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Immaginazione Festival

People For Planet - 2 ore 35 min fa

Durante la settimana sperimenteremo cos’è per noi l’immaginazione attraverso l’esperienza ed i racconti di attori, musicisti e scrittori che grazie a questa particolare forma di pensiero hanno elaborato il proprio processo creativo.
Cercheremo di riflettere e discutere sui rapporti tra l’immaginazione e le diverse arti.
Sei giorni di incontri teorici ma anche letture, teatro, laboratori artistici e musica.
E ci racconteremo di:
Immaginazione e scrittura
Immaginazione e pittura
Immaginazione e musica
Immaginazione e filosofica
Immaginazione, teatro e cinema.

Saranno con noi Jacopo Fo, Stefano Benni, Marco Baliani, Paolo Rossi, Claudia Bottini e molti amici che hanno già dato la loro disponibilità. Stiamo lavorando, seguiteci… appuntamento al 3 agosto!

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La Cucina Vegana di Manuela: i pancakes (video-ricetta!)

People For Planet - 4 ore 53 min fa

La “green chef” messinese Manuela Garaffo ci spiega come preparare degli ottimi pancakes vegani, cioè senza ingredienti di origine animale. Da provare, buon appetito!

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Vacanze, l’agriturismo cresce in controtendenza (+3%)

People For Planet - 5 ore 46 min fa

In controtendenza rispetto all’andamento generale, crescono del 3% le presenze in agriturismo nell’estate 2019 spinte dal turismo verde a contatto con la natura ma anche di quello enogastronomico con la capacità di mantenere inalterate le tradizioni culinarie nel tempo che è la qualità più ricercata. E’ quanto emerge dalle prime stime della Coldiretti sulla base delle prenotazioni delle strutture associate a Campagna Amica Terranostra a integrazione dell’analisi effettuata da Cst-Assoturismo Confesercenti.

Si tratta di un aumento sostenuto dalla qualificazione dell’offerta con gli agriturismi italiani che – sottolinea la Coldiretti – offrono servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking o attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina e wellness.

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Sarri è l’8 settembre della Juventus

People For Planet - 6 ore 2 min fa

La notizia non è Sarri che va alla Juventus: desiderio scontato e comprensibile, coronamento di una carriera lunga e sofferta. La notizia – enorme – è la Juventus che cerca e ingaggia Sarri. Che lo sceglie come proprio allenatore. 

Dopo otto scudetti consecutivi, di cui cinque con Allegri in panchina. Dopo anni di scontro feroce sull’idea di calcio, con i bianconeri da sempre per la visione pragmatica del pallone, contrapposti proprio all’estetica di Maurizio Sarri e del Napoli dei 91 punti, la Juventus rinnega sé stessa. E firma il proprio 8 settembre.   

L’ingaggio di Sarri è una rivoluzione copernicana per il club da sempre contrassegnato dalla frase di Boniperti: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Andrea Agnelli, dicono convinto da Nedved e Paratici, ha di fatto ammesso che nella disputa ideologica sul modo di intendere il calcio, avevano ragione gli altri, gli avversari. E per avversari non intendiamo soltanto Sarri e il Napoli, ma anche tutti i propugnatori di un calcio spettacolare e mai più sparagnino. È come se negli ormai celebri siparietti tv tra Adani e Allegri, Agnelli fosse intervenuto e si fosse schierato con l’opinionista. In barba ai cinque campionati consecutivi vinti. E, soprattutto, con l’ossessione di quella Champions che tormenta le notti di dirigenti e tifosi bianconeri.

La Juventus di Allegri ha battuto sul campo (anche se non tutti sono d’accordo) il Napoli di Sarri ma, esonerando il livornese e chiamando il toscano di Figline, è come se la società bianconera avesse ammesso che in fondo quella vittoria non è stata rotonda, piena. Non ci azzardiamo a dire meritata, ma il senso è un po’ quello. 

Con Sarri, la Juventus ha anche deciso di sfidare il proprio mondo. Oltre alla propria storia. E non tanto per aver ingaggiato l’uomo che sfoderò il dito medio all’esterno dello Stadium. È proprio il salto in una dimensione a loro sconosciuta. Da un giorno all’altro, bisogna imparare a memoria che il gioco è più importante del risultato. Da ripetere almeno trenta volte, prima e dopo i pasti. Per ora, la risposta dei tifosi è come quella dei mercati: negativa. 

Ma – per quel che riguarda l’ambiente – fu così anche con l’ingaggio di Allegri, ripetono a cantilena dalla Juventus. È il loro nuovo mantra

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La casa riciclabile made in Italy

People For Planet - 6 ore 17 min fa

Pensare al fine vita di un prodotto ancor prima che quel prodotto prenda vita, riciclare tutto di un edificio e farlo sul posto, produrre rivestimenti da molti altri materiali di scarto: conosciamo insieme tre aziende italiane, innovative e circolari.

Progettare opportunamente per garantire un recupero/riciclo totale dell’oggetto è uno dei pilastri dell’economia circolare ed è l’obiettivo numero uno di Caimi Brevetti, fondata nel 1949, con sede a Nova Milanese (MB).

