una gara di ciclismo però riceverà una delusione amorosa, la stessa gara durante la quale gareggia la squadra italiana Cinzano, che lo fa andare fuori di pista e lo spinge a confessare alla ragazza corteggiata le sue reali origini. Dave, sconsolato, inizia a odiare l’Italia e anche la bicicletta, ma grazie al padre riacquista fiducia, con i vecchi amici si iscrive a una gara di ciclismo, che vincono. Dulcis in fundo, si iscriverà al College. Oscar per la migliore sceneggiatura originale a Steve Tesich

Appuntamento a Belleville – 2003

“Les Triplettes de Belleville” è un film d’animazione francobelgacanadese che, nonostante sia recente, cattura grazie alla sua fotografia volutamente vintage. Il protagonista è Champion, cresciuto da Madame Souza, che ad un certo punto gli regala un triciclo, capace di farlo sorridere. È questo triciclo che lo porterà ad appassionarsi al ciclismo e a partecipare persino al Tour de France. In quest’occasione però Champion viene rapito e portato a Belleville da alcuni gangster che vorrebbero utilizzarlo in un giro di scommesse clandestine costringendolo a pedalare insieme ad altri malcapitati in una macchina che simula una gara ciclistica. A risolvere la situazione penserà Madame Souza.

Ladri di biciclette – 1948

Impossibile non inserire in questa lista uno dei capolavori del neorealismo italiano, di cui Vittorio de Sica, oltre che regista, è anche produttore e in parte sceneggiatore. 

Siamo a Roma. Antonio Ricci, disoccupato, riesce a trovare lavoro come attacchino comunale, ma ha bisogno di una bicicletta, così sua moglie dà in pegno le lenzuola per procurargliene una. La bicicletta però viene rubata. La polizia, denunciato il furto, non può fare molto, quindi Ricci si mette alla ricerca della bici insieme a un compagno del partito comunista, ai colleghi netturbini e al figlio Bruno. Ma della bici nessuna traccia. Ricci riconosce però il ladro. Accade a Porta Portese. Il ladro è insieme a un barbone, che Ricci segue fino ad una mensa dei poveri, ma con scarsi risultati, visto che il barbone scapperà. Ricci prova persino a rivolgersi a una specie di veggente, che gli dà una risposta del tutto inutile e beffarda. Il ladro ricompare in un quartiere poco raccomandabile, dove i residenti ne prendono le difese. Sulla via di casa, stanchi e delusi, Ricci e Bruno intravedono una bici incustodita. Un segno del destino? Il tentativo di appropriarsene è maldestro, Ricci rischia persino il carcere per questo gesto, lo evita grazie ai pianti del figlio. Nulla di fatto, si fa sera su Roma.

La bicicletta verde – 2012

Celebre anche perché girato dalla prima regista donna in Arabia Saudita, Haifaa Al-Mansour. La Bicicletta Verde ha come protagonista Wadjda, una bambina Saudita che tenta di sfidare le tradizioni e gli ostacoli culturali che non le permettono di vivere come vorrebbe. Di nascosto, usa la bicicletta del suo amico Abdullah ma, quando decidono di fare una gara, lei non ha una bicicletta. Ecco allora che compare quella verde del titolo, avvistata da Wadjda dapprima durante il tragitto verso la scuola ancora imballata nel cellophane, poi in un emporio. La bambina offre come “pegno” al negoziante una musicassetta e inizia a mettere da parte un gruzzoletto per poterla un giorno comprare. L’occasione arriva quando Wadjda vince il denaro messo in palio dal concorso scolastico annuale di conoscenza del Corano, impegnandosi duramente nonostante il poco interesse per le questioni religiose. Ma i professori non trovano moralmente corretto che spenda quel denaro per l’acquisto di una bicicletta, così lo danno in beneficenza. Gliela donerà sua madre in un momento particolare. Essendo la donna ormai sterile, il marito ha deciso di sposarsi con un’altra donna; il giorno del matrimonio Wadjda riceve in regalo dalla mamma la sua tanto desiderata bicicletta, simbolo anche della vittoria del mondo femminile quando agisce coeso.

