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Saturdays for Future: in tutta Italia acquisti responsabili contro i cambiamenti climatici

Sab, 09/28/2019 - 10:00

Il 28 settembre la prima giornata nazionale di acquisti informati per premiare le buone pratiche locali e promuovere le reti territoriali di consumo responsabile

ll 28 settembre l’Italia si mobilita contro i cambiamenti climatici. Arriva il primo appuntamento con i Saturdays for Future organizzato da NeXt ASviS, per supportare con azioni concrete e dal basso i movimenti nazionali e internazionali dei Fridays for Future.

Nata da un’idea del co-fondatore di NeXt – Nuova Economia X Tutti Leonardo Becchetti e del portavoce ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Enrico Giovannini, questa mobilitazione nazionale mostra come si possa trasformare una manifestazione di piazza in un’azione di cittadinanza attiva quotidiana, dove la “mano” della cittadinanza attiva diventa stimolo efficace per l’azione della politica e delle imprese verso una transizione più rapida ed efficace alla sostenibilità.

Saturdays for Future sono una proposta che deriva dal successo delle due giornate di Cash Mob Etico organizzate in tutta Italia a maggio, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019.

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Il gioco della lingua italiana espansa

Sab, 09/28/2019 - 10:00

L’italiano è una lingua meravigliosa perché contempla parole che indicano molte sfumature di uno stesso concetto, inoltre siamo maestri nell’uso di forme figurate e modi di direio ti amo, ti adoro, ti voglio bene, sono innamorato di te, sono pazzo di te, mi hai fatto innamorare, mi hai trafitto il cuore, mi hai stregato, sono cotto, sedotto, affascinato, ammaliato, conquistato appassionato, mi hai fatto prendere una sbandata,  rapito, incantato,  infatuato, preso, mi attrai, mi entusiasmi, mi hai acceso, infiammato, invaghito, ti desidero, ti bramo…

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L’italiano contempla dalle 215mila alle 270mila parole a seconda delle stime

Se prendiamo in considerazione tutte le declinazioni di tempi, maschili, femminili, singolari e plurali di nomi, verbi e aggettivi si stima si arrivi a 2 milioni.
Ma esiste anche un milione e più di parole derivate che potrebbero esistere ma non vengono usate e quindi non sono contemplate dai vocabolari.
Possiamo giocare a espandere l’italiano, e iniziare a usare parole che pur non esistendo sono corrette e capaci di suggerirci un significato sensato anche se non le abbiamo mai sentite dire.
Dal termine rosso deriviamo la parola rossore.
Possiamo far derivare dalla parola risotto il termine risottore?
“Questo risotto è così buono che sento diffondersi dentro di me un risottore profondo e piacevole!”
Ma dal termine dotto deriviamo dottore. Quindi potrei dire: “Per conoscere i segreti del risotto mi rivolsi a un risottore laureato”.
Amore ha molte parole derivate: amare, amante, amato, amorazzo, amoruccio. Si potrebbe dare un significato anche a amorista (o amarista?), amorismo, amorigno, amorigeno, amoreso, amoritico, amoriccio?
E ippopotamo? Ippopotame, ippopotista, ippopotico, ippopotamao, ippopotanamo…
Pangolino: pangolinismo, pangolinista, pangolinico, pangoleso, pangolesso, pangolao, pangolinizzazione.
E chi sa dire cosa potrebbero significare: pentolismo, protuberanzia, padellazione, coltellarismo, forchettizzazione, brocchismo, broccanzia, scarpaggine, calzaggio, asinato, asinista, scimmiese, valigenza, foruncoliere, orecchista, manista, piedolo, cosciarolo, scoreggità, sputalegio, occhimento, chiappoide, comunistoto, vermetteria, lombricosi, viperemento, ombellicume, cacciavitazione, millepiedale, ferrodastirambulo, rapario, caterpillabile, automobiligrafo, camionico, sederivago, fallotivo, passeratorio, snaricciamente.
Ne risulterebbero frasi ipotetiche dal dubbio ma affascinante significato:
Camminava a zebroni
Erano sotto il dominio rinocerontarchia
Capii subito che era un uomocero (era un cornuto?)
Quella donna era dominata da una forte cavallettocinesi (di facili costumi?)
Mi servirono un piatto di spaghetti olivocratici
Era afflitto da scoreggiogonia

Wikipedia elenca più di 80 suffissi… C’è da sbizzarrirsi.
Ma ci sono anche prefissi in grande quantità, più di 250.
Cosa potrebbe significare deippopotimizzare?
iperistricismo?
E che dire di prosmutandismo, ipobluista, oltreflautulenzità, ultrasurfista, prepentolizzazione, protosinghiozzismo, transcarpazione, xenopipista?

Resta il calcolo, arduo, di quante parole impreviste potremmo inserire nel nostro linguaggio, almeno potenzialmente

Per fare la moltiplicazione dovremmo sapere quanti sono i lemmi della lingua italiana, cioè i termini di base che poi decliniamo come verbi, avverbi nomi e aggettivi.
Cioè, dal lemma amore faccio derivare molte parole che ne sono la declinazione, quindi amore = amante, amato, amorevole, amare amerò amavo, tu ami, egli ama…
Quante sono le parole potenzialmente declinabili?
Dovremmo inserire in questa lista sia azioni che concetti che cose, piante e animali.
Esempi:
Mi sentivo molto ederizzato ma anche un po’ gelsominato in modo carciofista.
Hai fatto in modo tavolizzato un discorso sedialista.
Ti vedo piuttosto aspragizzante e non mi freghi con la tua aria coniglinizzata.
Smettila di ferrodastirizzarmi la pendularità svolazzatoria.
Non credo proprio che dedicandoti alla porcellinizzazione spinterogenistica potresti averdizzare lo straelefanticista ciliegiato.
Preso da saltisismo anazerbinato mi sgarupirizzai giù dalla scivolosignità alpinotta abbruschettandomi barbagiannizzizzato.
Interstiziami!

Dovremmo quindi moltiplicare i lemmi per tutte le desinenze possibili, compresi i tempi e le persone dei verbi: nessuno mi può vietare di dire: Tu fosti destricizzata e subito dopo sforchettavi con raviolitudine spantalonando sbottiglista. Prova a venirmi a dire che non posso dirlo e poi vedi che faccia ti cementarmatizzo!  
Non sono riuscito a fare calcoli certi ma siamo certamente ben oltre un milione di neologismi sfumaturizzanti.
Vai! Buttati capofittamescamente!

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Antura, il videogioco che insegna ai bimbi siriani a leggere l’arabo

Sab, 09/28/2019 - 07:00

Da quando a marzo 2011 è scoppiata la guerra in Siria, milioni di bambini siriani vivono in campi profughi in Libano, Giordania e Turchia, non avendo possibilità di andare a scuola. Molti di loro parlano l’arabo ma non sanno leggerlo e scriverlo perché non hanno un edificio in cui recarsi e un maestro che glielo insegni, sono tagliati fuori dai circuiti educativi.