Caimi Brevetti è un’azienda design-oriented del settore arredamento e complementi d’arredo per l’ufficio, con numerosi riconoscimenti per il design dei suoi prodotti (dal recente German Design Award al Premio Design Europa fino al Compasso d’Oro), ma anche un’azienda che ha tra gli obiettivi non solo l’estetica, ma anche la sostenibilità e la riciclabilità.

Grazie ad un centro di ricerca e alla collaborazione con il Politecnico di Milano, l’Università di Milano Bicocca, l’Università di Genova e l’Istituto Europeo di Design, porta avanti questa filosofia privilegiando l’uso di materiali riciclabili e oggetti monomaterici o facilmente disassemblabili, in modo da agevolarne il riciclo al 100%. Inoltre con una selezione opportuna della qualità dei materiali e grazie alla bellezza dei prodotti è riuscita ad allungare la vita dei suoi prodotti, rendendo più efficiente l’uso della materia e dell’energia impiegate.

Riduzione del consumo di suolo, minore utilizzo di materie prime, riciclo dei materiali e abbattimento dei trasporti: questo è il futuro dell’edilizia ed è anche l’obiettivo di Catalyst Group, la start up fiorentina che ha messo a punto un nuovo sistema di costruzione, tutto circolare.

Una filiera di produzione dei mattoni che parte dalla demolizione dell’edificio esistente ed effettua direttamente il recupero in loco dei materiali. Questi, infatti, dopo essere stati sottoposti a controlli chimici, vengono miscelati e pressati a freddo direttamente in cantiere grazie a una pressa ad alta compressione, ottenendo nuovi mattoni.

Il processo consente di abbattere le emissioni di CO2 e di  ridurre i costi, risparmiando l’energia necessaria alla cottura dei mattoni e al trasporto dalla fabbrica al cantiere. Questo prodotto si chiama Ri-Block ed è un mattone che permette di realizzare murature senza malta e con faccia a vista.

Catalyst realizza anche Carrara-Block, mattoni bianchi ottenuti recuperando gli scarti di lavorazione del marmo di Carrara e la polvere delle escavazioni prodotte nelle Cave Apuane. E Double-Block, il mattone ottenuto dagli stessi materiali riciclati, con due facce a vista e dotato di canali che consentono l’inserimento di un’armatura per un utilizzo in funzione portante o per la costruzione di edifici di emergenza smontabili.

Tutto (o quasi) si ricicla diventando altra materia, senza sacrificare estetica, qualità e funzionalità: questo è il mantra dei rivestimenti continui di OltremateriaR con sede a S. Giovanni Marignano (RN).

Pavimenti e rivestimenti continui a base d’acqua, atossici e certificati, realizzabili in EcomaltaR o OleomaltaR, materiali eco-compatibili, di riciclo e completamente riciclabili come inerti.

Uno tra i materiali per rivestimenti in collezione, Riciclo, è realizzato in EcomaltaR ed è frutto di una ricerca mirata al reinserimento nella produzione di materiali di riciclo certificati quali marmo, cotto, madreperla, vetro, specchi, bottiglie e lampadine. Materiali che, oltre a trovare un nuovo utilizzo, donano al rivestimento un’estetica molto particolare.

Il sistema OltremateriaR non utilizza solventi, cementi e resine epossidiche, aumenta le performance, riduce la produzione di questi materiali e il prelievo di risorse naturali, creando ambienti di benessere, salubri e belli. L’Ecomalta Oltremateria non produce emissioni nocive da formaldeide e ha bassissime emissioni VOC, tanto da ottenere la certificazione quattro stelle (F**** il massimo raggiungibile) dalla Japan Building Coating Materials Association.

Altre fonti:
Rapporto 100 italian circular economy stories, Fondazione Symbola e ENEL, 2018
http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy

L’immagine di copertina non è legata ai prodotti delle aziende citate dell’articolo: Photo by Olivier Guillard on Unsplash

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Berlino: arriva la prima mensa universitaria con menu 100% vegan

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 21:00

Berlino è una tra le città europee più aperte nei confronti della scelta vegana e lo dimostra questa novità: all’Università tecnica menu 100% plant based.

Si chiama Veggie 2.0 ed è la prima mensa universitaria vegana di Berlino, nata tra le mura dell’Università politecnica per offrire agli studenti un’alternativa “green” ai menu tradizionali, a prezzi decisamente accessibili. La nuova struttura – che non per niente trova spazio in una delle città più veg-friendly d’Europa –  ha preso il posto della vecchia caffetteria del campus e offre un’ampia gamma di piatti tutti 100% vegetali, partendo dagli antipasti, passando per primi piatti e secondi, fino ad arrivare a torte e dessert.

Anche se l’azienda che si occupa di preparare i menu prepara anche piatti a base di carne e pesce per altre mense universitarie della città, sul sito si legge come anche questi ingredienti siano quanto più possibile a km zero, ricavati con metodi di pesca sostenibile e rispettando gli standard minimi del benessere animale previsti in Europa per l’allevamento.

Una scelta che sembra andare incontro alle abitudini alimentari degli studenti tedeschi: da un censimento recente è emerso che su una comunità di oltre 14 mila studenti, ben il 13,5% ha scelto di eliminare le proteine animali dalla propria dieta, a fronte di un 1,6% di vegani sparsi su tutto il territorio nazionale. In generale, però, quello che emerge non è la volontà da parte di chi gestisce la mensa di creare una sorta di “nicchia” in cui i vegani possano rifugiarsi trovando i propri cibi “strani”, ma al contrario di avvicinare quanti più studenti a un’alimentazione più sana, in un’operazione di inclusione degli onnivori anziché di esclusione dei vegani e dei vegetariani.