American Flyers – Il vincitore – 1985

Morto il padre per aneurisma cerebrale, i due fratelli Marcus (Kevin Costner) e David Sommers si allontanano finché la madre – che vive con David – organizza un incontro riscontrando nel figlio i sintomi della stessa malattia. Soltanto il ciclismo è l’argomento comune. In realtà Marcus, medico sportivo, visita il fratello e si rende conto che è perfettamente sano, mentre lui stesso ha già quei sintomi tanto odiati. Ma tiene il segreto per se stesso. La malattia si manifesterà tempo dopo, quando i due fratelli si iscrivono a una gara di ciclismo (L’inferno del West) e Marcus viene colto da un malore, precipitando in un burrone e finendo in ospedale. David dovrà correre da solo il giorno dopo, ovviamente vincerà ma non senza prima recuperare eroicamente lo svantaggio e subire i colpi bassi degli avversari.

Senza freni – 2012

Film moderno, con protagonista un rider newyorkese, Wilee, al quale la giovane Nima affida il compito di consegnare entro 90 minuti una busta a un indirizzo di Chinatown. Il titolo non è casuale: la bici di Wilee ha un telaio di acciaio, a scatto fisso ed è proprio senza freni. Wilee corre, corre, corre, in mezzo al traffico di New York. Ma deve correre ancora più veloce quando scopre che un poliziotto corrotto vuole raggiungerlo per sottrargli la busta. L’attore che ha interpretato il protagonista ha davvero corso a tutta velocità, tanto da scontrarsi contro il retro di un taxi durante le riprese e riportare una ferita al braccio: se l’è cavata con 31 punti di sutura. Si intravede nei titoli di coda.

Quicksilver – 1986

Film con attori del calibro di Kevin Bacon (che sembra ballare anche mentre compie acrobazie varie sulla sua bici) e Laurence Fishburne sicuramente da rivedere. Racconta la storia di Jack Casey, giovane broker di successo, che dopo grandi guadagni finisce con il perdere tutto a causa di un investimento poco attento. La delusione lo spinge a ritirarsi e a cambiare vita. Inizia così a fare il bike messenger a Wall Street. Inizia però a lavorare per Lo Zingaro e per la malavita, che cerca corrieri. Conosce anche il messicano Hector, il cui sogno è comprare un carretto per hot dog per dare vita ad una catena. Jack lo aiuta ad investire i suoi risparmi in borsa e il guadagno è talmente grande che alla fine Jack riesce a recuperare quanto perduto. Ma non è finita. Lo Zingaro vorrebbe tra i suoi corrieri anche Terri, una ragazza senza denaro e senza speranze. Un giorno Terri si rifugia a casa di Jack perché capisce che l’intenzione è quella di farla prostituire. Lo scontro tra Jack e Lo Zingaro ha così inizio, ovviamente in sella ad una bicicletta.

Allez Eddy!

In un mondo in cui “gli eroi sono ancora eroi”, nel Belgio degli anni Settanta del secolo scorso, il piccolo Freddy vorrebbe tanto conoscere il suo idolo, il ciclista Eddy Merckx. L’occasione si presenta quando il paese si appresta a vivere l’apertura del primo supermercato e promuove una gara ciclistica il cui premio per il vincitore è proprio un incontro con il campione. Freddy partecipa in gran segreto, essendo suo padre contrario all’avvento della modernità che potrebbe distruggere le piccole realtà come la sua macelleria. Altro ostacolo: l’incontinenza di Freddy, che non gli ha consentito di avere finora una vita semplice ma non gli impedisce di allenarsi per tutta l’estate.

Pantani: The Accidental Death Of A Cyclist

È un documentario ma merita di essere citato, questo lavoro di James Erskine che ripercorre le gesta del nostro Marco Pantani e i retroscena oscuri che l’hanno portato alla morte. Non soltanto, quindi, le vittorie e la popolarità ma un racconto anche della vita privata e del drammatico uso di droghe, sino allo scandalo doping, alla depressione e alla morte in solitudine per overdose in un albergo di Rimini. Per tutti Pantani resta un eroe, capace di vincere nello stesso anno sia il Tour de France che il Giro d’Italia, ma un eroe solo e probabilmente incompreso che merita comunque rispetto. La sua storia farà riflettere ancora a lungo.

The Armstrong Lie – 2013

Altro documentario che fa riflettere. Il registra Alex Gibney segue Lance Armstrong e ne racconta il tentativo di ritorno all’attività agonistica, seguito dalla squalifica per doping. Ma, a dire il vero, questo documentario ha una genesi più articolata. Gibney era stato incaricato nel 2009 di realizzare un film sul ritorno di Armstrong, ma fu proprio lo scandalo doping a bloccare il progetto. Dopo la confessione pubblica del ciclista tutto viene ripreso e il risultato viene ottenuto da una prospettiva completamente diversa, quella del 2013, quando ormai le vittorie di Armstrong suonano come una grande bugia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Le curiosità sullo Spazio più digitate in rete

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

Dall’alimentazione degli astronauti alle intenzioni degli alieni. E la Regina Elisabetta e Justin Bieber sono Rettiliani?