Lanciato a marzo 2018 dopo un anno di sviluppo, il videogioco “Antura and the Letters” serve proprio a questo, a insegnare l’arabo ai bimbi siriani e a distrarli dalla guerra, divertendoli, perfino.

Più che un videogioco, Antura and the Letters è un contenitore di mini-giochi che aiutano i bimbi ad associare i suoni dell’arabo, che parlano anche senza andare a scuola, e i segni dell’alfabeto della lingua, che invece non conoscono.

Il progetto – ideato da un consorzio formato dall’Università di Scienze Applicate di Colonia Game Lab of TH-Koeln, l’organizzazione internazionale no-profit Video Games Without Borders (Vgwb), e lo studio libanese di sviluppo di videogiochi Wixel Studio – ha vinto il bando del concorso internazionale EduApp4Syria voluto dall’agenzia norvegese per lo sviluppo e la cooperazione Norad e finanziato dal Ministero degli esteri della Norvegia

Rilasciato con licenza Creative Commons, “Antura and the letters” è interamente open source e vanta un team eterogeneo formato da programmatori, operatori umanitari, psicologi, disegnatori, graphic designer, insegnanti e studenti. Edoardo Tosatti, oggi programmatore jr di videogiochi, aveva 26 anni quando al termine del Master Computer Game Development dell’Università di Verona gli fu offerta la possibilità di partecipare al progetto di “Antura and the Letters”. «Certo, è bello fare videogiochi in cui progetti un’astronave che distrugge il mondo, sarò nerd ma alcuni videogiochi sono vere e proprie opere d’arte», dice al telefono, «però è bello farli anche utili».

«Dietro il concetto di gamification (ndr: l’utilizzo di strumenti tipici del gioco per altri scopi, come in questo caso l’alfabetizzazione) si nasconde un mondo ancora incontaminato, in cui c’è posto per tutto, divertimento e utilità. Sapere che mentre mi diverto io – aggiunge Tosatti – faccio divertire qualcuno che si trova in difficoltà, e magari lo aiuto anche a imparare qualcosa, è la strada che voglio intraprendere, domani chissà».

Tosatti insieme al suo collega si è occupato del game playing programming di uno dei tanti minigiochi contenuti di Antura, in cui «compaiono delle lettere centro della scena, si mescolano, si nascondono dietro agli alberi, una voce ti dice quale lettera cercare e tu devi ricordarti dove sta, ma soprattutto riconoscerla».

I risultati di “Antura and the Letters” sono incredibili e si possono visionare sul sito, che ha reso pubbliche le statistiche delle performance dei bambini. Stando poi a un’analisi svolta in Giordania nel campo di Azraq, l’utilizzo dell’app “Antura and the Letters” ha avuto effetti positivi sia sul grado di alfabetizzazione sia sul benessere psico-sociale dei bambini che hanno subito i traumi della guerra, con miglioramenti tangibili soprattutto in termini di autostima, concentrazione e capacità di problem solving.

Non stupisce che i premi vinti da “Antura and the Letters” siano tantissimi: Best Serious Game al Fun and Serious Festival (2017), Best Educational Project al TechFugees (2018), Islamic Creative Economy Competition al Dubai Culture (2018) e Meaningful Play al IMGA MENA (2018), solo per citarne alcuni. E l’Italia? Non manca nel progetto. Francesco Cavallari, fondatore dell’associazione no-profit con sede in Spagna dietro “Antara and the Letters”, vorrebbe realizzare un secondo videogioco che abbia per obiettivo non soltanto l’alfabetizzazione ma anche l’integrazione, specie in Italia, «visto il flusso migratorio che la riguarda». «Non farò qualcosa soltanto perché sono italiano, servono collaborazioni con chi si occupa di accoglienza per consentire a migranti e rifugiati di sapere che esistono questi strumenti», ha fatto sapere in una recente intervista, dove ha sottolineato le difficoltà a trovare partnership italiane «adeguate per avere impatto e migliorare la vita delle persone».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Il galateo a tavola nel mondo (infografica)

Ven, 09/27/2019 - 16:30

In Cina non girate mai il pesce sul piatto, in Tanzania non annusate il cibo, in India non mangiate il cibo con la mano sinistra, solitamente deputata all’igiene personale.

Ecco alcune regole, anche un po’ strane, per non fare brutte figure a tavola in giro per il mondo.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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In calo le diagnosi di tumore: 2mila casi in meno nel 2019

Ven, 09/27/2019 - 15:00

Dai numeri una buona notizia: scendono le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. E si allunga l’aspettativa di vita. Lo dice il report dell’Aiom “I numeri del cancro in Italia 2019”, presentato oggi al Ministero della Salute

I nuovi casi di tumore in Italia tendono a diminuire. Nel 2019 sono stimate 371mila diagnosi (196mila uomini e 175mila donne), erano 373mila nel 2018: 2mila in meno in 12 mesi. Le cinque più frequenti sono quelle della mammella (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). In calo, in particolare, le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. E’ la prima volta che si registra un calo del genere.

In aumento anche la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. 

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Oggi non si va a “manifestare per Greta”

Ven, 09/27/2019 - 15:00

No, oggi non si va a “manifestare per Greta”. Si va perché fra cinquanta anni si possa ancora manifestare, tutti.

Oggi sono più di 150 le nazioni che hanno aderito al terzo sciopero globale organizzato dal movimento Fridays For Future che stavolta ha raggruppato persone di tutte le età e professioni. Al fianco degli studenti ci sono genitori, insegnanti, scienziati, sindacati. 

Milioni, sono milioni per le strade, e non può che venirne qualcosa di buono. Era dai tempi di Nologo e prima ancora dal ’68 che non si assisteva a mobilitazioni di questa portata. Certo, a differenza che prima, oggi il movimento ha un volto, quello di Greta Thunberg, ma al di là della carica sentimentale nei suoi discorsi, il messaggio fondamentale è sempre lo stesso:Don’t listen to me, listen to scientists.

Non ci sono ragioni per ritenere che Greta ignori di essere una persona comune come la maggior parte di quelli che hanno aderito alla causa ambientalista, semplicemente ha capito (da sola o aiutata da terzi, poco importa) che il primato della politica sulla scienza è da eliminare in fretta e si è adoperata perché il messaggio arrivasse forte e chiaro. E che male sarebbe stato se anche avesse chiesto “Listen to me”? Che male c’è nel chiedere alla politica, alle istituzioni e ai poteri costituiti “ascoltami”?Serve una giustificazione?