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Ciambotta

CuoreBasilicata - Lun, 06/17/2019 - 18:38
Livello di difficoltà: MEDIOCosto: MEDIOTipologia: CONTORNI, RICETTE TRADIZIONALIINGREDIENTI
  • 500 g di peperoni rossi e gialli
  • 500 g di patate
  • 2 melanzane
  • 2 zucchine
  • 1 cipolla
  • 300 g di pomodori maturi
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • 1 costa di sedano
  • foglie di basilico q.b.
  • sale q.b.
  • una pagnotta da 2 kg
PREPARAZIONE

Lavate le melanzane, poi tagliatele a dadini. Per eliminare il loro caratteristico sapore amarognolo, cospargetele di sale e attendete che rilascino l’acqua per un tempo di 15-20 minuti; dopodiché risciacquate.

Lavate e pulite le patate, quindi tagliatele a tocchetti. Stesso procedimento per le zucchine.

Lavate e tagliate i pomodori.

Tagliate e private dei semi i vostri peperoni.

Affettate la cipolla e lasciatela soffriggere (in una padella abbastanza capiente) con il sedano tagliato a rondelle e abbondante olio EVO. A questo punto nella stessa padella aggiungete le melanzane, le patate, le zucchine, i pomodori e qualche foglia di basilico. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti.

I peperoni dovranno essere aggiunti alle altre verdure soltanto a metà cottura per evitare che si sfaldino troppo.

Regolate di sale e rimestate di tanto in tanto durante la cottura.

Infine tagliate orizzontalmente il pane nella parte superiore e privatelo totalmente della mollica interna, in modo da creare un contenitore dove poi inserirete le verdure ancora calde. Dopo un’ora il pane avrà assorbito interamente i sapori e gli aromi del ripieno; la ciambotta sarà quindi pronta per essere consumata.

CURIOSITÀ

La ciambotta lucana è una preparazione di origine contadina composta da verdure tipiche del periodo estivo. Un tempo i contadini e i pastori portavano con sé questo stufato di verdure all’interno di una pagnotta di pane (usata come un vero e proprio contenitore oltre che come accompagnamento) per poi consumarlo fuori casa durante le lunghe giornate di lavoro.

Una variante molto diffusa in Basilicata prevede l’aggiunta di salsiccia stagionata e uova.

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New York, passa la legge che impone i tetti verdi

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 16:00

New York non è famosa per essere una città verde. Certo, c’è Central Park a Manhattan, Prospect Park a Brooklyn, ma non è esattamente una metropoli che rimane impressa per le aree verdi. C’è tuttavia da riconoscere che molti sforzi li sta facendo, sia grazie all’amministrazione che alle iniziative dei cittadini. È notizia di poche settimane fa, passata peraltro sottotono, che i tetti verdi, ‘stratagemma’ ecologico che nella metropoli viene adottato con frequenza, diventeranno obbligatori, almeno per i nuovi edifici.

È difatti passata una nuova legge promulgata dal New York City Council che prevede che lo skyline della città rinverdirà sempre di più. Si tratta di un provvedimento incluso nel cosiddetto Climate Mobilization Act, che punta ad intraprendere una serie di iniziative per rendere la Grande Mela più sostenibile. In particolare il New Green Deal, questo il nome del passaggio dedicato ai tetti verdi, esige che tutti i nuovi edifici, residenziali o commerciali, e tutti quelli che vengono sottoposti a ristrutturazioni debbano avere il tetto ricoperto di piante. 

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Un consiglio per gli investimenti dei propri risparmi? Se vi rispondono in 20 minuti scappate

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 14:00

Non vi dirò chi mi ha posto questa domanda, vi dirò che la persona in questione è un operatore del settore, uno che mastica finanza ed economia per lavoro. Ma e’ anche la solita domanda che, sistematicamente, mi fanno tutti quelli che mi interfacciano.

“Oltre ai risparmi, hai anche 4 ore da investire?”. La mia risposta.

Ecco il motivo per il quale ho scritto il mio ultimo libro “Soldi Gratis” (Sperling&Kupfer). Per rispondere alle domande più diffuse, per spiegare cosa evitare, su cosa investire e, soprattutto, per allenare l’intelligenza finanziaria dei risparmiatori, per dargli consapevolezza finanziaria.

Chi mi chiede su cosa investire e si aspetta una risposta al fulmicotone, probabilmente, non ha la giusta consapevolezza finanziaria, e se qualcuno (anche fosse un grande maestro dell’economia) oserebbe rispondergli in quattro e quattro otto potrebbe mandarlo in pasto ai leoni. Lo sta truffando o quantomeno gli sta fornendo una risposta sbagliata.

Sapete perché gli ho chiesto d’investire quattro ore? Perché questo è il tempo che mi è necessario per compilare un profilo di rischio della persona in questione. Se i cittadini prestassero attenzione al profilo di rischio potrebbero evitare gran parte dei loro problemi in tema di finanza. La cronaca degli ultimi anni lo ha confermato: la manipolazione del profilo di rischio è stata ed è la madre di tutte le truffe bancarie.