Lo spazio è da sempre uno degli argomenti in grado di suscitare enorme interesse, nonché moltissimi interrogativi. Ad oggi, l’uomo conosce solo una piccola parte dell’universo, che si pensa sia in continua espansione e composto da una moltitudine di galassie. Sono in molti, dunque, scienziati e comuni cittadini, ad interrogarsi su cosa ci sia lassù e sulla possibilità di altre forme di vita.

(…) Ecco le risposte alle 10 curiosità sullo spazio più digitate in rete dagli italiani.

Cosa mangiano gli astronauti nello spazio? L’assenza di gravità provoca anche assenza di fame. Creare dei pasti sani, nutrienti e gustosi è, in realtà, una cosa abbastanza complicata. Per questo, il cibo degli astronauti è creato da ingegneri alimentari degli Space Food System Laboratories della NASA, rispettando rigidi parametri, che sono continuamente all’opera per individuare soluzioni innovative per migliorare l’alimentazione delle persone in orbita. Tutto il cibo che va nello spazio con gli astronauti deve, ovviamente, essere già cucinato e pronto per essere consumato.

Cosa fa una donna incinta nello spazio? Al momento nessuno è stato nello spazio mentre si trovava in stato interessante. Esiste una startup olandese che vorrebbe inviare in orbita terrestre una donna incinta in procinto di partorire per far nascere il primo bambino nello spazio in condizioni mediche speciali.

Come si dorme nello spazio? Il passaggio dalla notte al giorno è un argomento poco interessante per gli astronauti, che in un giorno vivono 16 albe e tramonti. In media, ogni astronauta dorme circa 6 ore al giorno, in zone chiamate Tranquillity, con un sacco a pelo ancorato al muro.

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Uragano Dorian: servono altre catastrofi per riconoscere il global warming?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

L’uragano Dorian ha lasciato le Bahamas e ora si dirige verso la FloridaA passo d’uomo, 1,6km/h. Questo perché – spiegano gli esperti – avendo trascorso la notte sulla porzione occidentale dell’arcipelago caraibico, ha potuto rallentare la corsa e ritardare l’arrivo in Florida, ora previsto tra la sera di oggi, martedì, e la mattina di domani. Nonostante Dorian sia stato declassato alla categoria 3, continuano le attività di precauzione e salvaguardia nelle zone che si presume toccherà lungo il tragitto, nel frattempo modificato. La preoccupazione è infatti ancora rivolta alla costa meridionale degli Stati Uniti, ma i modelli dei meteorologi al momento non prevedono impatti devastanti in Florida, dove comunque l’evacuazione non è stata ritirata nelle zone più a rischio, inclusa la residenza del presidente Trump a Mar a Lago. È più a nord che si prevedono gli effetti di Dorian: l’uragano al momento minaccia maggiormente la Georgia e la Carolina del Sud e del Nord, dove l’evacuazione è obbligatoria. Gli esperti non hanno ancora indicato con precisione dove la tempesta toccherà terra, ma la speranza è che l’uragano continui a perdere forza nella risalita dalle Bahamas verso nord.

La NASA ha blindato il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, che si trova proprio sulla traiettoria dell’uragano. Per giorni gli oltre 8mila dipendenti del centro hanno lavorato per la messa in sicurezza delle apparecchiature. La piattaforma di lancio mobile, indispensabile per i futuri lanci dei sistemi che la Nasa sta sviluppando e che è costata 650 milioni di dollari, è stata spostata all’interno del Vehicle Assembly Building, un edificio progettato in modo da resistere a venti superiori a 201,1 km/h, soglia che l’uragano Dorian ha però superato abbondantemente. Secondo le misurazioni del Centro nazionale per gli uragani (Nhc) degli Stati Uniti, Dorian è accompagnato da venti che raggiungono i 295 km/h, con raffiche che possono toccare i 350 km/h. Si tratta dunque di un fenomeno più potente di Gilbert (1988), Wilma(2005) e dell’uragano del Labor Day del 1935. Soltanto Allen, nel 1980, lo ha superato con 305 km/h. 