La notizia della circolare del Miur relativa alle giustificazioni degli studenti che oggi non si sono presentati in classe per manifestare contro il cambiamento climatico è stata diffusa con il paternalismo solito di questo Paese. “Ministro Fioramonti firma le giustifiche degli studenti che scioperano”, hanno titolato i giornali. In realtà, la circolare, come ha chiarito lo stesso Fioramonti, dice:

“Una cosa molto semplice, e cioè che per la prima volta nella storia di questo Paese una famiglia potrà indicare la verità e cioè: essere orgogliosa che il proprio figlio o la propria figlia abbia partecipato alla manifestazione contro i cambiamenti climatici e scriverlo sul libretto. E la scuola può decidere di accettarlo senza indicare ‘motivi familiari’ o altre scuse”.

Lo sciopero non è un compito in classe, non va privato del senso di responsabilità individuale e del concetto sano di “conflitto non violento” che è alla base del vivere civile e della dialettica politica, quindi, per cortesia, finiamola tanto con i paternalismi. E con i bullismi nei confronti di Greta. Forse per via della sua espressione seria, del suo parlare direttamente alle colpe, senza mediazioni, Greta è mal tollerata, se non addirittura odiata da molti, specie in Italia, specie da un certo tipo di maschio attempato e benestante

Del resto nessuno ama chi paventa la fine, anche se ha ragione, soprattutto se ha ragione, la storia è costellata di numerose e infelici Cassandra. Tanta è la paura suscitata dal concetto di finitezza nell’animo umano che il sospetto su chi possa nascondersi dietro Greta supera quello per ciò che, limpido, sta di fronte: una fine annunciata.

E così l’opinione pubblica diventa schermaglia tra pro e contro Greta, ottimisti e catastrofisti, gente di mondo e poveri ingenui, tutto, pur di distogliere gli occhi dalla fine, da ciò che spaventa. C’è un filo rosso che lega il ragionamento di chi analizza i fatti adottando sempre e solo una visione binaria tra sistema e anti-sistema, giusto e sbagliato, globalisti e sovranisti, turbocapitalisti e comunisti, buoni e cattivi.

Beninteso, esiste senza dubbio un sistema, una direzione tracciata da chi ha più potere degli altri, ed esistono forze che a questa direzione si oppongono. Non rendersene conto è da ingenui. E tuttavia la contrapposizione non rimane mai netta. Certi fenomeni che nascono spontaneamente da una volontà anti-sistema possono diventare pro-sistema o essere sfruttati dal sistema, così come a volte possono esserci intenti comuni, così capita che il sistema assuma le sembianze dell’anti-sistema e (soprattutto) viceversa, così come iniziative prodotte in seno al sistema possono essere positive e altre promosse dall’anti-sistema negative. Dal vertice che nel 1992 a Rio de Janeiro ha inaugurato la stagione dei summit sull’ambiente, le emissioni di CO2 da energia sono cresciute del 58% e ai 32 miliardi di tonnellate attestate al 2018 si sono aggiunti altri 12 miliardi. Il fatto che al sistema conviene iniziare a produrre macchine elettriche perché danno più profitto è un motivo sufficiente per opporsi alle macchine elettriche? 

Può anche essere che Greta sia inconsapevolmente o consapevolmente sostenuta da qualche plutarca che vede nel fenomeno mediatico intorno a lei un vantaggio per i propri propositi ma questo significa che i cambiamenti di produzione, di mercato e di cultura di cui il fenomeno Greta porta i prodromi debbano essere necessariamente negativi e da combattere? 

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Harry come Diana: il viaggio in Africa e la lotta alle mine antiuomo

Ven, 09/27/2019 - 11:25

Il principe Harry in Angola sulle orme di Lady Diana. Il Duca di Sussex, al quarto giorno del suo tour africano, farà tappa nel paese dove la madre rilanciò la battaglia contro le mine antiuomo. Diana visitò l’Angola nel gennaio del 1997. E dopo aver sposato diverse cause benefiche, come la lotta all’Aids, fece sua anche quella contro le mine antiuomo, entrando in contatto con Halo Trust, un organismo che in quegli anni stava sminando il paese africano, in piena guerra civile. La principessa incontrò i bambini sopravvissuti alle mine e attraversò anche un campo, indossando una tenuta protettiva: le sue foto fecero il giro del mondo e contribuirono ad innalzare l’attenzione sul tema. Tanto che, pochi mesi dopo la sua tragica morte si aprì la strada per il Trattato Onu sul bando delle mine, a cui finora hanno aderito 164 paesi. Nel ’97 Harry aveva 12 anni. Da adulto ha visitato i campi minati del Mozambico nel 2010 e quelli angolani nel 2013, studiando i progetti della Halo Trust. (Fonte: Harry come Diana in Angola contro mine – ANSA.IT)

Dalla stampa nazionale:

Sono passati 20 anni dall’entrata in vigore, il 1 marzo del 1999, del Trattato di Ottawa, che prende il nome della capitale canadese dove è stata siglata la Convenzione internazionale per la proibizione in tutto il mondo dell’uso, stoccaggio, produzione e vendita delle mine antiuomo e per la distruzione di quelle inesplose. Ad oggi sono 164  i Paesi che l’hanno firmata e ratificata, quindi l’hanno recepita nei propri ordinamenti. Il bilancio sul bando di queste armi è quindi sostanzialmente positivo, anche se la minaccia degli ordigni inesplosi, sparsi in una sessantina di Paesi, incombe sui civili, che sono quasi il 90 per cento delle vittime, per circa metà bambini.

Le mine inesplose si trovano ancora in circa 60 Paesi – Non ci sono dati certi sul numero di mine inesplose, che restano attive per 50/60 anni. Si stima siano intorno ai 100 milioni, sparse in una sessantina di Paesi: ogni anno si contano le nuove vittime, 100 mila i morti negli ultimi 15 anni, 7.200 nel 2017, in ben 49 Stati, secondo l’ultimo Rapporto 2018 dell’Osservatorio sulle mine delle Nazioni Unite.  Cifre comunque al ribasso, vista la difficoltà di censire e certificare le vittime, tra cui centinaia di migliaia di mutilati, in Paesi di conflitto o in zone di sottosviluppo.  Continua a leggere (Fonte: VATICANNEWS.IT di Roberta Gisotti)

Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.

E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli. (…)

Quali sono i teatri di guerra dove ancora vengono usate mine e cluster bomb e quali i territori che più vivono la tragedia degli ordigni inesplosi?