Il profilo di rischio è una fotografia dell’investitore, attraverso una serie di dati raccolti si riesce ad inquadrare quali possano essere i titoli in linea con le caratteristiche, le aspettative e l’attitudine a rischio del cittadino.

Con quanta frequenza vi dedicate alla gestione del vostro portafoglio investimenti? Vi sentite esperti o meno? Seguite le informazioni finanziarie? Insomma avete tempo da dedicare ai vostri investimenti? Siete propensi ad accettare una variabilità elevate dei rendimenti? È un punto fondamentale, riuscirete a controllare le vostre emozioni nei momenti negativi del mercato?
Quanti anni avete? Se siete molto giovani è bene che ci sia una certa tutela, avete poca esperienza e avete accumulato poca esperienza. Qual è la vostra professione? Se siete vicini al mondo del trading, magari ne masticate. Livello d’istruzione? Di solito si presuppone che maggiore livello d’istruzione coincide con maggiore livello di consapevolezza finanziaria. Fonte di reddito? Da dove deriva il vostro reddito farà capire la vostra elasticità nella gestione delle risorse.

Solo per rispondere a queste domande credo che occorra almeno un’ora.

Dopodiché ci sono due passaggi importanti.

Il primo riguarda l’analisi della propria situazione finanziaria e la predisposizione di un budget familiare. Il vostro reddito riesce a coprire i consumi e assicurarvi un risparmio? Che aspettative avete riguardo ai redditi futuri? Se immaginate di avere in futuro un redito in declino capirete che bisognerà essere conservativi. Nei prossimi anni in che percentuale pensate di impiegare il vostro portafoglio per spese importanti (case, automobili, terreni)?

Il secondo passaggio attiene alla fissazione degli obiettivi d’investimento. Qual è il vostro obiettivo? Volete comprare un sbarca tra 2 anni ? Volete assicurarvi una pensione dignitosa tra 15 anni? E allora dovete decidere quanto volete guadagnare in quell’arco temporale ?
Se proprio volete pensarci poco, non dimenticate queste due equazioni basiche: alto rischio alto rendimento, basso rischio basso rendimento.
Se volete correre rischi potete aspirare a grossi rendimenti, al contrario limitate le vostre aspettative.

E tutto questo può avvenire nei canonici 20 minuti che, al massimo, vi dedica un consulente finanziario prima di proporvi “l’affare del secolo”?

Se volete correre rischi, dovete conoscere i prodotti e i mercati. E il mercato non è un gioco.

Adesso riuscite a giustificare la mia risposta? Le 4 ore che ho chiesto per rispondere alla domanda di partenza?

“Ho dei risparmi da investire, su quale prodotto mi consiglia di puntare?”

Vi consiglio di investire i vostri risparmi nella “consapevolezza” e solo dopo avere le giuste informazioni e aver parlato con dei consulenti di fiducia, scegliendo insieme i prodotti su cui puntare dopo “un’intervista” fondamentale per la tutela del vostro risparmio.

Fate attenzione.

Foto di 3D Animation Production Company da Pixabay

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Francia: governo accelera sull’ecologia

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 12:35

“I prossimi 12 mesi saranno quelli dell’accelerazione ecologica“: lo ha detto il primo ministro francese, Edouard Philippe, nel suo discorso di politica generale a metà mandato davanti all’Assemblea nazionale.
Insistendo sull'”emergenza ecologica”, Philippe ha affermato che le proposte “più potenti” che usciranno dalla Convenzione cittadina per la transizione ecologica, assemblea da poco istituita e composta da 150 cittadini, potranno essere sottoposte a referendum.

Il premier ha annunciato un azzeramento delle sovvenzioni esistenti per il rinnovamento ecologico e la loro trasformazione “in un sostegno più massiccio in favore di chi ha più bisogno”. La legge contro gli sprechi conterrà la possibilità per i Comuni di imporre l’incorporazione di plastica riciclata in tutte le bottiglie di plastica. “Tutti i prodotti in plastica usa e getta saranno banditi” a partire dal 2020. La centrale di Fessenhei, la più vetusta dell’intero parco nucleare francese, sarà chiusa “entro la fine del 2020”

Fonte articolo ANSA.IT

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Razzismo, xenofobia, odio, ostilità…qual è la situazione in Italia oggi?

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 11:13

Ieri notte verso le 4 del mattino quattro ragazzi ventenni sono stati aggrediti da una decina di individui di circa trent’anni all’urlo di “Hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista, levati subito sta maglietta, te ne devi andare via da qua!”.

Bottigliate, pugni, insulti e testate con minacce affinché uno dei ragazzi levasse la maglietta. A denunciare il tutto David Habib ricoverato d’urgenza al Fatebenefratelli, che indossava la maglietta bordeaux ora piena di sangue per via di una tumefazione e trauma con fattura scomposta alla piramide nasale. Ad un altro degli aggrediti, inoltre, tre punti sul sopracciglio destro, anche lui medicato in ospedale nella notte.

“Eravamo a San Francesco a Ripa, all’inizio erano in due, hanno iniziato a insultarci – racconta David – e in pochi minuti da 2 sono diventati 4 e dopo una decina, non siamo riusciti a scappare né a difenderci, non ci hanno lasciato liberi nemmeno di andare via. È stato un assalto pieno di violenza, che non riusciamo a comprendere, noi non abbiamo nemmeno risposto alle loro provocazioni. Io non ho acconsentito a togliere la maglietta e la conseguenza è stata una testata sul naso, che domani devo operare d’urgenza. È evidente che avessero già deciso di aggredirci. Abbiamo avuto la sensazione che ci avessero seguito da Trilussa fino a piazza San Calisto.