A Grand Bahama, l’isola settentrionale dove ha toccato terra ed è rimasto oltre 24 ore, Dorian ha provocato inondazioni tra 5 e 7 metri di acqua, «non si riusciva a distinguere l’inizio dell’oceano dalla strada». È commosso il premier delle Bahamas, Hubert Minnis, che ha aggiunto: «Questo è il giorno più triste e peggiore della mia vita per rivolgermi al nostro popolo». Il bilancio provvisorio è di almeno cinque vittime ma è destinato a salire, si parla infatti di centinaia di persone intrappolate tra le macerie in attesa di soccorsi che procedono a rilento a causa del maltempo e della inagibilità di molte strade e aree, rese praticamente irraggiungibili, soprattutto a New Providence, l’isola più popolosa delle Bahamas, dove si è verificato un black out totale. 

Si stima che nelle isole che si trovano tra la Florida e Cuba Dorian abbia distrutto almeno 13mila case con una violenza che è il risultato di una serie di concause: l’atmosfera instabile, i venti omogenei, l’aria umida e soprattutto l’innalzamento della temperatura dell’oceano Atlantico di ben due gradi centigradi superiore alla media

Gli uragani nascono tra i 10 e i 30 gradi di latitudine, dove le acque dell’oceano sono molto calde. Poiché le temperature delle acque sono aumentate di un grado, con picchi locali di 2 e 3, si stanno formando uragani sempre più frequenti e distruttivi.  Al di là delle discussioni politiche, chi ancora cercasse prove del surriscaldamento globale, è bene che dia uno sguardo alle immagini degli sfollati e delle case distrutte. L’origine di Dorian sta lì, nel riscaldamento che molti, troppi, ancora non riconoscono.

Photo Credit: Alexandre Meneghini

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Tristezza da rientro?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 14:00

Scarsa energia, ansia, mancanza di concentrazione e una sensazione generale di infelicità. Se oggi, al vostro rientro a lavoro, sentite di avere questi sintomi niente paura: è tutto parte del post-holiday blues, quella malinconia successiva alla vacanza che assale al rientro in ufficio. Per contrastarlo è meglio fare leva sui punti di forza: ad esempio il fatto che si è più creativi, che la mente dopo le ferie è più ‘fresca’ per trovare soluzioni. Se si può, è il momento adatto per nuovi progetti di lavoro o per esplorare modi per svolgere le attività in modo più efficiente. È importante anche ritrovare un legame con i colleghi, magari lavorando insieme a qualcosa o scegliendo un nuovo posto in cui andare a pranzo. Altra regola è pensare al proprio benessere, concedersi tempo, che sia una passeggiata nella natura da programmare con gli amici o una sessione di allenamento. Questi i consigli indicati su Forbes dalla dottoressa Franziska Alesso-Bendisch, fondatrice di Well Work Solutions, una società di consulenza sulle performance e il benessere sul posto di lavoro.

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Tokyo è la città più sicura del mondo. Come si vive in Italia?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 11:12
Fonte: TG2000

Dalla stampa nazionale:

La metropoli giapponese è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica.

È Tokyo la città più sicura al mondo. Caotica, sovraffollata, psichedelica, la capitale giapponese conferma per il terzo anno consecutivo il suo primato nella Safe Cities Index messa a punto dall’Economist Intelligence Unit (EIU). Tokyo è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica. La metropoli nipponica, la più popolata della terra, ottiene 92 punti su 100. Sul podio anche Singapore, al secondo posto, e un’altra città giapponese: Osaka. E se Tokyo si distingue per sicurezza digitale, Singapore fa leva su sicurezza personale e infrastrutture.Continua a leggere (Fonte: Tokyo è la città più sicura al mondo. Milano e Roma fuori dalla top 20 AGI.IT di Sonia Montrella)

(…) Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo). Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici. Continua a leggere (Fonte: Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica – REPUBBLICA.IT di Micol Passsariello)

Classifica delle 10 Città più Pericolose del Mondo – Ci sono infatti luoghi che, come saprai, respirano climi di tensione: criminalità, violenza e stupri sono solo alcuni degli amari temi che scandiscono l’orrore odierno (per non parlare di guerre che vengono ancora oggi combattute).
Dato che teniamo all’incolumità dei nostri lettori, offriamo qui di seguito la classifica delle 10 città più pericolose del mondo, poiché divenute esse stesse vere e proprie capitali mondiali di violenza ed omicidi.

10 – Cali, Colombia: Cali ha iniziato a distinguersi negli anni per essere classificata sempre tra le peggiori località della Colombia. A causa del predominio del narcotraffico, Cali gode (si fa per dire) della presenza di gruppi di guerriglia corrotti come la FARC, pertanto la criminalità è dilagante in tutta la metropoli. Sulla base delle più recenti statistiche disponibili, Cali ha registrato un tasso di omicidi di 83 morti per 100.000 abitanti.