Abbiamo una serie di eredità che rimangono dalle guerre degli anni Settanta perché questi ordigni rimangono inesplosi anche per 50 anni dopo essere stati posizionati o lanciati come le sub munizioni cluster che per un cattivo funzionamento rimangono lì in attesa che qualcuno le tocchi involontariamente.
Ci sono territori come la Cambogia, ma anche in Colombia sono state utilizzate molte mine antipersona; gli scenari al momento peggiori e i territori più contaminati credo siano Yemen, Siria e lo stesso Afghanistan. Non possiamo fare una stima specifica per la Siria, ma siamo certi che appena si potrà si vedrà un teatro terrificante rispetto all’uso di questi ordigni.
Ovviamente abbiamo anche il Myanmar, la Nigeria, il Pakistan dove vengono utilizzati anche dai gruppi che normalmente noi chiamiamo corpi non statali, ovvero gruppi non riconosciuti, spesso considerati terroristi. Continua a leggere (Fonte: ECONOMIACRISTIANA.IT di Gabriele Renzi)

Fonte immagine copertina: LIFEGATE

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Panni puliti, ma a quali costi per salute e ambiente?

Ven, 09/27/2019 - 10:00

COMUNICATO STAMPA

Roma, 25 settembre 2019 – L’ambiente e la sua tutela: uno dei temi più caldi a livello globale, letteralmente.

L’emergenza impone gesti di responsabilità che riguardano tutti, ma spesso è difficile mettere realmente a fuoco quanto e come contribuiscano al deterioramento del pianeta alcuni dei prodotti che usiamo quotidianamente.

Un esempio? Secondo le più recenti ricerche scientifiche, il bucato e i detergenti per la casa inquinano più delle automobili.

Gli scaffali dei supermercati presentano sempre più alternative ecologiche ai detersivi tradizionali, ma il punto interrogativo rimane quello dell’efficacia.

Per scoprirne di più, la rivista mensile Il Salvagente, da sempre vicina ai diritti dei consumatori, ha deciso di portare in laboratorio 12 detersivi per lavatrice selezionati tra i più facili da reperire negli scaffali della grande distribuzione e dei discount.

I campioni, che includono anche due dei prodotti ecologici più sponsorizzati (le Noci Lavatutto e il sacchetto di magnesio TerraWash), sono stati testati nel laboratorio di cui si serve l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria per valutare la correttezza delle reclame; gli esperti hanno quindi messo alla prova i 12 detersivi sulle macchie più ostinate, 23 tipologie per la precisione, preparate artificialmente e divise tra vegetali, di grasso ed enzimatiche.

Tutti i panni sono stati lavati a 40 gradi per ben 4 quattro volte nella stessa lavatrice, come prevede il protocollo Aise, con risultati che tuttavia fanno emergere una triste verità: quando si parla di detersivi, è ancora molto difficile coniugare il rispetto dell’ambiente con l’efficacia.

La prova effettuata dal Salvagente ha dimostrato, in modo evidente, che un detersivo che voglia smacchiare in modo più che buono necessita necessariamente di contenere numerose sostanze inquinanti al proprio interno.

A garantire un bucato senza macchie sono soprattutto i tensioattivi, una componente chimica che deve garantire per legge una biodegradabilità non inferiore al 90%, e i ben più temibili sbiancanti ottici e conservanti sintetici come il methylisothiazolinone, che hanno proprietà scarsamente biodegradabili nel primo caso e danneggiano sia l’ambiente che la pelle umana nel secondo.

Le alternative, purtroppo, funzionano meno o non hanno affatto efficacia. Almeno non più di un lavaggio con sola acqua come hanno dimostrato le prove sulle Noci Lavatutto vendute da Naturasì e sul TerraWash, le palline di magnesio molto vendute on line.

Coniugare rispetto dell’ambiente, della salute e panni puliti – conclude il mensile leader nei Test di laboratorio – è ancora un sogno difficile da raggiungere.

Si ricorda che la classifica del Salvagente costituisce una proprietà intellettuale riservata, e la sua riproduzione integrale o parziale sarà punita secondo quanto previsto dalla legge. 

Ufficio Stampa: Francesca Caon – Tel. 3341562413 –francesca.caon@ilsalvagente.it

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C’era una volta a… Hollywood

Ven, 09/27/2019 - 07:00
Un film esaltante e pieno di brio il nono titolo di Quentin TarantinoC’era una volta a… Hollywood”.

Circa centosessanta minuti di godimento visivo e sonoro per gli estimatori. Mentre si vede il film spesso le gambe trotterellano come se si ascoltasse una playlist di riferimento al computer per una colonna sonora filologicamente scelta in simbiosi con l’epoca di ambientazione fine anni Sessanta. Mi sono goduto demistificazioni di miti come Bruce Lee, colpi di scena e un grande finale a sorpresa. Attori in splendida forma con mie personali preferenze per lo stuntman Brad Pitt in una delle sue migliori interpretazioni di sempre, qui per la prima volta in coppia con Di Caprio nella parte di un divo in crisi.

Ha detto Antonella Cuzzocrea, la mia amica cinefila tarantiniana: “Non vorresti mai uscire da quel buio della sala (condivido pienamente), questo è cinema allo stato puro. Cinema nel cinema del cinema nel cinema per il cinema. Una magia”.

Ma di tanto metacinema non tutti sono contenti.

Dalle polemiche della figlia di Bruce Lee per primato familiare ai fascisti di Primato Nazionale, piovono accuse a Quentin di revisionismo per la sua costruzione di Utopie non sapendo di essere loro stessi dei bastardi senza gloria. Indignazione anche per il riuso della vicenda di Sharon Tate e Roman Polanski (non era certo un biopic), invece la sequenza in cui l’attrice Margot Robbie, che interpreta la tragica diva e la guarda al cinema in suo film, è uno straordinario omaggio.

La critica classica, pur con i suoi problemi di influenza espropriata dai social, in larga parte arride all’ex commesso di videocassette che ne ha visto e ne conosce di cinema. Ma i pareri divergono.

Negli Stati Uniti non è mancato chi si è fatto notare per poche stelle e aggettivi negativi. Owen Gleiberman, sulla bibbia Variety, ha scritto di “un collage di cinema coinvolgente, ma, in fin dei conti, non un capolavoro». Katie Rife, di The A.V. Club, ha vaticinato con curaro curato “la triste crisi di mezza età di Tarantino”. Richard Brody, del blasonato New Yorker, l’ha definito “una visione oscenamente retrograda degli anni Sessanta” e con tocco “mee to” ha anche scritto che “celebra il culto del divo maschio bianco e la sua supremazia dentro e fuori dal set, a spese di chiunque altro”.

Si è accodato a questo fiume carsico dalle nostre sponde il critico stellato Mereghetti che sul Corriere della Sera ha demolito il film accampando un bigotto rispetto per i personaggi reali del film, mentre il buon Quentin, come gli U2 che suonano “Helter skelter”, si è preso una rivincita filologica e morale sulla famiglia del satanasso Manson. Per il recensore del Corsera anche dubbi di lussi onanistici per la capacità di rifare a proprio uso e consumo estetico le sequenze di film di serie B con conseguenti accuse a Quentin di proprio automonumento a favore “dell’adoratore muto e devoto”.

