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Aggiornato: 1 ora 25 min fa

"Le canzoni del signor Dario Fo" di Giangilberto Monti

Mar, 03/20/2018 - 09:02

A poco più di un anno dalla scomparsa, la figura di Dario Fo rimane centrale per la cultura europea. Giangilberto Monti, chansonnier e scrittore, ha dedicato al premio Nobel per la Letteratura il suo ultimo progetto, di cui fanno parte un libro (Giunti, 2017) un radiodramma per la Radio Televisione Svizzera, previsto entro il 2018, uno spettacolo e il disco Le canzoni del signor Dario Fo, che sarà pubblicato dalla Warner Music e sarà disponibile dal 16 marzo in versione digitale e dal 23 marzo 2018 in tutti i negozi.

Le canzoni del signor Dario Fo è un viaggio in chiave jazz attraverso il suo vasto repertorio musicale, dalle ballate ironiche composte con Enzo Jannacci al repertorio più melodico ideato con Fiorenzo Carpi, fino ai testi barricaderi firmati con Paolo Ciarchi. Il disco contiene 15 brani: ci sono tutti i capolavori entrati nella memoria collettiva, come Ho visto un re, Vengo anch’io, no tu no, Hanno ammazzato il Mario, L’Armando, Ma che aspettate a batterci le mani, La stampa. Nella versione digitale è stata inserita anche Alla fine della festa, tratta da L’opera dello sghignazzo di Fo (1981) e pubblicata da G.G. Monti nel suo Opinioni da clown (Egea Music, 2015).

Racconta Monti nel ricchissimo booklet in italiano e francese: «Dario Fo è stato un mio maestro e negli anni ho cercato di non perdere mai il filo del suo lavoro musicale. Così ho deciso di reinterpretare e registrare alcune sue canzoni, ricreando quell’atmosfera jazz elegante e divertita da cui era partita la coppia Fo-Jannacci, grazie anche a un protagonista di quelle composizioni, il clarinettista e arrangiatore Paolo Tomelleri, coadiuvato da musicisti di grande levatura: Sergio Farina alla chitarra, Tony Arco alla batteria, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Fabrizio Bernasconi alle tastiere».

Le canzoni del signor Dario Fo sarà presentato venerdì 23 marzo alle ore 19 alla Palazzina Liberty, intitolata dal Comune di Milano a Dario Fo e a Franca Rame, a un anno dalla scomparsa del Premio Nobel.
Lo spettacolo omonimo, prodotto dal Teatro del Buratto, andrà in scena dal 16 al 20 maggio 2018 nella loro nuova sede milanese, dedicata a Bruno Munari, in via Giovanni Bovio.

Tracklist

1) Stringimi forte i polsi (Fo-Chiosso-Carpi-Cichellero)
2) Non fare tilt (Fo-Carpi)
3) La forza dell’amore (Jannacci-Fo-Jannacci)
4) La luna è una lampadina (Fo-Carpi)
5) Hanno ammazzato il Mario (Fo-Carpi)
6) La stampa (Fo-Ciarchi)
7) Ho visto un re (Fo)
8) Vengo anch’io, no tu no (Fo-Jannacci-Fiorentini-Jannacci)
9) Veronica (Ciotti-Fo-Jannacci)
10) Prete Liprando e il giudizio di Dio (Fo-Jannacci)
11) L’Armando (Jannacci-Fo-Jannacci)
12) T’ho compràa i calzett de seda (Fo-Jannacci)
13) Il giovane di Tunisi (Fo-Carpi)
14) La mia morosa la va alla fonte (Fo-Jannacci)
15) Ma che aspettate a batterci le mani (Fo-Carpi) bonus track (solo per digitale)
16) Alla fine della festa (remix) (Fo-Carpi)
 

CD album Fort Alamo / Warner Music
disponibile in versione digitale dal 16 marzo e in tutti i negozi dal 23 marzo

Clicca qui per ascoltare l'anteprima della versione digitale

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L’eredità culturale di Dario Fo - I giovani, il teatro e la politica: l’intervista

Mar, 03/20/2018 - 08:40

Articolo di Lucia D'Amore pubblicato su internationalwebpost.org

Quando alcuni anni fa decisi che avrei discusso la tesi sulla funzione pedagogica del Teatro, qualcuno mi suggerì un’idea apparentemente irrealizzabile: intervistare Dario Fo, per chiedere al Maestro un parere autorevole sull’argomento. Come spesso accade con i grandi uomini, Dario si rivelò inaspettatamente disponibile, accordandomi quasi immediatamente un’intervista telefonica. Poiché tra qualche giorno avrebbe compiuto 92 anni, vorrei condividerla con i lettori di questa Rubrica, dal momento che le sue riflessioni risultano ancora incredibilmente attuali.