Trastevere è un punto di riferimento e luogo di aggregazione per tutti, dove molti ragazzi persino più giovani di noi passano le loro serate, anche in occasione delle proiezioni del Cinema America. Non smetteremo di frequentare i territori di questa città liberamente e di rivendicare le nostre idee, come non smetteremo di partecipare alle proiezioni a San Cosimato e di indossare la maglietta del Cinema America.”

Noi ragazzi del Cinema America denunciamo questo atto gravissimo in una città e paese allo sbando dove la violenza non viene più condannata, ma anzi difesa e sdoganata da chi ci governa come strumento di giustizia. Ci costituiremo parte civile e sosterremo le spese legali. Non smetteremo mai di indossare le nostre magliette e lanciamo un appello a affinché si indossi tutti insieme una maglia bordeaux.

Un abbraccio a David e a tutti gli altri ragazzi aggrediti!

[Fonte – Pagina Facebook I ragazzi del Cinema America]

>> Visita al sito ufficiale deI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA

Approfondiamo con la stampa nazionale:

  • ROMA, RAGAZZI AGGREDITI: JEREMY IRONS INDOSSA LA MAGLIA DEL CINEMA AMERICA: “È SOLO VIOLENZA”
[Fonte: Canape YouTube La Repubblica]
  • C’È UN AUMENTO DEGLI ATTACCHI RAZZISTI IN ITALIA? Nell’ultimo anno gli episodi di razzismo, i crimini di odio, le azioni di ostilità verso gli stranieri, le aggressioni a sfondo xenofobo sembrano essere aumentati in maniera preoccupante. […] Dall’estate 2018 i mezzi d’informazione italiani parlano di “un’emergenza razzismo” nel paese, assumendo toni allarmistici che sono ridimensionati dal ministro dell’interno Matteo Salvini e dal suo governo. Chi ha ragione? C’è un’emergenza razzismo in Italia? Sono davvero aumentati gli attacchi razzisti nel nostro paese?

In Italia come nella maggior parte dei paesi occidentali i crimini di odio, motivati da ragioni etniche, religiose e razziali sono in aumento da anni, anche se le cause di questo incremento sono difficili da stabilire. Il problema principale è che in Italia non esiste una banca dati ufficiale che raccolga e pubblichi ciclicamente le statistiche su questo tipo di aggressioni, come avviene invece in altri paesi europei.

Tra tutte le discriminazioni, quelle per motivi etnico-razziali hanno la percentuale più alta

Esistono diverse agenzie che raccolgono questo tipo di dati, ma non c’è un coordinamento centralizzato di quest’attività. Nel 2010 è stato creato l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), un’agenzia del ministero dell’interno che raccoglie le segnalazioni alla polizia di crimini di odio. Ma i dati di questa agenzia non sono molto aggiornati: le denunce del 2018 non sono state ancora pubblicate, nel 2017 i crimini di odio registrati sono stati 1.048, un aumento netto rispetto ai 736 del 2016. Continua a leggere [Fonte: INTERNAZIONALEDi Annalisa Camilli

  • I TANTI CASI KOULIBALY SUI CAMPETTI DI PROVINCIA. Gli eroi per caso che non derogano dai valori dello sport e del rispetto dell’altro, e si ritrovano premiati al Quirinale. Donato Trotta, Marco Giazzi, Igor Trocchia. Sono tre eroi per caso. In Italia si diventa eroe con poco. Basta essere appassionato di sport e non dimenticare l’abc dell’educazione e del rispetto nei confronti dell’altro. Siamo messi talmente male che se non ti adegui a quella che sembra una deriva razzista e di maleducazione, ti ritrovi persino premiato al Quirinale.

È quel che è accaduto a Igor Trocchia allenatore del Pontisola. È stato tra i 35 premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essersi distinto come esempio civile. Ritirò la sua squadra perché, in una partita contro il Rozzano, un avversario insultò un suo giocatore nero di tredici anni. Non è un professionista dello sport, ha un altro lavoro: è ambulante nei mercati. Ha la passione del calcio e coniuga lo sport con determinati valori; altrimenti lo sport non ha senso.

La piaga non è soltanto il razzismo. È la violenza verbale che accompagna qualsiasi manifestazione agonistica dei più piccoli. La settimana scorsa la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a Marco Giazzi allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, in provincia di Brescia. La sua squadra under 13 stava affrontando i pari età del Quistello quando dagli spalti alcuni genitori hanno cominciato a partecipare con troppa esuberanza (e maleducazione). A un fallo non fischiato sono partite parolacce nei confronti dell’arbitro. La situazione non accennava a calmarsi. E Giazzi a questo punto ha deciso di intervenire. Il suo racconto mette, ahinoi, tanta tristezza:
Ho chiamato un time out e ho provato a calmare i genitori. Ho detto: vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? Potete smettere di protestare e insultarci? Sono arrivati altri insulti. Eravamo in vantaggio, ma al terzo quarto ho deciso di ritirare la squadra, di chiedere la sconfitta a tavolino per 20 a zero. Quando ho chiesto ai ragazzi se si stavano divertendo, in un clima sempre più nervoso, con sempre più falli e proteste, mi hanno detto di no. Continua a leggere [Fonte PEOPLEFORPLANETDi Massimiliano Gallo]

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L’Etiopia pianterà 4 miliardi di alberi: il piano contro la deforestazione

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 08:00

 L’Etiopia pianterà 4 miliardi di alberi per far fronte alla desertificazione del paese. A dare l’annuncio è stato il primo ministro Abiy Ahmed Ali, che ha spiegato come l’obiettivo di questo piano nazionale sia quello di “trasformare i nostri ambienti degradati in ecosistemi funzionali”.