Non è l’unico a non aver visto la trama che noi estimatori abbiano visto invece realizzarsi con geometrica costruzione e trattamento. Forse è questione di punti di vista.

Noi siamo gli integrati cinefili tarantiniani che hanno bisogno di riflettere e divertirsi sulla macchina spettacolare cinematografica che nel Novecento ha formato le nostre vite e il nostro immaginario. All’occhio e all’anima non si comanda.

Il film è di osservanza leoniana a partire dal titolo ma anche nello svolgimento della trama sovrapposta. E’ ambientato nel 1969, l’anno di Easy Rider e della nascita della New Hollywood, con cui si confronta anche con parodie lisergiche, usi, costumi, idee, consumi e paure. Pretesti ragionati per citarsi e citarci addosso film, locandine, sale, studios, drive in, feste di Playboy, omaggi agli italiani Margheriti e Corbucci perché la serie B anche nel cinema come nel calcio sa valorizzare artigianato da spogliatoio e sacrificio.

Poco grand guignol, qualche fiamma e cazzotto, dialoghi felici, elogio dell’amicizia e tanto cinema per noi che vogliamo la vita come un film di Steve McQueen. Allo Spanh Ranch un sottofondo di una colonna sonora di Hitchcock ci crea un sussulto, Josè Feliciano che sibila “California Dreamin” a tutto gas ci emoziona, ispirazioni da Paul Mazurski e Jacques Demy per continuare a sognare e creare.

C’era una volta a Hollywood ai tempi della televisione.

Il cinema c’è ancora al tempo di Netflix. Grazie Quentin Tarantino. La tua fenomenologia la lasciamo agli apocalittici recensori. Per noi resti un regista fenomeno.

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Pillole di EcoFuturo per curare la febbre della Terra

Gio, 09/26/2019 - 15:53

Una data non certo casuale quella del 3 ottobre prossimo, vigilia del 4 ottobre, consacrata a San Francesco, patrono d’Italia e da sempre grande riferimento spirituale per la difesa e la tutela dell’ambiente, quando dalle 10:00 alle 13:00 presso la Sala Auditorium del Ministero dell’Ambiente gli ecoinnovatori di Ecofuturo presenteranno una selezione ragionata di tecnologie per decarbonizzare il pianeta, efficaci, efficienti, rinnovabili, sostenibili finanziariamente ed energeticamente.

Alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e del Presidente della Commissione Industria del Senato Gianni Girotto, saranno i cofondatori di Ecofuturo Festival, Fabio Roggiolani, Jacopo Fo e Michele Dotti, insieme al Direttore di Qualenergia Sergio Ferraris, ad introdurre gli interventi dei singoli innovatori, che spazieranno nello sconfinato universo della sostenibilità e dell’economia circolare.

A tutti gli intervenuti sarà fornita una borraccia e un ricordo dell’evento. Per chi invece non potrà essere presente sarà a disposizione la diretta streaming ed un webinar a cui chi si iscriverà potrà inoltrare domande ai relatori e al Ministro o al presidente Girotto con risposta in diretta o successivamente in via privata.

Per maggiori informazioni e per iscriversi

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Extinction Rebellion, il movimento della ribellione pacifica per salvare il pianeta

Gio, 09/26/2019 - 15:00

È nato a Londra nell’ottobre scorso il movimento internazionale che usa la disobbedienza civile non violenta “per evitare l’estinzione di massa e minimizzare i rischi di collasso sociale” dovuti all’emergenza ambientale e climatica.

Il 31 ottobre 2018 un gruppo di oltre mille manifestanti si è radunato sotto la piazza del Parlamento a Londra per annunciare una dichiarazione di ribellione contro il Governo. E da allora, quest’“onda” si è allargata, riscontrando sempre più consenso e invitando sempre più persone alla disobbedienza civile non violenta per chiedere ai Governi di tutto il mondo di invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico e ecologico.

Extinction Rebellion si va ad aggiungere quindi alle proteste di Fridays For Future ma anche a quelle di lunga data degli americani di 350.org, con la rassegnazione da parte dei media che avevano inizialmente caratterizzato le proteste come “much ado about nothing”“molto rumore per nulla.”Invece la gente si informa, chiede, partecipa e l’onda sta crescendo sempre più.

Nell’aprile di quest’anno la protesta pacifica di Extinction Rebellion, XR è l’acronimo in inglese, ha letteralmente fatto impazzire per giorni il traffico di Londra bloccando punti cruciali per lo scorrimento veicolare come il Waterloo Bridge, Marble Arch, la piazza di Westminster e Oxford Circus. Molti sono stati gli arresti degli attivisti in quell’occasione; così tanti che la polizia metropolitana di Londra, non avendo più celle disponibili, ha dovuto trasferire i fermati a Brighton, Essex e Luton.

L’obiettivo della protesta era portare alla ribalta il tema del cambiamento climatico «Noi da qui non ce ne andiamo finché non ci daranno ascolto» ha detto il cofondatore del gruppo Stuart Basden.

Da allora hanno organizzato altri sit-in e altre forme di protesta non violenta nel Regno Unito: come per esempio i sit-in davanti alle banche finanziatrici di investimenti nei combustibili fossili o il blocco del traffico, utilizzando barche in disuso dipinte con colori sgargianti, per chiedere alle Autorità locali di impegnarsi contro i cambiamenti climatici.

Il movimento non è solo a Londra, ad oggi è presente in tantissime città nel mondo e anche in Italia. Per capire quanto sia in forte espansione: poche settimane fa tre milionari americani hanno promesso un fondo da 500 mila sterline per estendere le operazioni di XR a livello internazionale e in particolare negli Stati Uniti.

XR parla in concretezza, oltre a fare manifestazione e sit in, e chiede impegni precisi per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2025, ovvero prima di raggiungere quei livelli di cambiamento che prospetta il Rapporto IPPC dell’ottobre scorso

Il report dello scorso 8 ottobre dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) infatti parla estremamente chiaro ed evidenzia come la soglia massima di sicurezza di aumento della temperatura media globale (1,5 °C) rischia di essere superata nel 2030 se non si interverrà urgentemente, e che il superamento di tale soglia comporterà alterazioni climatiche irreversibili.

Extinction Rebellion chiede fondamentalmente tre cose: 1) i governi devono dire la verità dichiarando lo stato di emergenza climatica ed ecologica, collaborando con altre istituzioni per comunicare l’urgenza del cambiamento; 2) fermare la perdita di biodiversità; 3) ridurre le emissioni di gas a effetto serra fino allo zero netto entro il 2025.