9 – Cape Town, Sud Africa: Pur essendo uno dei luoghi più belli da visitare in tutto il mondo, è anche uno dei più pericolosi. Cape Town è stata recentemente discussa per avere il tasso di criminalità peggiore nel paese con 8.428 reati ogni 100.000 abitanti. Tutto ciò risulterà incredibile se consideriamo che Cape Town ha una popolazione di 3,75 milioni di abitanti.
I numeri sembrano ancora più folli se parliamo di omicidi: ne avvengono ogni anno 50,94 ogni 100.000 abitanti, il che porta Cape Town ad aggiudicarsi anche il triste primato per essere la più violenta del continente. 

8 – Karachi, PakistanKarachi è la capitale della provincia del Sindh, tra le più grandi del Pakistan.
Si è aggiudicata un posto nella nostra classifica poiché è anche considerata come uno dei luoghi più rischiosi da visitare in Pakistan. Karachi è alle prese con instabilità politica ed ostili conflitti tra gruppi terroristici stranieri ed indigeni. Nelle vicinanze delle belle spiagge e località turistiche che caratterizzano questo luogo, si verificano giorno dopo giorno rapine, rapimenti, atti di terrorismo ed omicidi. Continua a leggere (Fonte: TRAVEL365.IT)

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#MagnateOLimone

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 10:00

Sorrento Pride è la manifestazione dell’orgoglio di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer. Con Sorrento Pride celebriamo la libertà di espressione e di determinazione di ogni individuo.

#MagnateOLimone (“Mangiati il limone”) è lo slogan del #SorrentoPride che ci sarà il prossimo 14 settembre; è un’espressione napoletana ironica, utilizzata per dire a qualcuno di accettare la realtà, anche se appare scomoda.
Ci sono tante realtà sul nostro territorio (e non solo) che non vengono accettate a causa dei pregiudizi. Abbiamo deciso di non concentrarci soltanto sulla comunità LGBT+, perché la discriminazione colpisce varie forme di diversità.

Con questa campagna vogliamo dire (col sorriso sulle labbra) a chi è ancora oggi omobitransfobico, sessista, razzista, abilista o ageista che i tempi sono cambiati, e che non siamo più dispost* a nasconderci, nè ad adeguarci a qualunque forma di oppressione.

Vi invitiamo a condividere queste foto, a seguirci sui nostri canali e, se volete, a sostenere il nostro Pride con una donazione (al link https://www.sorrentopride.com/sostieni-sorrento-pride/ )

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Missione cinese su lato nascosto della Luna

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 09:23

La sostanza rinvenuta in fondo ad un piccolo cratere era “significativamente diversa rispetto al suolo lunare circostante”. Come un “gel” dai “colori affascinanti” e dalla “misteriosa lucentezza”, attualmente sottoposto all’analisi dei ricercatori. Le autorità cinesi ne devono ancora pubblicare immagini

PECHINO – Sul lato nascosto della Luna, il robottino cinese Yutu-2 ha scoperto una strana sostanza presentata come un “gel” dai “colori affascinanti” e dalla “misteriosa lucentezza”, attualmente sottoposto all’analisi dei ricercatori. A diffondere la notizia della misteriosa scoperta è il team della missione cinese dallo scorso gennaio alla conquista del lato nascosto della Luna, nel cinquantenario del primo allunaggio da parte di Apollo 11, la missione della Nasa. In base al diario di bordo di Yutu-2, pubblicato da Our Space, la sostanza rinvenuta in fondo ad un piccolo cratere era “significativamente diversa rispetto al suolo lunare circostante”.

Dopo aver diffuso quelle del cratere in cui il rover lo ha prelevato, le autorità cinesi devono ancora pubblicare immagini del materiale in questione e l’esito delle analisi chimiche. Il prelievo risale allo scorso 28 luglio, quando Yutu-2 stava entrando nella fase obbligata di ‘letargo’, operazione necessaria per proteggere i macchinari dal surriscaldamento delle potenti radiazione del Sole alto nel cielo. Poco prima del suo spegnimento il team del Centro di controllo aerospaziale di Pechino ha notato una strana sostanza luccicante nel cratere che differiva da quella circostante per forma, colore e consistenza.

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Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. La protesta del Coni

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 07:10

Lo sport è interessante perché racconta storie di vita. E a volte accade anche quando non si sfocia sul terreno dell’agonismo. C’è una vicenda di questi giorni che è un meraviglioso spaccato dell’Italia. Lo scontro tra Coni e governo – anzi ex governo – di cui si è molto discusso in questi mesi, è sfociata nella riforma dello Sport che ha provocato la reazione persino del Comitato olimpico internazionale (Cio) che ha minacciato di escludere il tricolore dalle prossime Olimpiadi (Tokyo 2020).