Il paese africano secoli fa era molto più verde di come appare adesso: nel solo Ventunesimo secolo la copertura forestale è scesa drammaticamente dal 40 al 4,6 per cento.

A causare il drastico aumento della deforestazione è stato in primo luogo l’incremento della popolazione, che ha comportato l’espansione delle città, lo sfruttamento del terreno per pascoli intensivi e l’abbattimento di alberi per ricavarne legna da ardere.

La deforestazione massiccia dell’Etiopia ha reso il paese africano vulnerabile a fenomeni come la desertificazione, la siccità e le alluvioni.

La decisione di ripiantare 4 milioni di alberi fa parte del programma di sviluppo verde nazionale che prenderà il via durante la stagione delle piogge.

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Perché è importante la biodiversità?

People For Planet - Lun, 06/17/2019 - 07:21

Salvare metà pianeta è l’obiettivo più ambizioso che ci siamo posti fino a questo momento. Ma la responsabile del piano Onu post-2020 è scettica: potrà bastare?

Cristiana Pașca Palmer ha una responsabilità enorme: pianificare la Convention sulla Biodiversità in programma a Pechino per il 2020. La segretaria esecutiva della convenzione CBD (Convention on Biological Diversity) deciderà in sostanza quali saranno i prossimi obiettivi di tutti i governi del mondo per quanto riguarda la natura, una volta giunti al giro di boa del 2020 (data entro la quale si conclude il lavoro pianificato precedentemente a Parigi, nel 2015). Al momento la fa da padrone la proposta di salvare metà pianeta: con l’ambizioso obiettivo di fermare, o almeno frenare, l’estinzione di massa in corso, si vorrebbe preservare metà del pianeta, formare una sorta di isola protetta per ben il 50% di mari e terre. Salvare la metà della terra potrebbe forse sembrarvi poco. Ma messi come siamo è invece un traguardo oltremodo ambizioso.

Il concetto è stato ideato dal celebre biologo E.O Wilson e ha subito aperto un vivace dibattito. Ovviamente l’obiettivo a cui tutti si appellano, compresa Mrs Palmer, è di rendere sostenibile il 100% della terra, ma questo ad oggi sembra onestamente ingenuo. Le ultime foreste pluviali di Sumatra, l’Amazzonia in Brasile, le zone intatte dell’India: tutto sta scomparendo assieme alla preziosa biodiversità che racchiudono. Ma come chiedere a quei Paesi emergenti, che grazie allo sfruttamento di quelle risorse sono riusciti a uscire dalla povertà, di non fare ciò che noi abbiamo invece ampiamente fatto in Europa, o negli Stati Uniti o in ogni altro Paese sviluppato/industrializzato?

«Eppure la diversità biologica, o biodiversità, è l’infrastruttura, la casa, che sostiene ogni forma di vita nel pianeta; – ha spiegato Cristiana Pașca Palmer – quando una specie si estingue, la rete che ci sorregge si buca. Questo indebolisce la resilienza dell’intero ecosistema, che diventa più debole di fronte a cambiamenti epocali come quelli climatici, e tutto l’insieme di sfide che comporta. La nostra capacità planetaria di adattarci e modificarci di volta in volta, in base alle sfide che sopravvengono, sta quindi svanendo assieme alle specie estinte». Cosa significa? Detto con parole più semplici significa che «sono a rischio il cibo per nutrirci, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo come pure quei beati momenti di pace tra la natura che siamo abituati a goderci». Per non parlare dell’importanza della biodiversità per la ricerca scientifica, che si nutre da sempre di scoperte regalate dall’ampio mosaico che è la natura, ancora solo in minima parte esplorata nelle sue potenziali utilità per l’uomo.

Conclude la Palmer: «È necessario comprendere che il sistema Terra è interconnesso in ogni suo elemento, e il sistema economico e sociale degli esseri umani non è un’eccezione. È cucito nella rete assieme al sistema naturale, si basa su di esso, e modificare il modo in cui consumiamo, produciamo, e, in generale, interagiamo con esso è una condizione non ulteriormente procrastinabile per la nostra sopravvivenza su questo pianeta, nel medio termine».

Immagine di copertina: foto di Kirsty Fletcher da Pixabay
Seconda immagine: fonte https://vimeo.com/connect4climate

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Il mostro di Loch Ness, la storia di Nessie tra verità e leggenda

People For Planet - Dom, 06/16/2019 - 21:30

Avvistato per la prima volta più di mille anni fa, il mostro di Loch Ness ha attraversato la storia per arrivare fino ai giorni nostri: ma quanto di quello che sappiamo su di lui è realtà e quanto è finzione?