In questa estate sono state moltissime le mobilitazioni da ogni città per fermare i roghi, prima in Siberia e poi in Amazzonia. Dal loro sito italiano si descrivono così: Crediamo nella pace, nella scienza, nell’altruismo, nella condivisione di conoscenza. Nutriamo profondo rispetto per l’ecosistema nel quale viviamo, per questo motivo impegniamo le nostre vite a diffondere un nuovo messaggio di riconciliazione, discostandoci dal separatismo e dalla competizione, sulle quali la società moderna si basa; siamo i narratori di una storia più bella che appartiene a tutti noi, agiamo in nome della vita.

Il movimento è stato anche molto criticato: dai media, da chi ritiene che i loro obiettivi siano irrealizzabili e forse anche inutili.

A chi scrive di loro come di sognatori pieni di slogan, le cui azioni proposte non sono né concrete né attuabili, perché modificherebbero troppo i nostri stili di vita, dalla pagina Facebook di Extinction Rebellion rispondono:

«Il nostro benessere e stile di vita sono incompatibili con la vita sul pianeta! Dobbiamo fare quello che è necessario, non quello che è possibile per non chiederci troppi sacrifici. Per vivere come stiamo vivendo attualmente in Italia avremmo bisogno di 2,6 pianeti.
Ma non dobbiamo vivere nelle caverne. Basterebbe rinunciare ai nostri eccessi, alla nostra folle ingordigia. Magari muoverci un po’ di meno, e in bici, treno, mezzi di trasporto pubblico. Non dobbiamo rinunciare alle vacanze, ma forse invece di farle alle Maldive, volando, possiamo farle in Maremma andando in treno. Sennò non andremo più da nessuna parte.
Non dobbiamo per forza diventare tutti e tutte vegani/e, ma mangiare *molto* meno prodotti animali, soprattutto carne, quello sì, e bandire gli allevamenti intensivi e i mangimi prodotti della deforestazione tropicale. E rinunciare al vino californiano, o a voler esportare il Parmigiano Reggiano in Australia.
L’agroecologia per esempio, visto che l’articolo fa riferimento alla necessità di nutrire la popolazione mondiale, può produrre il cibo di cui abbiamo bisogno senza distruggere il pianeta! Ne abbiamo già scritto anche qui.
Ci sono tante cose da cambiare, e non vogliamo una dittatura. Per questo crediamo nella necessità di decidere insieme, dando potere a tutte e a tutti, in assemblee di cittadini e cittadine, che coinvolgono e consultano esperti e scienziati di idee diverse, e ponderano insieme. Vorremmo che i media comunicassero con maggiore attenzione alle parole scelte e con maggiore considerazione dei fatti scientifici che ci chiedono cambiamenti radicali!»

Altre Fonti:

About Us https://extinctionrebellion.it/
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Riace, la nuova giunta cancella l’era Lucano: via il cartello “Paese dell’accoglienza”

Gio, 09/26/2019 - 15:00

Il neo sindaco Tonino Trifoli, simpatizzante della Lega, ha rimosso l’insegna all’ingresso del piccolo borgo e che, negli ultimi 15 anni, è diventato famoso in tutto il mondo per i progetti relalativi all’inserimento dei richiedenti asilo

Dell’accoglienza dei migranti apprezzata in tutto il mondo non devono rimanere tracce. L’amministrazione comunale di Riace ha iniziato a cancellare i simboli del “modello” costruito da Mimmo Lucano nelle tre legislature in cui ha guidato il Comune. Il neo sindaco Tonino Trifoli, simpatizzante della Lega, ha rimosso i cartelli stradali all’ingresso del piccolo borgo che si affaccia sullo Jonio e che, negli ultimi 15 anni, è diventato famoso in tutto il mondo per i progetti di accoglienza dei migranti. Non più “Riace, paese dell’accoglienza” ma “Benvenuti a Riace, il paese dei santi medici e martiri Cosimo e Damiano”. I nuovi cartelli sono stati inaugurati dal sindaco e dai sacerdoti don Giovanni Coniglio e don Giovanni Piscioneri che hanno benedetto la nuova insegna con buona pace della storia recente di Riace.

Contro la nuova insegna si è schierato il Comitato Undici Giugno che, in una nota stampa, parla di un “maldestro tentativo di cancellare la nobile storia di umanità ed accoglienza costruita da Mimmo Lucano attraverso la rimozione del cartello di benvenuto a Riace”.

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Non è sempre punibile chi aiuta al suicidio

Gio, 09/26/2019 - 15:00
(Fonte:TV2000)

Dalla stampa nazionale:

“Non è sempre punibile chi aiuta al suicidio, hanno deciso i giudici della Corte Costituzionale dopo giorni di udienza. Sono passate le otto di sera quando arriva la decisione della Consulta  sul caso di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che rischiava fino a dodici anni di carcere per aver accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, il quarantenne milanese tetraplegico, in Svizzera a morire come chiedeva da anni dopo essersi ritrovato dopo un incidente imprigionato in un corpo come una prigione, completamente cieco. 

La reazione è immediata: “Da oggi tutti più liberi,  anche quelli che non sono d’accordo”, dice Cappato. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Caterina Pasolini)

 (…) E quindi?

La sentenza stabilisce che, a determinate condizioni, l’assistenza al suicidio non è punibile; e che la pratica di assistenza al suicidio non è equiparabile all’istigazione al suicidio (equiparazione che fa invece l’articolo 580 del codice penale). La sentenza non interviene direttamente sul diritto al suicidio assistito, quindi, ma su chi sceglie di aiutare coloro che hanno deciso di morire. Indirettamente, però, la sentenza ammette il suicidio assistito in condizioni molto circoscritte, e chiama in causa su questo tema il Servizio sanitario nazionale.

Concretamente: in Italia si potrà aiutare una persona a morire senza rischiare di finire in carcere, se quella persona ha una malattia irreversibile, se è tenuta in vita da trattamenti medici di sostegno, se ha una patologia irreversibile che le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili e se è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente. La verifica di queste condizioni spetterà esclusivamente alle strutture sanitarie pubbliche. Resta invece un reato aiutare una persona a morire in tutte le altre circostanze (per esempio se è anziana e molto malata).

Quella della Corte Costituzionale è comunque una singola sentenza su un singolo caso, seppur molto importante: per questo la Corte ha chiesto al Parlamento di intervenire legiferando. Fino ad allora, saranno i giudici a dover giudicare singolarmente caso per caso. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

(Fonte: ALANEWS)

Fonte immagine: Vanity Fair

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Studenti in piazza per il clima?

Gio, 09/26/2019 - 07:00

Lo propone il ministro dell’Istruzione Fioramonti che ha inviato una circolare alle scuole, che però potranno decidere in totale autonomia in occasione delle iniziative del movimento ecologista Friday for future

Assenti giustificati. Chi non andrà alle lezioni perché in manifestazione a chiedere un mondo migliore, per salvare la terra, in nome delle battaglie ecologiste, sarà considerato giustificato, senza bisogno di interventi dei genitori. A invitare scuole di ogni ordine e grado a considerare questa ipotesi, è lo stesso ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. “In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico”, ha scritto su Facebook il ministro parlando delle iniziative Fridays for future.