Questo è l’aspetto più evidente. Ci sono poi una serie di conseguenze apparentemente significative. Una di esse, però, fotografa perfettamente l’Italia. Ed è la questione legata alla gestione biglietti omaggio della Tribuna dello stadio Olimpico di Roma. L’Italia è una Repubblica fondata sui biglietti omaggio. Da noi acquistare un biglietto equivale a essere considerato un paria della società civile. Mettere mano al portafogli è roba da poveracci. Mogli, mariti, figli, nipoti, vi giudicano dal numero di biglietti omaggio che riuscite a portare a casa.

In un articolo che andrebbe declamato nelle scuole, Matteo Pinci su Repubblica ha raccontato la querelle tra Coni e la nuova società – Sport&Salute – che di fatto ha svuotato il Comitato olimpico sia della cassa sia di gran parte delle proprie prerogative. Tra cui – dettaglio certamente secondario ma poi non così irrilevante – la gestione dei biglietti omaggio. Al Coni ne sono stati lasciati in dotazione appena dodici. Erano cinquecento. Cinquecento omaggi da gestire sono un potere. Dodici sono uno smacco. Uno schiaffo che il Coni ha rifiutato. La busta con i tagliandi è rimasta vuota. E la tribuna desolatamente vuota nonostante il tradizionale e immancabile appuntamento del derby romano.

Dell’articolo di Repubblica ci sono dei passaggi da riportare: dipingono l’Italia meglio di un rapporto del Censis.

«Biglietti che significano potere per chi amministra, se imprenditori e affini erano pronti a scambiare gli ingressi vip con favori come hanno documentato le intercettazioni dell’inchiesta su Tor di Valle. Al Coni, che fino a oggi ha avuto il potere di gestire la tribuna Autorità, hanno lasciato la miseria di 12 posti: un’umiliazione rigettata con il rifiuto di ritirarli e con l’assenza quasi ostentata dello stesso Malagò. Non l’unico. C’erano una volta le file del giovedì pomeriggio davanti agli uffici del Coni per ritirare il tagliando e assicurarsi una poltronissima in favore di fotografi. Da giorni, chi telefonava per ottenere un ingresso privilegiato si sentiva rispondere la stessa cosa: “Non è più roba nostra”».

Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. Altro che Breil. Peccato che non ci siano più registi corrosivi. E che non ci siano più italiani in grado di apprezzare un film intitolato “Biglietti omaggio”, oppure “La busta è pronta”. Ovviamente non otterrebbe nemmeno i finanziamenti pubblici. 

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Risparmiare energia grazie alle etichette energetiche

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 07:00

Il risparmio energetico è indiscutibilmente un argomento di grande importanza per tutti noi, poiché ogni giorno ci affidiamo all’energia elettrica per far funzionare la maggior parte dei nostri piccoli e grandi elettrodomestici.

Ci sono 2 principali ragioni per cui dovremmo controllare i consumi dei piccoli e grandi elettrodomestici nelle nostre case:

  • la prima è quella di risparmiare denaro diminuendo i costi della bolletta elettrica;
  • la seconda, la più importante, è ridurre l’inquinamento;

Una buona abitudine per raggiungere questo grande obiettivo è imparare a leggere una delle documentazioni più importanti per un elettrodomestico: l’etichetta energetica.

Marcello Brunaldi, autore del portale Nnhotempo.it, conferma come: «Le etichette energetiche aiutano a scegliere gli elettrodomestici più virtuosi, ossia quelli che consumano meno energia; imparare a leggerle significa risparmiare denaro! » E aggiunge: «Non dimentichiamoci come le etichette possano incoraggiare le aziende a impiegare nuove soluzioni rispetto alla concorrenza, investendo maggiori risorse nella progettazione di prodotti più efficienti e rispettosi dell’ambiente.»

Nei paesi dell’Unione Europea l’etichetta energetica è diventata obbligatoria dal 1998. I primi elettrodomestici a essere interessati dalla nuova normativa furono i frigoriferi e i congelatori, a seguire poi si sono aggiunte le asciugatrici, le lavatrici, le lavasciuga, le lavastoviglie, i forni elettrici, le lampade, i condizionatori e infine i televisori nel 2011.