D: «Secondo Lei, Maestro, qual è la funzione del teatro politico e totalmente impegnato oggi, rispetto al passato?».
R: «Io ho avuto la fortuna di vivere la fine della guerra, quando si scopriva la libertà di espressione, la satira, l’ironia ecc… Con l’arrivo della Democrazia Cristiana è apparsa la censura e abbiamo penato molto, siamo addirittura stati sbattuti fuori dalla televisione, abbiamo subito una censura continua e per sedici anni non abbiamo potuto esprimerci, siamo stati tenuti fuori. Poi c’è stato un momento di calma, quando i socialisti sono arrivati al potere, infine il crollo, il disastro, “Mani pulite” e via dicendo… naturalmente non avevamo la possibilità di fare satira in quel momento, poi c’è stato l’arrivo alternato di Berlusconi e sono ricominciati gli ostracismi, le censure ed altro… Quindi, oggi come oggi, i ragazzi incontrano grandi difficoltà se vogliono fare un teatro veramente satirico, altrimenti devono auto-censurarsi, come succede a molti che hanno doti di grande livello ma sono costretti a “purgarsi” se vogliono sopravvivere e cambiare discorso, argomento, cambiare modo di concepire le cose. Oggi è dura, in fondo si stava meglio quando si è usciti dalla guerra e persino - dirò una cosa che sembra un’eresia - con la DC il potere era meno assoluto e drastico, soprattutto nel dominare il mezzo televisivo, che è la forma di comunicazione più importante e di conseguenza questo vale anche per il teatro».

D: «Ritiene dunque che oggi vi siano suoi eredi a fare teatro?».
R: «Sono parecchi ma, come ho detto, hanno poco spazio. Io ho visto cose interessanti e coraggiose da parte di gruppi che rischiano di non trovare teatri, di non avere spazi. In conseguenza di questa crisi, c’è stata la penalizzazione di tutta la rappresentazione, da quella parlata a quella cantata, recitata, satirica e comica messe insieme».

D: «Nel mio lavoro di tesi, ho svolto una ricerca su quella che ho pensato di definire la sua “religiosità laica” …».
R: «Ho cominciato a fare un lavoro di ricerca e mi sono reso conto che il popolo ha una sua religiosità, che naturalmente non collima con quella dei preti. Alcune volte questi ultimi attingono da queste tradizioni popolari, ma spesso hanno delle grane immense in quanto i vescovi non ne vogliono sapere. Questa libertà quindi soffre; alcuni vengono ad esempio mandati in Africa, devono soccombere al potere, vengono messi in disparte, soffrono di un’aggressività piuttosto dura da parte delle organizzazione religiose di tutti i tipi».

D: «Per concludere, vorrei chiederLe cosa ha rappresentato per Lei il Nobel assegnatoLe e cosa ricorda di quel giorno».
R: «Il premio Nobel è stato importante per me e per Franca, che l’ha con me guadagnato, perché ha fatto scattare un’attenzione verso gli increduli, verso coloro che cercavano di rivolgersi alla satira e al grottesco con sufficienza, e poi si sono accorti che c’è stato qualcosa di importante. Inoltre, ancora più straordinario è stato che un attore salisse sul palcoscenico del Nobel. Per questo è stata una vittoria non mia, nostra, ma di tutta la classe dei comici».

Per chi ha apprezzato la sua Opera, l’assegnazione del Nobel è stata il giusto riconoscimento ad un’intera esistenza vissuta sul palcoscenico, volta ad educare alla politica, ad insegnare a pensare, a diffondere la cultura attraverso un teatro non più elitario, ma rivolto a tutti.

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Fonte:  www.internationalwebpost.org

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