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Sorpresa! In Italia l’aria è sempre più pulita

Mer, 09/25/2019 - 15:00

La buona notizia di oggi (ndr 18 settembre) arriva da uno studio condotto dall’Università Statale di Milano e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche che ha studiato la variazione della visibilità dell’orizzonte col passare del tempo.

La ricerca ha analizzato l’evoluzione della frequenza delle giornate con “atmosfera limpida” (ovvero con visibilità maggiore di 10-20 km) in varie aree del territorio italiano dal 1951 aal 2017.

Il risultato è stato che la limpidità dell’aria è cambiata fortemente in tutte le aree d’Italia, in particolare in quelle più inquinate come la Pianura Padana.

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Bolsonaro: “LʼAmazzonia non è un patrimonio dellʼumanità”

Mer, 09/25/2019 - 15:00
(Fonte: Agenzia Vista)

Dalla stampa nazionale:

(…) Il “polemico” discorso di Jair Bolsonaro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite segna l’ennesimo punto di rottura nel modo in cui il Brasile presenta la sua politica per l’Amazzonia e certamente non aiuterà a migliorare l’immagine internazionale del suo governo. A dirlo è stato Rubens Barbosa, prestigioso ex diplomatico brasiliano. “Credo che la prima impressione e’ che il presidente ha pronunciato un discorso polemico, affrontando una serie di questioni in un modo che sicuramente non servirà a migliorare la percezione internazionale della sua amministrazione”, ha detto Barbosa.

Secondo l’ex diplomatico, Bolsonaro “si è espresso in modo molto forte contro gli indigeni e le organizzazioni non governative, lanciandosi contro posizioni sulle quali esiste ormai un consenso nella comunità internazionale”, con le sue critiche contro “l’ambientalismo radicale e l’indigenismo superato” che sarebbero alla base della “strumentalizzazione” delle comunità indigene dell’Amazzonia. Continua a leggere (Fonte: TGCOM24.MEDIASET.IT)

(Fonte: United Nations)

(…) L’Italia, che ha un ruolo da protagonista all’interno della coalizione per la transizione energetica – una delle nove coalizioni create per affrontare le questioni più stringenti di questa necessaria riconversione verde – è stata molto presente durante i lavori del summit e delle giornate preparatorie, con una delegazione che includeva il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e quello dell’Ambiente Sergio Costa.

Il premier Conte è intervenuto al summit in serata, prima del discorso di chiusura del segretario generale. Ha ribadito l’impegno dell’Italia a supportare l’Accordo di Parigi, a raggiungere la neutralità entro il 2050 ed eliminare il carbone entro il 2025, oltre che ad ampliare lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di energie rinnovabili, anche di nuova generazione.

“Il nostro governo sta perseguendo uno dei programmi per uscire dalla CO2 più ambiziosi al mondo – ha detto Conte citando anche i meriti del settore privato –. Il nostro governo ha lanciato un new deal verde”. Il presidente del Consiglio ha poi ufficializzato la partnership con il Regno Unito sulla Cop 26 che si terrà oltremanica con una serie di eventi preparatori in Italia, nel 2020. Continua a leggere (Fonte: LIFEGATE.IT)

(…) Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Uniti a New York: “Il futuro non appartiene ai globalisti, ma ai patrioti, appartiene a nazioni sovrane e indipendenti che proteggono i loro cittadini, rispettano i loro vicini e onorano le differenze. La Cina? Protegga Hong Kong. Guerra ai social media: non metteranno a tacere la gente”

Dai globalisti alla Cina, dall’Iran alla guerra ai social. Con il discorso tenuto questo pomeriggio all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York Donald Trump ne ha avute per tutti. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti preso la parola davanti ai leader mondiali nel corso dell’incontro in cui, tra i temi più discussi, ci sono i cambiamenti climatici e il possibile conflitto tra Teheran e Washington. Tra i passaggi chiave contenuti nelle dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca un avvertimento a tutti gli Stati da un angolo all’altro del mondo: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga la nazione più potente di tutte. Speriamo di non dover usare mai questa potenza. Non cerchiamo il conflitto con nessun paese. Vogliamo pace e cooperazione ma io non smetterò mai di difendere gli interesse americani” Continua a leggere (Fonte: FANPAGE.IT di Ida Artiaco)

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Ventotene, la scuola salvata da una bambina

Mer, 09/25/2019 - 10:00

Grazie a un’alunna di terza media, la scuola secondaria inferiore resta in piedi con un corso di preparazione agli esami

Grazie a una ragazzina, a un’unica alunna che l’ha salvata. 
Siamo a Ventotene, dove i bambini giocano per strada da soli, nei vicoli, tra le case gialle e rosa. O al porto, tra le barche colorate dei vecchi pescatori. Perché sull’isola tutti conoscono tutti e non ci sono pericoli.

Due anni fa il Comune (in provincia di Latina) propose di accogliere dei piccoli migranti con le loro famiglie per scongiurare la chiusura della secondaria di primo grado (la media), la Altiero Spinelli, rimasta senza alunni: ma molti degli isolani non erano d’accordo. “Ventotene – diceva una delle madri, Rossella De Bonis – non è pronta. Qui abbiamo tanti problemi, prima aiutate noi”. “Non abbiamo neanche il medico – rincarava Cataldo Matrone, padre di quattro figli – ospiteremo quando ce lo potremo permettere”.

“L’isola è piccola – era il parere di un altro papà, Raffaele Taliercio – un migrante che arriva da fuori con moglie e figli potrebbe toglierci il lavoro”. Le proteste furono tanto dure che il progetto venne annullato. La scuola era condannata. Ma quando ormai sembrava che non ci fosse più nulla da fare, è arrivata Giada (nome di fantasia): grazie a lei la chiusura è stata sospesa. 

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In Italia avremo sempre il razzismo negli stadi

Mer, 09/25/2019 - 07:00

Il clamore di questi giorni è dovuto alle parole di Infantino. Ma è clamore posticcio. La realtà è quella descritta al Paìs da Fiona May. La lettera della Curva Nord interista è ampiamente condivisa.

È difficile far comprendere ai non italiani quel che accade nei nostri stadi e in generale nel nostro Paese. Qualcuno potrebbe chiedersi: come mai in Italia non si riescono a prendere provvedimenti nei confronti dei comportamenti razzisti? La risposta è molto semplice: perché non li si considera tali. Quel che nel Regno Unito, in Francia, in Spagna, in Germania, negli Stati Uniti, viene considerato razzismo, in Italia non lo è. Tutto il resto è pantomima. Sono fiction mediatiche dovute a circostanze. L’ultima è stata la dichiarazione del presidente della Fifa Infantino. Come succede a scuola: poiché ha parlato il numero uno della Fifa, allora si fa finta di considerare il razzismo un problema. Giusto il tempo che la maestra esca di classe.