Da allora la commissione UE aggiorna di anno in anno le direttive e formalizza nuovi regolamenti, con test di laboratorio sempre più precisi e sofisticati, in grado di valutare accuratamente l’efficienza energetica di queste apparecchiature. Le informazioni contenute nelle etichette, si basano su prove realizzate in condizioni di laboratorio, pertanto – avverte Marcello Brunaldi – bisogna fare attenzione: «Il reale consumo energetico di un elettrodomestico può dipendere da una serie di fattori, come la frequenza di utilizzo, l’ambiente e le condizioni climatiche. Ciò significa che nelle nostre case i consumi effettivi possono variare rispetto ai valori indicati nell’etichetta.»

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Se cerchi gli alieni, guarda i coralli

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 15:00

Secondo una nuova ricerca le forme di vita extraterrestri potrebbero vivere anche sui pianeti che orbitano intorno a stelle turbolente, usando un trucco molto terrestre

Lisa Kaltenegger e Jack O’Malley-James sono due astronomi presso il Carl Sagan Institute della Cornell University (Stati Uniti). Vorrebbero scoprire presto forme di vita aliene e sono convinti che il modo migliore per farlo sia partire dai coralli, qui sulla Terra. In una loro ricerca, da poco pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Societyspiegano che la capacità delle barriere coralline di resistere alle radiazioni ultraviolette potrebbe offrire indizi su come ipotetiche forme di vita si siano sviluppate su pianeti diversi dal nostro, in orbita intorno a stelle un po’ diverse dal nostro Sole. Confusi? Per capirci qualcosa di più, dobbiamo fare un piccolo viaggio di circa 40mila miliardi di chilometri (4,2 anni luce).

Dopo il Sole, Proxima Centauri è la stella più vicina a noi ed è facilmente osservabile con i telescopi dall’emisfero australe, nella costellazione del Centauro. Nonostante la relativa vicinanza in termini astronomici, la luce di Proxima Centauri impiega 4,2 anni per raggiungere la Terra: questo significa che la luce che ha emesso al momento della pubblicazione di questo articolo arriverà a noi solo nel novembre del 2023, e che quella che vediamo ora fu emessa nel giugno del 2015.

A differenza del nostro Sole – una nana gialla (di tipo spettrale G2 V) – Proxima Centauri è una nana rossa (di classe spettrale M5 Ve): è più piccola, meno luminosa e più fredda della nostra stella. Ha anche un’altra caratteristica, comune alle stelle di questo tipo: produce di frequente brillamenti di radiazioni ultraviolette piuttosto intensi, dai quali è consigliabile tenersi a debita distanza.

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«La sai l’ultima?» Indennizzi, Consap e risparmiatori truffati

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 15:00

L’Italia ha, dopo la Grecia, la peggiore burocrazia d’Europa. Basti pensare agli adempimenti fiscali o a quelli per l’accesso alle prestazioni sanitarie che ciascuno di noi deve eseguire prima di ottenere quanto dovuto. Lungaggini amministrative, documenti ridondanti, procedure informatiche preistoriche, personale di bassa qualità sono tra le principali cause del “male assoluto” che ritarda lo sviluppo del nostro paese. Lo snellimento e la modernizzazione della burocrazia dovrebbero essere punti fondamentali di un piano politico (non solo teorico) ma finora tutti i tentativi di riforma della macchina burocratica sono falliti. Nel nostro paese il vero potere non è nelle mani della classe politica ma in quelle della burocrazia e della finanza che agiscono nell’ombra e nell’impunità.

Ma ormai gli italiani, coerentemente con il loro profilo antropologico, ci convivono serenamente, senza più lamentarsi. O meglio si lamentano, ma non più di tanto, solo se la macchina burocratica rallenta qualche processo necessario al soddisfacimento di qualche interesse personale. Siamo sempre figli di Guicciardini, più che di Machiavelli.

È quanto sta accadendo in queste ore al popolo dei risparmiatori truffati, l’agglomerato sociale con cui sono stati identificati i cittadini danneggiati dai crac delle banche finite in risoluzione o in liquidazione coatta. È stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale l’ultimo decreto con le norme per la presentazione delle istanze, che da ieri (e per i prossimi 180 giorni) possono essere inviate attraverso il sito https://fondoindennizzorisparmiatori.consap.it.