Noi esseri umani siamo da sempre affascinati dai misteri. Da un lato leggende e miti ci disturbano a tal punto da spingerci a trovare una spiegazione scientifica, a risolvere con la razionalità ogni componente irrazionale. Dall’altro l’eccesso di conoscenza sembra limitarci, tarpare le nostre ali, confinare la nostra componente creativa e fantasiosa. Ed è in questi frangenti che cerchiamo l’inspiegabile, alimentiamo miti e leggende, li trasformiamo in qualcosa a cui possiamo e vogliamo credere. Da un lato la razionale certezza sull’impossibilità che nei nostri oceani esista ancora un pesce preistorico come il Megalodonte, dall’altra il romantico dubbio che nella più caratteristica Scozia, tra le gelide profondità di un suggestivo lago, possa sopravvivere un vero e proprio dinosauro.

Siamo parlando ovviamente del lago di Loch Ness e di Nessie, il suo preistorico abitante. 

Il mistero del mostro di Loch Ness

Siamo nelle Highlands scozzesi, una delle più suggestive regioni dell’intero pianeta oltre che una terra magica, con una storia ricca e piena di tradizioni. La città di Inverness, capitale amministrativa di questa regione (oltre che una delle location del mitologico numero uno di Dylan Dog, L’Alba dei Morti Viventi), sorge sulla foce del fiume Ness ed è proprio seguendo il corso del fiume per una decina di chilometri che si arriva a Loch Ness.

Il lago di Loch Ness è uno specchio d’acqua dalla forma sottile, lungo circa trentasette chilometri e largo poco meno di due, che raggiunge la notevole profondità di quasi duecentotrenta metri. È da queste profondità, dagli abissi del lago, dalle grotte sommerse, dalle cavità prive di luce che emerge la leggenda senza tempo di Nessie, il mostro del lago. 

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Come preparare la valigia. Regole generali

People For Planet - Dom, 06/16/2019 - 12:35

Gli elenchi sono utili per ricordare cosa portare in viaggio, prevedi con anticipo ciò di cui avrai bisogno.

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Le 10 migliori insalatone estive

People For Planet - Dom, 06/16/2019 - 12:30

Quando il caldo asfissiante dell’estate sale e i gli anticicloni africani prendono d’assedio l’Italia, la cucina perde l’aspetto accogliente che ha durante l’inverno. L’idea di accendere il forno pesa quanto una minaccia quindi, mettete da parte sughetti e intingoli perché è arrivato il momento delle fresche insalatone estive.

Mix di verdure invitanti e colorate che danno il pieno di vitamine e sali minerali per superare la giornata. Aggiungendo poi tonno, uova o formaggio e accompagnando il tutto con una fetta di pane, ecco pronto un pasto gradevole ma completo ed equilibrato.

Qui di seguito 10 idee veloci per realizzare le vostre insalate estive lightfrescheveloci.

  1. Insalata caprese: storia, ingredienti e varianti di un piatto tutto italiano

Pomodoro e mozzarella (e basilico), detto e conosciuto anche come capreseinsalata caprese, è un abbinamento tradizionale e diffusissimo nella dieta mediterranea. Due prodotti che formano un incontro di sapori unico.

Che sia classicarivisitata o alternativa, l’insalata caprese ha sempre riscontrato il medesimo successo negli anni, costituendo un piatto onnipresente nei menù delle famiglie italiane, non solo in estate.

2) Insalata champignon: Un’insalata molto semplice da preparare in cui l’ingrediente principale è rappresentato dai funghi champignon. Light e adatta ai vegetariani.

Insalatone per estate – Per il meglio del web di People For Planet

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Gli strani casi dell’animo umano: gli haters e i commentatori anonimi

People For Planet - Dom, 06/16/2019 - 12:00

Cara Fronzolina78,
ti scrivo per dirti che non sei sola.
C’è, infatti, una pletora di persone come te, a questo mondo. Che – proprio come te – nascondono la propria identità; ma ritengono fondamentale vomitare le proprie verità assolute in faccia agli altri. Perché la faccia – e il nome – gli altri ce li mettono davvero.
Ma vediamo, cara Fronzolina, quali possono essere i motivi che ti spingono a vergognarti di chi sei ma non di cosa pensi. Il primo passo per uscirne, infatti, è la consapevolezza.

Ecco un decalogo in 7 punti, assolutamente privo di alcun fondamento:

  1. Fronzolina78 ha tanto da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Ma ha più da dire di quanto tempo per dirlo. Quindi scrive, ma non rilegge. Se rileggesse, si renderebbe conto di quanto sia antipatica e saccente. Purtroppo, ha già da dire altrove: non è più qui. #fronzolinaintour #fronzolinaincielointerraeinogniluogo
  2. Fronzolina non ha nulla da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Allora compensa e punta sulle tinte forti, sui toni alti. #questannovannoicoloripastellofronzolì #neroemarroneperfettocafone 
  3. Fronzolina è del ’78. Dovrebbe cambiare nickname #fronzolona78 #purìosonodel78cmq
  4. Fronzolina si chiama davvero Fronzolina. Allora ha ragione lei. #unaderogaperfronzolina #scusatantofronzolina #jesuisfronzolina 
  5. Fronzolina vorrebbe ma non può. Infatti la sua immagine e il suo nome reale non possono essere impressi su carta: fisica né virtuale. Fronzolina, infatti, è un vampiro. Sicuramente un vampiro energetico. Ignorarla è la chiave migliore. #bastanoninvitarlaacasa #boicottafronzolina
  6. Fronzolina in realtà “è internet”. E produce traffico dati fomentando inutili dibattiti a puro scopo di guadagno economico. Il tutto mentre semina scie chimiche, nutre i coccodrilli delle fogne di New York e ruba a noi 35 euro al giorno per ingrassare un immigrato #lateoriadelcomplotto #fronzolinakaisersoze #ilfronzolinonero
  7. Fronzolina non ha scusanti. Che sia triste, sola, addirittura nel giusto o solo frustrata, Fronzolina è affetta da una brutta dipendenza. Ha bisogno dell’adrenalina del sentirsi più forte, di nutrirsi del suono della propria voce e i quell’effimero istante in cui – tronfia – si considera migliore di tutti gli altri. Può essere compresa e sostenuta, solo se decide di smettere. Fronzolina: fa’ la brava, a mamma. #piantala #senzafronzolini

“Ciao, sono Fronzolina78. E non commento un post, con insulti, da ben 72 ore”
#forzafronzolina #siamotutticonte

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Ebola: in Congo sta diventando un’emergenza internazionale

People For Planet - Dom, 06/16/2019 - 07:30

L’epidemia è arrivata in Uganda e potrebbe raggiungere anche il Ruanda: l’Organizzazione Mondiale della Sanità deve decidere cosa fare.

Da agosto 2018 una grave epidemia di ebola ha causato quasi 1.400 morti nella Repubblica Democratica del Congo: ora i governi dei confinanti Uganda e Ruanda temono che possa diffondersi nei loro Paesi e stanno prendendo misure per evitarlo.

Martedì 11 giugno l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha detto che l’epidemia è arrivata in Uganda, dove ha provocato martedì la morte di un bambino di 5 anni e mercoledì quella della nonna, di 50. Il bambino, di madre congolese e padre ugandese, era stato con la famiglia nella Repubblica Democratica del Congo dove aveva assistito al funerale di un parente morto di ebola, e poi era rientrato in Uganda lunedì. Il ministro della Sanità ugandese ha detto che dalle analisi del sangue risulta contagiato anche il fratello di tre anni; mostra anche i primi sintomi della malattia, come dolori muscolari, mal di testa, vomito, e si trova in isolamento nell’ospedale di Bwera. Charles Olaro, direttore dei servizi clinici, ha detto che sono tenute sotto osservazione otto persone venute in contatto con la famiglia.

Il dipartimento dell’OMS in Uganda ha detto che lungo il confine «c’è molto movimento per varie ragioni, dagli affari alla ricerca di servizi medici e sociali», cosa che potrebbe contribuire al diffondersi del virus; il governo ha detto che tutte le persone che arriveranno dal Congo saranno controllate. Nel frattempo, ha già vaccinato 4.700 medici e infermieri di 165 diverse strutture sanitarie; circa 3.500 dosi di vaccino sono state spedite nel Paese. L’Uganda era già stata interessata da un’epidemia di ebola nel 2000 e poi di nuovo nel 2012.

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A scuola di biodiversità con due scienziati

People For Planet - Sab, 06/15/2019 - 21:30

Un naturalista e un ricercatore saranno in sala Lucio Fontana lunedì 17 giugno per discutere sulla biodiversità e perché sia così importante per l’uomo.

Aumento delle temperature, siccità e innalzamento del livello del mare sono solo alcuni degli effetti che gli scienziati associano al cambiamento climatico. Tra questi rientra anche l’estinzione di massa di molte specie animali e vegetali.

Lo spettacolo della biodiversità trasforma molti luoghi in località mozzafiato, ma la sua funzione si limita soltanto a questo? Un ricercatore e uno zoologo saranno a Comabbio proprio per spiegare come la varietà delle specie non sia solo bella da vedere, ma sia in realtà un fattore fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano.

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La cannuccia commestibile marchigiana per dire no alla plastica monouso

People For Planet - Sab, 06/15/2019 - 16:30

L’Europa ha finalmente dichiarato guerra alla plastica. Entro il 2021 quella monouso scomparirà per sempre; non si vedranno più in circolazione diversi oggetti che finora sono stati parte della nostra quotidianità quali piatti, posate, cannucce, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande. 

UNA COOPERATIVA MARCHIGIANA HA PENSATO ALLA CANNUCCIA COMMESTIBILE. Il processo di addio è già cominciato: la Puglia, ad esempio, è la prima regione italiana a vietare l’utilizzo della plastica in spiaggia. Si tratta di una rivoluzione in piena regola, decisamente necessaria. Ma ovviamente ci si sta ponendo il problema delle alternative. In che modo saranno sostituiti tutti i prodotti messi al bando? Servono risposte. E la Cooperativa Campo di Fossombrone nelle Marche, che opera nel settore dell’agricoltura biologica e commercializza soprattutto pasta, ha già dato la sua: una cannuccia commestibile.

La cannuccia da mangiare marchigiana si chiama Canù ed è a base di riso e mais, gluten free e quindi adatta anche ai celiaci. È inoltre priva di OGM nonché completamente biodegradabile. 

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