Qualche anno fa, alla guida della Federcalcio venne eletto Carlo Tavecchio protagonista di frasi razziste sui giovani calciatori di colore. Nessuno diede peso a quest’episodio. Quel che conta, in Italia come altrove, sono gli accordi potere. E in Italia, a differenza di altri luoghi, non c’è una facciata da salvaguardare. Abbiamo ripetuto mille volte che il primo provvedimento di Tavecchio fu annacquare la norma sulla discriminazione territoriale. Fu votato da tutti i presidenti.

Soltanto per rimanere agli ultimi episodi, altrimenti facciamo notte, e cioè Kessié Lukaku e Dalbert, la trama che ne è seguita è stata sempre la stessa. Nessuno allo stadio, degli uomini preposti, ha sentito i buu. È come se fosse stata una allucinazione collettiva. E tutto è finito in cavalleria. Andrebbero però archiviate dichiarazioni come quella di Gasperini, oppure il comunicato del Verona. Mentre è passato sotto silenzio quello di Zhang che di fatto si è allineato agli usi italiani e ha difeso il comunicato con cui la Curva Nord – scrivendo l’assoluta verità peraltro – spiegava a Lukaku che i buu da noi non sono considerati razzismo, sono un modo per infastidire l’avversario.

Oggi sul Paìs Fiona May ha definito deludente la sua esperienza in Federcalcio. Venne chiamata – come specchietto per le allodole, diciamo noi – per un progetto contro il razzismo. Queste le sue parole oggi: «Ho lasciato due anni fa anni perché non è cambiato nulla, nulla è stato deciso. Non era la loro priorità. È stata un’esperienza deludente».

Il nuovo mantra del calcio italiano è: “la responsabilità è individuale”. E oggi Repubblica ricorda che “l’unico stadio italiano in cui i responsabili di ululati sono stati individuati e colpiti da Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è l’Olimpico di Roma (era il 2016), grazie a telecamere di sicurezza dotate di microfoni”.

Sono passati tre anni, molti altri impianti sono stati dotati di telecamere. Ma è inutile se manca quello che altri definirebbero il background culturale. Manca la presa di coscienza. Lo stadio in Italia è sempre stato considerato una sorta porto franco, una zona libera in cui di fatto le leggi del codice civile e del penale perdono la loro efficacia. Basta guardare anche il curriculum di alcuni capi ultrà che hanno avuto problemi con la giustizia. Probabilmente se avessero compiuto gli stessi reati lontano dal calcio, dalle curve, sarebbero finiti in galera per più tempo. Il calcio ammorbidisce, attenua. C’è più tolleranza. Al fondo, gli italiani si mostrano scettici verso tutto questo bla bla bla sul razzismo. Proprio non lo capiscono. Non è un caso se gli unici uomini di calcio che si mostrano stupiti e indignati per quel che accade negli stadi italiani sono persone che hanno lavorato all’estero: Ancelotti, Conte, Mancini. La speranza è che possano essere di più. Il timore, invece, è che molto presto possano andare via.

Fonte: IlNapolista

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Ancora amianto: 96mila siti contaminati e 6mila vittime l’anno

Mar, 09/24/2019 - 15:03

“In Italia 6mila persone all’anno continuano a morire per l’amianto e sono 96mila i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del ministero dell’Ambiente”. A denunciarlo è stato il presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) Alessandro Miani durante il convegno ‘Amianto: gestione del sistema e tutela della salute’, tenutosi ieri al Cnr a Roma.

«L’esposizione ad amianto, infatti, causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonareha sottolineato Miani. Un problema serio che tuttavia ancora non gode di un’agenda realmente condivisa tra le istituzioni e le amministrazioni locali e regionali: “Per affrontare il problema in modo strutturale” secondo Miani, “è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, per integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali”. 

Non è più possibile rimandare, anche a detta dei geologi, presenti al convegno tramite il portavoce Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi: “Nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa, a distanza di vent’anni dall’emanazione della legge che stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto (ndr. divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono), il problema dell’amianto tocca da vicino, oltre che l’aspetto sanitario anche quello geologico”. 

Quanto è determinante il lavoro dei geologi nella risoluzione del problema dell’amianto?

“La conoscenza geologica può essere, infatti, fondamentale per consentire l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree”, ha sottolineato Giovine. L’amianto è infatti un minerale naturale appartenente al gruppo dei silicati ampiamente utilizzato nell’edilizia a partire dagli anni ’40, specie per la costruzione di tegole, canne fumarie e tubature per via della grande resistenza al calore e del potere isolante, qualità che lo rendevano ideale per la realizzazione di coperture in Eternit, una miscela di amianto e cemento. “Il Consiglio nazionale dei geologi con la Società italiana di medicina ambientale (Sima)” ha proseguito Giovine, “intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre”.

E l’Europa? 

Guardando specificatamente all’Unione europea, nonostante gli sforzi profusi dai singoli Stati membri, inclusa l’Italia, la situazione rimane preoccupante con dati negativi anche in termini di costi economici. L’impatto dell’amianto per i soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Unione europea (Gran Bretagna inclusa) copre lo 0,7% del Pil dell’Unione europea, circa 410 miliardi all’anno.  

Non solo brutte notizie: stanziati 870mila euro 

Durante lo scorso Governo sono stati stanziati 870 mila euro in oltre 100 Comuni italiani per rimuovere l’amianto dagli edifici pubblici, per un totale di 140 interventi. 

A fine agosto 2019 il Ministro dell’ambiente Sergio Costa annunciava l’avvenuta pubblicazione in Gazzetta ufficiale della graduatoria dei primi progetti di bonifica che avrebbero goduto dei finanziamenti per liberare dall’amianto le strutture pubbliche. Una manovra che, seppure modesta, avrebbe innestato un meccanismo virtuoso tra gli enti pubblici, come lo stesso ex ministro Costa auspicava: “Invito tutti gli enti pubblici a produrre progetti cantierabili che saranno finanziati”. Un passo in avanti che il nuovo Governo deve impegnarsi a proseguire, il prima possibile

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“Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo”

Mar, 09/24/2019 - 15:00

Coincide con il cinquantenario di Mistero Buffo la pubblicazione del nuovo libro di Jacopo Fo (che diventa anche spettacolo) in cui svela il significato di crescere con due celebri e straordinari genitori come Dario e Franca. Paola Marinozzi lo ha intervistato

Guarda il video su RAINEWS.IT

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