Ecco il punto. Provate a entrarci in questo sito gestito da Consap, una delle macchine burocratiche più complesse del paese, e scoprirete quanto sia difficile e macchinoso completare la procedura. Immaginate le migliaia di cittadini – anziani, poco scolarizzati, per niente tecnologici – che, dopo una odissea politica e giudiziaria durata oltre 5 anni per vedersi riconosciuto il diritto di riottenere quanto gli era stato sottratto con l’inganno, devono cimentarsi con l’ennesimo intralcio che mette a dura prova anche la pazienza dei più tranquilli, già sfiniti dal braccio di ferro con le banche che fanno ostruzionismo nella consegna della documentazione da allegare alla domanda. Una prova di nervi che ha fatto scatenare l’ira di centinaia di risparmiatori che hanno inondato le associazioni che li rappresentano di domande, chiarimenti, dubbi, perplessità.

Qualche esempio?

Nel form, in un casella, viene chiesto il nome dell’attuale istituto depositante dei titoli. Ma le azioni della vecchia Etruria sono stati cancellate dai dossier titoli su richiesta del liquidatore nel maggio 2017. Cioè i titoli non ci sono più e di conseguenza non può esserci banca che detiene il deposito di quei titoli!

Nelle discussioni con il governo questa “anomalia” era stata fatta presente da parte delle associazioni dei consumatori. In un primo momento la paradossale condizione che bisognava detenere i titoli nel momento della richiesta di indennizzo fu cancellata ma poi, ecco il potere della burocrazia, questa condizione è stata nuovamente inserita.

In un’altra casella poi bisognerebbe indicare la data d’acquisto dei titoli. Ma tanti hanno comprato (meglio dire: sono stati obbligati a comprare) più volte. Quale data va messa? I furboni della Consap ci hanno pensato?

Ancora. In un riquadro viene richiesta la “quantità residua” dei titoli. A cosa si riferisce? Perché se si riferisce all’ammontare delle azioni risultanti al giorno della presentazione della domanda d’indennizzo … Stanlio & Ollio erano dilettanti.

Infine, in un altra sezione, viene poi chiesto di indicare il “valore nominale residuo” dei titoli. Secondo voi un risparmiatore con scarsa cultura finanziaria è in grado di capire quale sarebbe il valore di un’azione che era quotata, poi è stata tolta dalla borsa, poi azzerata nel novembre 2015 e infine cancellata dai dossier titoli su richiesta del liquidatore?

Se non vi ha fatto ridere, non preoccupatevi. Non si sforzeranno tanto per darci ulteriore materiale ancora più comico.

Photo by Jordan Whitfield on Unsplash

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Continuano gli omicidi degli ambientalisti nel mondo

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 11:36

(…) Roberto Antonio Argueta è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco lo scorso mercoledì in Honduras, nella regione di Aguan, a circa 300 chilometri dalla capitale Tegucigalpa. Era residente nel comune di Cieibita di Rocoa e insieme a ad altre trentuno persone era stato messo sotto accusa per avere difeso i fiumi San Pedro e Guapinol nella zona di Colon dalla costruzione di una grossa diga che, secondo gli attivisti, avrebbe fatto scempio della natura locale.

(…) L’assassinio di Argueta ha riportato alla mente un altro assassinio, quella dell’attivista Berta Caceres uccisa nel marzo del 2016: la madre di quattro figli aveva guidato le proteste degli indigeni contro la costruzione di una diga pianificata nel nord-ovest del Paese centroamericano. Come mandanti dell’omicidio furono riconosciuti in tribunale i dirigenti della compagnia energetica che volevano costruire la diga.

L’omicidio pone anche un serio interrogativo nazionale: siamo sicuri che la difesa dei diritti umani sia cosa tanto distante dalla difesa della salute del pianeta in quei Paesi in cui il capitalismo sfrenato detta legge e distrugge il territorio in nome del profitto? Continua a leggere (Fonte:Un attivista per l’ambiente assassinato in Honduras. Ma nessuno ne parlaTPI.IT di Giulio Cavalli)

Dalla stampa nazionale:

Più di tre persone sono state uccise in tutto il mondo ogni settimana nel 2018 per aver difeso la loro terra e l’ambiente in cui viviamo. Un totale di 164 cittadini comuni (il report contiene l’elenco completo dei nomi) assassinati per aver provato a difendere le loro case, foreste e fiumi da lobby considerate colpevoli di volerne sfruttare le risorse per fini speculativi. Una cifra senza dubbio sottostimata e per ovvie ragioni approssimativa, dal momento i governi o le ONG non monitorano o documentano sistematicamente gli abusi, e pertanto un conteggio si può basare soltanto sulle storie che emergono, sulle dichiarazioni di morte da parte di organizzazioni, famiglie, amici.

 Continua a leggere (Fonte: Climate change vs climate war: tre ambientalisti uccisi ogni settimana  ILSOLE24ORE.IT di Cristina Da Rold)

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